Sabato, 18 Aprile 2026
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Intervista a Christian Olcese, giovane e talentuoso regista genovese

Il cortometraggio “La ragazza delle Gardenie” scritto e diretto da Christian Olcese sarà proiettato il 3, 4 e 5 aprile al Cinema Arlecchino di Milano.

 

In occasione delle proiezioni del cortometraggio “La ragazza delle Gardenie”, scritto e diretto da Christian Olcese, al Cinema Arlecchino di Milano con più appuntamenti tra il 3 e il 5 aprile 2026, compresa una serata con ospite in sala, abbiamo intervistato il giovane regista genovese che ha una storia artistica articolata, attraversata da varie forme artistiche che lo hanno approdato al cinema con degli esordi di tutto rispetto. Le proiezioni milanesi saranno precedute dal film restaurato “La valle di pietra” di Maurizio Zaccaro, scritto con Ermanno Olmi e presentato alla 49ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

 

Parlaci un po’ di te e della tua storia artistica. Che per alcuni versi assomiglia ad una trama di un film.

Ho iniziato con la pubblicazione di un libro di racconti,  “Venticinque”, pubblicato nel 2019 dalla casa editrice “Carta e Penna”, un’esperienza giovanile a cui sono molto affezionato, seppure la mia carriera precedente aveva tutt’altro indirizzo; ero un calciatore.

 

Come inizia a scrivere racconti un calciatore?

Nel mio caso si può dire che forse il motore fu l’amore, o  un sentimento che provavo per una donna che rese fertile la mia creatività i modo assolutamente spontaneo. La poetessa Sara Ciampi, nonché caporedattrice di “Carta e penna”, casa editrice torinese, venne casualmente in possesso di alcuni miei scritti, se ne innamorò e mi chiese di pubblicare, scrivendone la prefazione.

 

Dal calcio alla scrittura è già un passaggio rocambolesco, ma poi come approdi al cinema?

Direi che gli eventi sono stati una catena di casualità davvero fortunate. Nel 2020 collaboro ad un cortometraggio nel ruolo di sceneggiatore e regista: il “Respiro di Superba”, con Filippo Castagnola e Francesco Patanè (mio amico e compagno di molte avventure) che leggeva dei miei testi. E’  un lavoro fatto in collaborazione con “Infogenova” di promozione e celebrazione della mia città. Subito dopo, nel 2021 faccio un cortometraggio su Fabrizio De André  “Lettera a Faber”, dove coinvolgo l’attore Maurizio Lastrico. Era l’omaggio di un giovane ad un suo idolo, un mentore che mi ha accompagnato durante la mia crescita con le sue canzoni, quindi girato con tutto l’amore possibile. Il cortometraggio andò molto bene, pensa che venne citato da un tesista de “La sapienza” in una tesi su De André ; per me vedere il mio prodotto su un tesi compilativa è stata davvero una grande emozione e un onore.

 

A questo punto mi sembra di capire che la tua strada da regista “è segnata”.

Direi di sì. Subito dopo infatti “Banca Generali”,  in collaborazione con l’ “Osservatorio nazionale sul Bullismo e disagio giovanile” e “Genova Liguria Film Commision” mi incarica di sviluppare un progetto molto bello. Siamo in pieno COVID-19, l’emergenza e l’attenzione sul cyberbullismo è altissima e ho l’incarico di sviluppare uno spot- cortometraggio sul tema, che si intitola “Il volto nascosto del Cyberbullismo”. Lo girammo in un sottoscala, in una sorta di incastro di stanze , nelle quali si tessevano storie differenti. Inizia a essere una produzione che si stacca un po’ dal documentario, ma prende l’aspetto di una fiction, seppure all’interno ci sono alcune interviste a personaggi importanti; Giovanni Storti, Fabio Quagliarella, Yayah Kallon, Giovanni Martinotti, Gloria Aura Bortolini. E’ un progetto che mi da tante soddisfazioni, viene circuitato molto per le scuole e presenzia a molti festival. Al Marano Film Festival addirittura fu proiettato alla presenza di circa novecento studenti. Provò a scuotere e a far parlare sul bullismo e pare ci sia riuscito molto bene.

 

A questo punto la tua strada sembra orientata verso il cinema, oppure il tuo amore per la scrittura continua a coesistere?

In realtà sì, nel 2022 pubblico una altro libro; “L’età della resa” con Fermenti editore, in questo caso è una raccolta di poesie, collegate tra loro, dove sperimento molto con una ricerca linguistica alta. Il tema è la libertà, argomento al quale sono molto affezionato e tutti questi testi hanno come sfondo il tormento dell’ uomo che pur nascendo libero, è costretto a vivere in vincoli che lui stesso si pone, è arreso; prova a essere libero, ma poi inevitabilmente si arrende.  Le poesie vengono accompagnate dalle fotografie di Edoardo Nervi e a Genova viene anche fatta una mostra fotografie e testi durata un mese, all’interno della Lanterna, simbolo di Genova. Durante il  finissage sarà ancora una volta Francesco Patanè a dare voce alle mie parole. In quell’occasione mi sembra che Genova, la mia città, mi abbia in qualche modo “riconosciuto” come legittimato a portare arte per suo conto. Genova è una città che “non ti riconosce facilmente dei meriti”, ma in un certo senso ha bisogno di “metterti alla prova”, ecco perché quel mio lavoro, mostrato in quel luogo,  mi ha dato grande soddisfazione.

 

Arriviamo a “La ragazza delle gardenie”, come è nato questo progetto?

Grazie ancora una volta a Sara Ciampi, che mi chiede di fare un film sulla sua vita. Lei ha una vita assai particolare, a causa di una malattia cronica, vive praticamente sempre in casa; mi chiama e mi affida il romanzo scritto dalla mamma Lidia Ciampi; “ La ragazza delle gardenie”. Lo leggo, ma inizialmente non lo trovo adatto alle mie corde, a questo punto le chiedo se posso in qualche modo sceneggiarlo e rimettere mano sul testo originario, lei mi da pieno arbitrio per muovermi come voglio. Quindi inizio a lavorarci insieme a Giovanni Robbiano.  La protagonista è Alessandra, donna frettolosa e presa dalla propria vita, che torna nel paese d’origine per vendere la vecchia casa di famiglia. Lì riaffiora la memoria di una prozia poetessa, morta giovane, che in un diario racconta una lieve e segreta infatuazione per un contadino. Il punto non è solo la trama, ma il suo motore nascosto: il ritorno ai luoghi, il peso delle radici, il passato che smette di essere archivio e ricomincia a essere presenza. Nel cast ci saranno Marta GastiniFrancesco PatanèEttore Scarpa e Raffaele Barca. Esce nel 2025 con un’anteprima all’ “Ortigia Film Festival” ed è stato segnalato anche nel circuito dei corti italiani del David di Donatello 2026.  Fa un giro lungo tra i festival e vince anche dei premi; all’”Onirica film festival” di Carrara come miglior regia, miglior fotografia al  “Basilicata International Film” e al “Kraken International Film Festival” di Milano come miglior film.

 

Questa presentazione milanese al Cinema Arlecchino di Milano perché per te è così importante?

Per il valore del cinema Cinema Arlecchino a Milano, perché le proiezioni milanesi saranno precedute dal film restaurato “La valle di pietra” di Maurizio Zaccaro, scritto con Ermanno Olmi e presentato alla 49ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Inoltre sarò presente in sala per presentarlo con Filippo Mazzarella, critico cinematografico.

 

Sai che la nostra testata si occupa principalmente di teatro, so che anche in questo campo hai sperimentato e continui a farlo.

Sì, il primo spettacolo nel 2024 è stato “Voci sole”, come drammaturgo, regista e interprete in una piccola parte, scritto con Massimo Olcese. Racconta di un tentativo di stupro, affrontato dal punto di vista dei media, una risonanza che in qualche modo amplifica il dolore della vicenda.  Inoltre ho interpretato  “La poesia non è una cosa per giovani”, scritto sempre con Massimo, che ne firma anche la regia. Ultimamente sto sperimentando anche la stand up comedy, con un discreto successo.

 

Giovanissimo e già con un curriculum di tutto rispetto. Mi viene da pensare che hai già mille progetti futuri. Progetti per il futuro?

Mille no, ma certamente qualcosa bolle in pentola. Sicuramente un documentario con Edoardo Nervi, sulla pesca sostenibile dal titolo: “Elia, un racconto di mare e per il mare”, su come la pesca sia cambiata negli anni. E sto per pubblicare , questa volta un romanzo, di cui non ti do il titolo perché è ancora in fase di editing. Il prossimo passo è fare un lungometraggio e sto sviluppando un nuovo soggetto, seppure è ancora in fase embrionale.

 

Sei molto legato alla tua città, l’hai celebrata più volte nei tuoi lavori, cos’è Genova per te?

Genova per me è una delle città più belle del mondo, è una città con una poesia straordinaria, ma è anche “un piccolo paese”, dove non devi metterti d’accordo per vederti la sera, esci e sei sempre sicuro di trovare qualcuno per strada. E’ una città di mare e di monti e lascia sempre libera interpretazione alle cose.  Inoltre per noi artisti è un grande motore,  perché ti mette sempre alla prova, un po’ quello che ti dicevo prima;  “non ti riconosce niente”, nessuno ti chiede chi sei, per Genova non è importante il  ruolo che hai, ma la persona che sei. E’ un grande motore, perché sei costretto sempre a fare di più e meglio. E’ come una mamma; ti vuole bene, ma ti dice sempre cosa fare.

 

Ci regali l’incipit di una tua poesia che hai scritto per la tua città, “Sul tetto del mare”?

“Piove un filo di luce su una persiana,

Un poggiolo borbotta la fine della giornata.

Urlano in cielo due gabbiani,

solo per ricordare che viviamo vicino al mare…”

 

 

Barbara Chiappa

30 marzo 2026

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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