Giovedì, 29 Febbraio 2024
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VILLA MANIN INCANTA CON LE SCULTURE DI ROBERTO CAPPUCCI

Due mostra nella dimora dell’ultimo dei Dogi

Villa Manin di Passariano, in provincia di Udine, è  una delle più prestigiose sedi espositive del Friuli Venezia Giulia.

Quella che è stata la dimora dell’ultimo dei dogi di Venezia, accoglie da decenni grandi mostre, che attirano decine di  migliaia di visitatori.

In questo periodo la struttura è sottoposta a significativi lavori di manutenzione, che riducono gli  spazi espositivi, che devono rinunciare al secondo piano, con i suggestivi ballai ed il magnifico salone centrale e che hanno comportato anche la chiusura del parco.

Queste difficoltà non hanno impedito di allestire due mostre, diversissime, da proporre nel corso di questa estate.

La prima è ‘ Il roseto. Esercizi sui piccoli luoghi’ di  Andrea Pertoldeo, fotografo di grande talento.

Si tratta di un percorso costituito da immagini eleganti e sofisticate che ritraggono con determinatezza un roseto in inverno,  con la neve.

In alcune bacheche sono raccolti dei libri fotografici, qualche dipinto, alcuni oggetti.

Un percorso raffinato, che qualche didascalia e dei pannelli  didattici in più avrebbero reso sicuramente comprensibile a tutti e non solo a quelli che già conoscono il lavoro di Pertoldeo e certamente avrebbero svelato a tutti il senso chiaro e profondo della ripetizione del soggetto e tolto l’alone di autoreferenzialità che alle volte annebbia il valore delle immagini.

La seconda mostra è sicuramente quella più d’impatto: ‘Prospettive’ suggestivo omaggio all’Arte di Roberto Capucci, una fra le più prestigiose firma dell’Alta Moda e la cui fondazione ha sede proprio a Villa Manin dal 2017 ed ha curato l’esposizione.

Capucci,  peraltro fra i protagonisti  della interessante mostra ‘Italia Cinquanta. Moda e Design. Nascita di uno stile’, curata al Palazzo Attems a Gorizia da Carla Cerutti, Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin, ha cambiato il gusto della moda, ha saputo esaltare le caratteristiche di ogni tessuto, ha sublimato le tecniche di lavorazione, per arrivare ad essere di fatto un vero scultore, per il quale stoffe e ricami hanno lo stesso valore del marmo e dello scalpello per Michelangelo.

Il percorso, che mette in mostra alcuni più celebri dell’artista a partire  dagli Anni Ottanta, è collocato nelle sale affrescate da Pietro Oretti nel primi anni del Settecento, in un suggestivo gioco di prospettive e geometrie che esalta le creazioni sartoriali  e sublima la bellezza degli spazi.

Si tratta di una proposta raffinatissima, misurata, che nonostante l’importanza e la ricchezza dei materiali mantiene quella cifra di superiore eleganza che contraddistingue la produzione del Maestro, di cui sono esposti anche alcuni disegni.

Il pubblico viene accolto da  ‘Oceano: un’eredità per il futuro’, un abito scultura del 1988, realizzato  a plissè, con una tavolozza di una trentina di sfumature che declinano i colori  del mare, che  vanno dal bianco delle schiuma al blu più intenso degli abissi.

Da li in poi è un rincorrersi di stupefacenti creazioni, ricchissime di riferimenti, rimandi, citazioni raffinate.

Ci sono abiti che sono stati indossati, ed altri nati come sculture da esporre.

Ai primi va iscritto ‘Abito Viola’, una abito lungo da sera del 1982, appartenuto a Valentina Cortese, che ne fece dono alla Fondazione. Un gioco di raffinate texture inventa i volumi,  che vengono esaltati grazie alle rose di tessuto applicate sull’abito.

Il tema dei fiori applicati trionfa in una delle creazioni più conosciute dello stilista: ‘Primavera’. Un abito nel quale la stoffa sembra sparire sotto un prato di un centinaio di fiori, omaggio evidente al dipinto di Botticelli.

I rimandi pittorici in Capucci sono continui e sempre raffinatissimi. 

Basti pensare al sontuosissimo ‘Abito nuziale’ ispirato alla ‘Continenza di Scipione’ di Giambattista Tiepolo e dominato dalla raffinatezza dell’equilibrio fra l’opulenza dei volumi e la ricerca dei toni smorzati delle stoffe, che si piegano ad una tavolozza di rara eleganza che porta spontaneamente l’osservatore indietro di secoli.

Il tema del vestito da sposa è declinato in differenti forme,  con inserimenti floreali che alludono alla Primavera, stoffe differenti, che vanno dalla compattezza della seta bianca ad un gioco di trasparenze molto garbato ma certamente sensuale, sino al celebre abito  per la ‘Sposa Rossa’, realizzato per la mostra a Palazzo Fortuny di Venezia nel 2009, nel quale la scelta cromatica non è provocazione, ma attento recupero del passato, sottolineato anche dal sontuoso strascico dai profumi rinascimentali. I simbolismi sono affascinanti, in un volo verso la nuova vita, che riserverà sfumature inedite, nascoste fra le pieghe dell’abito.

Di grande suggestione il rimando, nella forma dello strascico, alla conchiglia di San Giacomo, al tempo stesso generatrice di Venere e primigenia acquasantiera.

A sottolineare ancora una volta che siamo davanti ad autentiche  Opere d’Arte, sculture di stoffa e poesia, fra loro intrecciata dalla sapienza di un mago delle sensazioni.

Una citazione raffinata dell’art noveau, ma anche un profumo delle atmosfere barocche, del canto sublime e tragico di Farinelli, in un perenne autunno dorato cui la famiglia lo aveva condannato,  sembrano incontrarsi nell’ ‘Abito con Foglie di Lamè’, assoluto capolavoro realizzato dal Maestro nel 1992.

I volumi sono soppesati con sapienza, paiono suggerire l’avanzare inevitabile del tempo, in una metafora esistenziale che , per la sua efficacia, lascia a bocca aperta l’osservatore.

L’abito più vecchio fra quelli esposti è ‘Ventagli’, del 1980, l’anno dell’abbandono delle sfilate ‘ufficiali’.

L’inizio di quel volo nell’Arte pura, quasi  che i ventagli fossero ali di uccelli variopinti, tropicali, che non sono costretti ai ritmi delle migrazioni.

Una forma di libertà che Capucci rivendica per sè con un coraggio inedito nel mondo della moda e che sacralizza ancora di più il suo lavoro.

’Ventagli’ è in taffetas, analogamente ad un altro vestito scultura famosissimo: ‘Fuoco’, una creazione nella quale il dispiego cromatico della tavolozza dei rossi è così ampia e  meditata, da suggerire un effetto fiamme che avvolgono l’abito.

In occasione dell’anno del Centenario della Biennale di Venezia, Cappucci realizza dodici creazioni di grande significato. Nel  percorso codroipese sono presenti due di questi gioielli: ‘Sagenite’ e ‘Cinabro’, nati non per essere indossati, ma per essere esposti. Una scelta che da alcuni venne giudicata un’invasione di campo, da altri come l’affermazione della più totale libertà creativa ed artistica .

Fortissimo l’impatto  di ‘Spire’, un abito dalle forme eleganti, con l’inserimento di una maschera ricoperta di jersey di seta su una tessitura plissettata di taffeta in tonalità differenti di rosso, che vanno a creare una stola che gira attorno alla scultura, come delle spire.

‘Corde’ è, come ‘Spire’, un’opera realizzata nel 2007 per la serie ‘ Ritorno alle origini’, esposto al Museo Cappucci a Villa Bardini a Firenze, sede della fondazione  fino al 2016.

Un lavoro di grandissima raffinatezza, che riassume in sé infinite citazioni, senza essere mai autoreferenziale o compiaciuto.

Vengono richiamate le forme di un vaso persiano, la sagoma dei capitelli  greci, le proporzioni delle sculture africane. Intuiamo il rimando alle donne cretesi, ma anche l’utilizzo delle tecniche per i paramenti sacri.

Sentiamo il profumo della metafisica dechirichiana,  rimaniamo incantati dal duettare dei fili di seta con l’oro zecchino.

Una chiusura carica di poesia e di suggestioni per una mostra interessantissima, allestita con sapiente misura, che merita di essere vista  per imparare a conoscere  nel migliore dei modi uno dei Maestri del Novecento.

 

Gianluca Macovez

22 agosto 2023

 

informazioni

 

Villa Manin di Passariano (Ud)

‘ Il roseto. Esercizi sui piccoli luoghi’ . Mostra fotografica di  Andrea Pertoldeo

‘Prospettive’ . Gli abiti scultura di Roberto Cappucci

Dal 6 maggio al 17 settembre 2023

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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