Lunedì, 25 Ottobre 2021
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Ballo di famiglia, di David Leavitt: Memorie dal Grande Freddo

Recensione dell'antologia Ballo di famiglia di David Leavitt edito da SEM, piccola casa editrice con sede a Milano che pubblica libri dal gennaio 2017 e si è fatta notare rapidamente: soprattutto perché il suo cofondatore Riccardo Cavallero veniva dall’essere stato direttore generale della più grande delle case editrici italiane, la Mondadori.

 

I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando s'impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.” (Italo Calvino, Perché leggere i classici)

 

Si abbracciarono come fratelli; soltanto quando sono al sicuro nell'automobile della madre di Neil hanno il coraggio di baciarsi. Riconoscono l'odore dell'altro e tornano a sentirsi a loro agio
(David Leavitt, Territorio, in Ballo di famiglia)

 

Come tanti altri scrittori della New Lost Generation, Leavitt esordisce in modo sparso e disordinato all'alba della decade degli anni '80. Nel 1984 mette insieme parte del materiale pubblicato nei quattro anni precedenti e l'Editore Knopf dà alle stampe Ballo di famiglia. A 23 anni, non solo diventa, dall'oggi al domani, un autore di successo ma, neanche tanto inconsapevolmente, fa deflagrare, negli ambienti intellettuali d'oltreoceano, una vera e propria bomba che lo proietterà, cogliendolo notevolmente impreparato, nell'Olimpo dei più famosi scrittori americani.
È ironico notare come sia la sua scrittura sia la sua vita, sin dal principio sono state emblematiche del periodo storico nel quale si vanno a contestualizzare.

I nove racconti dell'antologia (in questa nuova traduzione ed edizione della SEM dieci) narrano con tenerezza e saggezza la fine di un'epoca di contestazione e messa in discussione, gli anni '70, e l'inizio di un'altra, gli anni '80, contrassegnata nel suo progredire e giungere a termine dall'edonismo, narcisismo e materialismo più sfrenati.

Tematiche ricorrenti di questa opera prima, come anche delle successive, saranno la visione nostalgica della famiglia (ormai) dilaniata, il cancro ne diventerà l'impietosa metafora, e la scoperta e accettazione della propria omosessualità.

In questa raccolta, Leavitt, con compostezza e al contempo con ferocia compie una vera e propria vivisezione della middle class americana analizzando non solo le dinamiche della crisi familiare e matrimoniale ma descrivendo anche il fallimento individuale nel reiterato tentativo di emergere e affermare una propria identità in stridente attrito col perbenismo dell'America reaganiana.

Dalle storie, di carattere dichiaratamente autobiografico, emergono a più riprese aspetti e persone della vita dello scrittore: nella Mrs. Campbell di Territorio possiamo riconoscere i tratti distintivi della madre, in Douglas ed Ellen de Il cottage perduto possiamo intravedere rispettivamente il fratello e la sorella maggiori, in Neil, Mark o John, quest'ultimo nel racconto Ballo di famiglia che da il titolo all'antologia, possiamo riconoscere Leavitt stesso...e così via.

Agli attori primari e secondari, ma anche alle comparse occasionali e non, di questi deliziosi drammi piccolo borghesi contemporanei, spesso e volentieri interessa più apparire che essere. Sul palcoscenico, di volta in volta, vediamo prendere forma e affermarsi  la figura sociale dello yuppies (Young Urban Professional) in netta contrapposizione ai rappresentanti della generazione antecedente che nella consacrazione dello yuppismo vedono il crollo degli ideali e la perdita dei valori che avevano animato, nel bene o nel male, le loro esistenze.

Infatti questi giovani neolaureati smetteranno di combattere il Sistema e in totale controtendenza inseguiranno il sogno di diventare ricchi nel modo più veloce possibile (in molti ci riusciranno) trovando piena realizzazione nella comunità economica capitalista. Per padri e madri, fratelli e sorelle maggiori una disfatta quasi, se non proprio, totale.

Un lavoro complesso e al contempo semplice nel quale le dinamiche individuali e familiari, a distanza di 40 anni dalla pubblicazione dei singoli racconti, sembrano essere ieri come oggi lo specchio di una società che appare cambiata ben poco: il nucleo familiare, oggi più che allora, era è resta una chimera dove le singole parti, veri e propri composti chimici instabili, fanno di volta in volta la loro parte stringendo legami, rompendone altri.

Arricchisce questa edizione non solo la nuova eccellente traduzione di Fabio Cremonesi ma anche un'introduzione scritta appositamente dall'Autore più l'aggiunta di un decimo breve ma surreale e intenso racconto, Dieci Minuti, del 1986 mai pubblicato in volume fino ad oggi.

 

David Leavitt nato a Pittsburgh nel 1961, è cresciuto in California. Professore d’inglese all’Università della Florida, dirige la rivista letteraria “Subtropics”. Tra i suoi romanzi ricordiamo: La lingua perduta delle gru, Eguali amori, Un luogo dove non sono mai stato, Mentre l’Inghilterra dorme e I due Hotel Francfort. Tutte le sue opere sono in corso di pubblicazione da SEM. L’ultima è Il decoro (2020). 

 

 

Fabio Montemurro

5 ottobre 2021

 

Informazioni

Ballo di famiglia

di David Leavitt

traduzione di Fabio Cremonesi

SEM

 

Pagine 240

Cartaceo euro 17,00

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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