Lunedì, 17 Giugno 2024
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Giuseppe Accame, in arte Giù: dacci un po' di musica leggera

Sul suo canale Youtube, Giuseppe Accame, in arte Giu', si presenta come uno che scrive l'amore melodico dolce romantico malinconico deciso ironico speranzoso e comunque mai banale. In effetti, di grandi amori da strapparsi i capelli nel suo primo EP dal titolo Ragazza rossetto fragola non c'è nessuna traccia. Al suo posto, canzonette quiete da amore allegro e fatato, in atmosfere zuccherose e quasi disneyane.
Il progetto è promosso dalla Label Maionese Project di Matilde Dischi e distribuito da Artist First ed è uscito sia su Youtube sia su Spotify. 

L'album è composto da quattro tracce non troppo lunghe.Il progetto appare unitario senza difficoltà, visto che tra una traccia e l'altra non ci sono differenze di tono e l'ascolto fila senza troppi dissidi d'orecchio quando, finito un pezzo, attacca secco subito l'altro. La voce di Giù è una voce aperta che sembra sorridere: ed in effetti c'è grande coerenza con quelle che sono le tematiche delle tracce. A fare l'atmosfera non basta solo la tematica e la musica ma serve anche una voce che sia idonea: e questa, in effetti, lo è.

La prima delle canzoni è quella che intitola l'intero album. In effetti è il pezzo più orecchiabile e ritmico di quelli che seguono. Ad ascoltare il brano, sembra di fare un salto ai primi anni Duemila: sembra di sentire quel pop mieloso che tanto era in voga ad apertura di millennio. Le sonorità sono aperte e dolciastre. Il testo sembra non essere particolarmente ricercato ma almeno è facilmente mnemonico. Non c'è dubbio che la traccia sia una di quelle che si possono dire canterine, che ti entrano in testa e ti ritrovi a cantarle, senza sapere bene come.

Il brano che segue è senza dubbio una dichiarazione d'amore piena, “ti amerò davvero”. Anche qui, non c'è nessun indizio degli amori difficili a cui il nostro secolo ci ha abituato. Il tessuto ritmico, rispetto al brano precedente, è più complesso. Non c'è identità perfetta tra musica e voce ma le parole cantate tendono a “scavalcare” le battute. Tale tessitura rivela una maturità più profonda del cantautore. Anche per questo pezzo, però, ci chiediamo se il nostro Giuseppe non abbia forse in mente qualche autore pop d'un tempo. L'atmosfera è di un intimo colloquio, fortemente sentito. 

Il brano che viene in terza parte è una sfida già dal titolo :“L'isola che non c'è”. Scomodare Bennato ci sembra sia un'arma a doppio taglio. Si rischia di creare delle aspettative d'ascolto diverse: in effetti, musica e tema della canzone non c'entrano niente con quella bellissima canzone trasognata dell'Edoardo. Una scelta forse evitabile, specie perché comprendiamo il perché del titolo solo all'ultimo verso della canzone. La tematica è quella dell'amore come idillio, di un'isola che non c'è, appunto. Notevole l'espediente caro alla poesia della reiterazione del “tu sei...”: espediente che però in potenza, su un pezzo del genere, poteva essere usato in modo molto più fantasioso.

A chiudere l' EP c'è forse la canzone meno forte delle quattro, “Io tornerò da te”. Se volessimo trovare un briciolo di realismo in quel che si è detto finora, dovrebbe cercarsi qui. In effetti il tono, seppur vibrante nella speranzosa promessa di un ritorno, sembra leggermente amareggiato dalla presente lontananza. Peccato, però, che musicalmente non renda. Il pezzo è poco cadenzato ed il ritornello appare quasi vuoto, riempito dalle note e da poca musica.

 

Serena Garofalo

20 aprile 2023

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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