Giovedì, 14 Novembre 2019
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Gente di facili costumi. Il regista Silvio Giordani: anche dietro la risata il teatro deve possedere sempre un contenuto e stimolare riflessioni

Abbiamo incontrato, dopo la fine della prima, Silvio Giordani, regista dello spettacolo : Gente di facili costumi in scena al Teatro Roma dal 15 ottobre al 23 ottobre 2019. Attraverso l’analisi dello spettacolo, Giordani ci ha illustrato il ruolo che il teatro deve sempre possedere, differenziandosi da altre forme recitative.

 

La commedia dietro una patina comica racconta, di fatto, un incontro tra solitudini. Nella pesantezza della situazione sociale attuale, la chiave comica è l’unico strumento rimasto per parlare di noi? 

Il Teatro è un mestiere antichissimo e già i Greci avevano capito che nei momenti di difficoltà della società era importante lavorare sulla parte comica. La grande commedia di Aristofane, ad esempio, era più fruibile nei momenti di difficoltà, mentre in quelli meno impegnativi si era in grado di affrontare tematiche più dure, come la tragedia. Riportando il discorso al presente, in una società attuale, schiacciata da diversi problemi, è necessario un tappeto comico per inserire considerazioni più profonde. 

La leggerezza quindi come condizione necessaria...

Come apri strada per digerire una medicina più amara. Oltre all’incontro tra solitudini c’è anche una differenza tra classi sociali e culture. Ma la commedia ci informa anche che la cultura non è sufficiente, perchè determinate caratteristiche umane, come la bonta d’animo, possono essere riscontrate anche in un personaggio povero e abbietto.

 

I due personaggi iniziano ad incontrarsi quando si contattano nell’umanità piuttosto che nel ruolo. Anche l’intellettuale trova delle risonanze in una persona sideralmente distante da lui...

Perchè è un incontro tra anime che prescinde da ruoli prestabilti. Nella commedia è rintracciabile anche un altro elemento che spesso non viene sottolineato: non è presente il sesso come base di unione, nonostante potesse sembrare la soluzione più immediata. A testimonianza di un incontro più alto ed umano. 

 

Per lei la credibilità della drammaturgia di una pièce è condizione necessaria per decidere di impostarne poi la regia. Quali sono gli elementi imprescindibili che la scrittura deve possedere ?

L’importante è trasmettere l’umanità del personaggio: il pubblico non è interessato alla macchietta ma alla credibilità della persona nella quale può ritrovare una parte di sè anche se estremizzata e caricaturizzata. È necessario che il pubblico condivida. 

 

Siamo pronti a riconoscere noi stessi o tendiamo sempre a proiettare..attribuendo, per cosi dire, la colpa sempre agli altri ?  

Ci sarà sempre una tendenza a proiettare, ma possiamo reputarci soddisfatti se tra gli spettatori rimane qualcosa, anche in minima percentuale. Dopo aver fatto il pieno di risate, la gente quando torna a casa ha l’opportunità di ripensare a ciò che ha visto ed iniziare considerazioni più profonde.

 

Gli spettacoli meglio riusciti sembrano essere quelli caratterizzati da un doppio fondo: c’è una parte immediata, e spesso comica, ed un’ altra necessitante di essere masticata...

È stata la chiave dello straordinario successo della commedia all’italiana. Basti pensare ai film di Alberto Sordi come La grande guerra o Un borghese piccolo piccolo, in cui sono presenti il dramma e la risata. È questo l’aspetto che nobilita il nostro lavoro: dopo tante risate deve rimanere qualcosa di più profondo. Oggi spesso per la fruizione immediata si cerca solo la risata e il puro divertimento. Ecco perchè la funzione del teatro è importante, perchè deve sempre avere un contenuto: mentre il cabaret è caratterizzato quasi esclusivamente dall’immediatezza della battuta, il teatro deve offrire anche una riflessione. 

 

Lei aveva già diretto la pièce negli anni precedenti. Da un punto di vista registico c’è una sfida implicita che si rinnova ? 

Costantemente. Quando si riprendono i successi teatrali della volta precedente, se si è onesti con se stessi ci si chiede perchè quella determinata pensata non è arrivata prima e perchè quel risvolto non è stato colto: siamo sempre in grado di migliorare sensibilmente le nostre prestazioni. Non c’è mai automatismo ma crescita. La cosa straordinaria è che ogni sera c’è un pubblico diverso ed ognuno coglierà aspetti differenti di ciò che sta andando in scena, concentrandosi magari su un attore o su un dettaglio, scegliendo di fatto il “suo teatro”.

 

Una coppia collaudata quella formata da Paola Tiziana Cruciani e Pietro Longhi. Quanto conta la complicità e la conoscenza reciproca fra i due attori? 

È fondamentale perchè anche grazie ad una certa simbiosi è possibile sostenere due ore di recitazione a due, assimilabile ad una partira di ping pong dove la pallina non deve mai cadere.

 

 

Simone Marcari

18 ottobre 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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