Recensione del libro L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon, Neri Pozza
Dagli antichi diari di un’autentica levatrice del 1700 Lawhon ci regala un romanzo intenso che dona dolore e allo stesso tempo speranza. Viviamo le vicissitudini di una levatrice, Martha Ballard, intenta a svolgere un lavoro spesso invisibile nella comunità.
Una storia profonda che coinvolge il lettore e lo porta in un mondo duro e spesso silenzioso: quello delle donne della maternità e della sopravvivenza in una delle stagioni più difficili della vita. L’inverno stesso è uno dei protagonisti del racconto, una stagione fredda severa che rende molto difficile la vota della levatrice e degli altri protagonisti. Si apre infatti li romanzo con il grande gelo e il ritrovamento di un corpo... Joshua Burgess.
Maine, villaggio di Hallowell, una notte d’inverno del 1789. Il fiume Kennebec è quasi completamente ghiacciato, invaso da micidiali lastroni che tagliano come cristallo. Prima di chiudersi nella loro gelida prigione, le acque restituiscono il corpo di Joshua Burgess, con gli abiti che ancora lo avvolgono come petali di un grande tulipano appassito. A esaminare quel cadavere gonfio e martoriato viene convocata Martha Ballard, la levatrice del villaggio, colei che facilita le nascite, che ascolta i corpi dei malati e se ne prende cura. E il corpo di Joshua Burgess parla, e dice che la morte non è arrivata solo per acqua, ma anche per corda: qualcuno potrebbe aver impiccato Burgess, prima di gettarlo nel Kennebec. Anche se poi il dottore, dall’alto della sua competenza, esprime il suo parere contrario e senza appello: è stato un incidente. Burgess, tuttavia, non può essere morto per una banale imprudenza. Oltre a Martha, in tanti pensano che meritasse una punizione, soprattutto dopo l’oltraggiosa violenza ai danni della giovane Rebecca. Martha aveva raccolto per prima quella terribile confidenza e l’aveva trascritta nel suo diario, come sempre fa con i racconti che le vengono affidati: perché non vadano perduti, perché le mura di casa non proteggono le madri, le sorelle, le figlie. Comincia così un’estenuante ricerca della verità per la levatrice Martha Ballard, armata solo delle sue parole contro i pregiudizi di una società che non intende ascoltarle. Con una prosa tesa e delicata, Ariel Lawhon racconta di una donna indomita e della sua instancabile battaglia per la giustizia. Un’eroina misconosciuta, mai finora celebrata, che ebbe l’ardire di levarsi in difesa dei più deboli, cambiando per sempre la storia di un’America che stava ancora muovendo i suoi primi passi.
Ispirata a eventi realmente accaduti il romanzo ci racconta, aggiungendo un po’ di fantasia le vicende di Martha Ballard. Una levatrice instancabile e battagliera, con un grande senso della giustizia. Ogni giorno teneva un diario ed attraverso di esso ci racconta le nascite e le vicende degli altri personaggi che popolano il villaggio di Hallowell. Centrale è la storia di Rebecca, donna vittima di violenza da parte di più uomini a cui quasi nessuno da credito e non riesce ad ottenere giustizia. Una storia realmente accaduta ma che rappresenta purtroppo una delle tante ingiustizie del tempo.
Il cadavere ritrovato è attinente alla vicenda e finge da filo conduttore per tutto il romanzo. Ci sono poi l’amato marito Ephraim e i figli,:Dolly, Cyrus , Jonathan , Ephraim, e Hannah.
Lawhon con una narrazione su due diversi piani narrativi, passato e presente racconta di donne, violenza, ingiustizie, la difficile vita delle colonie americane e dell’amore.
Lo stile è diretto e coinvolgente con descrizioni ricche di particolari ma mai pesanti, Queste permette al lettore di entrare nelle vicende, sentire e vivere il momento che stanno vivendo i personaggi. Sono le donne ad avere maggior voce ed essere messe in luce mostrandone la loro forza e importanza all’interno della comunità.
L’ambiente, le situazioni e le emozioni sono tutte riccamente delineate senza però risultare eccessive. Anche i personaggi ben descritti risultando reali e credibili, appropriati all’epoca storica in cui si svolgono le vicende.
Uno degli aspetti più interessanti di questo romanzo è il riuscire a combinare bene la dimensione storica e la riflessione sociale. È una lettura che fa riflettere e riesce ad emozionare senza retorica.
In conclusione L’inverno della lavatrice è un romanzo intenso e delicato in grado di raccontare la fragilità e la forza della vita con autenticità.
Ariel Lawhon
È un’autrice pluripremiata di romanzi storici. Le sue opere sono state tradotte in oltre trenta lingue e selezionate da Good Morning America, Library Reads e One Book, One County. Fra i suoi libri precedenti, Il mio nome era Anastasia (Piemme 2019) e Nome in codice Hélène (Piemme 2023). L’inverno della levatrice, ispirato alla vicenda reale di Martha Ballard, è stato un New York Times bestseller e libro dell’anno per NPR. Lawhon vive a Nashville, Tennessee.
Debora Fusco
10 Marzo 2026
Info:
L’inverno della levatice
Di Ariel Lawhon
Traduttore: Massimo Ortelio
Neri Pozza 2026
Pag.496
Cartaceo € 22,00
ebook € 9,99
Per approfondire:
La storia di una levatrice
Di Laurel Thatcher Ulrich
Guanda 1994


