Lunedì, 28 Settembre 2020
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Michele Gentile: vi spiego perché il teatro privato così non può ripartire

#intervista a Michele Gentile presidente ISP - Imprese Stabili di Produzione - che ci parla della riapertura dei teatri prevista per il 15 giugno e della petizione lanciata per chiedere sostegno ai privati. 

 

Cristina Comencini, Ferzan Ozpetek, Maurizio De Giovanni, Maurizio Costanzo, Carlo Conti, Glauco Mauri, Stefano Accorsi, Ale & Franz, Raoul Bova, Nancy Brilly Sergio Castellitto, Pierfrancesco Favino… sono solo alcuni dei volti dello spettacolo che hanno firmato la petizione lanciata da ANET - Associazione Nazionale Esercizi Teatrali - e dall’ISP - Imprese Stabili di Produzione - sulla piattaforma change.org diretta al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini dal titolo: “Il teatro privato non può riaprire”. 

Come molti di voi sapranno dal 15 giugno i teatri potranno riaprire, ma secondo Michele Gentile le limitazioni degli ingressi non permetteranno ai teatri privati di avere il minimo di entrate economiche per andare avanti.

 

La vostra petizione “Il teatro privato non può riaprire”  fa riflettere su come la limitazione degli ingressi potrebbe dimostrarsi una vera e propria cesoia per molte realtà teatrali. Il problema in realtà va ben oltre le limitazioni negli ingressi, perché è presumibile che gli spettatori non tornerebbero subito a teatro numerosi. Quali sono gli aiuti che chiedete?

Vero, non ci aspettiamo subito un ritorno numeroso degli spettatori, è normale visto il momento e forse sarà così anche per i mesi a venire. Per questo sostanzialmente quello che chiediamo è di avere un programma più dettagliato, che permetta ai gestori dei teatri, alle compagnie ed ai produttori di poter ricominciare a pensare a dei possibili cartelloni, facendosi magari un’idea di massima di quando sarà possibile poter tornare ad avere una piena capienza nei teatri. Il tutto sempre tenendo conto degli accorgimenti del caso, come l’uso di mascherine, sanificazioni, e distanziamento. Chiediamo in sostanza un calendario in grado di darci più dettagli su come potrebbe riprende l’attività teatrale da qui ad ottobre, quando in teoria potrebbe, dovrebbe, partire la prossima stagione. 

 

Per i privati la presenza di pubblico è fondamentale per sopravvivere, quali soluzioni potrebbero essere di aiuto in questo momento di stasi?

Ai privati spettano dei finanziamenti, ma nel più più roseo dei casi coprono il 20% dei costi, senza spettacoli è difficile andare avanti. Alcuni provvedimenti sono stati fatti, come il bonus da 600 euro che è stato allargato a molti attori ed addetti del settore spettacolo. Adesso ci dovrebbe essere l’erogazione del Fondo Unico dello Spettacolo ma se non ci sono misure fatte su misura per i privati, teatri e compagnie, diventa complicata la ripartenza. Un prolungamento della cassa integrazione può essere un’idea, così come la sospensioni di alcune tasse o la possibilità di dedurre, per gli spettatori, le spese dell’acquisto di biglietti ed abbonamenti così da invogliarli a venire a teatro.

 

Nella petizione leggo anche la proposta di un modello d’imposta modello cinema, in che modo può aiutare?

Vorremo uscire dalla contribuzione diretta a favore di quella indiretta come avviene per i produttori cinematografici, con un credito d’imposta perché ciò permette di programmare con maggiore serenità e di avere più libertà d’azione. Il fatto è che i contributi che paghiamo attualmente sono molto alti e permettono un minor raggio di manovra.

 

Quante persone finora hanno firmato la vostra petizione e quale obiettivo vi siete posti?

L’obiettivo è di arrivare a cinquemila firme, adesso siamo intorno alle tremilacinquecento, l’obiettivo è quello di farci sentire sempre di più e in tal modo tenere vivo il dibattito.

 

Aiuti economici a parte, questo momento di crisi potrebbe essere sfruttato per dar spazio alla creatività degli imprenditori teatrali e rilanciare, lo dico da critico che frequenta i teatri assiduamente da molti anni, un’offerta spesso messa in secondo piano?

Diciamo che dalle crisi si possono anche fare cose diverse, innovative e sicuramente quello che stiamo vivendo può servire per pensare a qualcosa di nuovo ma prima di poterlo fare è necessario programmare la ripartenza al meglio.

 

La sua compagnia, Enfi Teatro, come ha vissuto lo stop degli spettacoli e in che modo pensa di ripartire al momento?

Al momento dello stop mancavano poche repliche per lo spettacolo di Leo Gullotta “Pensaci, Giacomino” mentre per quello di Ale e Franz “Nati sotto stella contraria” ne mancavano molte di più, al momento speriamo di recuperarle da febbraio 2021 in avanti, i restanti progetti sono tutti bloccati.

 

Cosa ne pensa delle iniziative online o delle numerose proposte di  artisti che hanno chiesto di incentivare il teleteatro?

Possono essere iniziative che aiutano ma non credo nel teatro senza teatro. Possono supplire per un periodo breve a questa mancanza, ma lo spettacolo dal vivo deve rimanere dal vivo, è anche una questione di socialità. Poi è chiaro che in un momento di grande crisi tutto aiuta, ma lo spettatore credo si aspetti di venire a vedere gli spettacoli a teatro, dal vivo.

 

Un ultimo appello ai nostri lettori?

Non fate morire questo mondo, non parlo solo degli attori ma delle tante figure professionali, con annesse famiglie, che vivono grazie al teatro e allo spettacolo dal vivo.

 

 

 

 

 

Enrico Ferdinandi

1 giugno 2020

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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