Si sa, ogni epoca ha i suoi disastri e le sue guerre, ma finora, per quante cose brutte noi umani abbiamo combinato nei secoli, la nostra sopravvivenza su questo pianeta non era messa in dubbio.
Non dico singolarmente, che in questo mondo ciascuno di noi va e viene in un attimo come niente fosse e il più delle volte senza lasciare traccia alcuna. No, intendo come genere umano. Ogni volta i più ottimisti potevano sperare che la follia umana di una guerra, per esempio, a un certo punto sarebbe temporaneamente passata lasciando che gli uomini, pur non meritandoselo, seguitassero a popolare la Terra. Insomma, ti potevi permettere il lusso di avere un po’ di fiducia, un briciolo di ottimismo nel domani e alla fine si viveva abbastanza serenamente tenendo sotto controllo ansie e paure.
Londra. La camera di un albergo. Un uomo d'affari riceve la visita di una donna, che dice di essere la sorella di un suo vecchio amico. Dall'oscurità del passato iniziano a riemergere storie antiche, pulsioni represse, sentimenti sepolti. L'identità della donna si fa sempre più sfumata.
Come è nello stile di questo grande scrittore peruviano, premio Nobel per la letteratura, in questa pièce scritta per il teatro il tema che emerge è quello della creazione della verità. La verità, infatti, non è, si crea, esiste solo nella relazione tra un soggetto e l'altro, è, per citare Nietzsche, “un esercito mobile di metafore”.