Recensione del concerto ‘Music for the world’ al Teatro Sociale di Gemona del Friuli, l’11 febbraio 2026, all’interno della stagione ERT FVG.
Al teatro Sociale di Gemona del Friuli è andato in scena ‘ U.T. Gandhi & Strings- Music for the world’.
Un progetto importante, che l’ERT Friuli Venezia Giulia ha accolto in questa unica, preziosa data, che cesella un percorso musicale ed artistico di oltre quattro decenni, che hanno visto il batterista friulano collaborare con alcuni fra i musicisti jazz internazionali di maggior interesse, con realtà coreutiche di rilievo, con grandi cantanti ed orchestre prestigiose.
U. T. Gandhi in questi anni ha respirato musica in tutti i continenti, dall’Africa all’Estremo Oriente, dai paesi balcanici all’America, sia del Nord che del Sud.
Senza mai dimenticare la sua identità friulana, foriera di sonorità arcane, armonie senza patria, tanto vi si riconoscono le tracce dei popoli che si sono avvicendati in questa terra di frontiera.
Ha saputo mescolare, senza mai perdere di vista il giusto modo ed il corretto atteggiamento, pop e soul, ritmi rock e melodie sinfoniche.
Non a caso per questo spettacolo si esibisce con il supporto dell’ Orchestra d’Archi dell’Accademia Musicale Naonis, diretta da Valter Sivilotti ed è affiancato dal sassofonista Nevio Zaninotto, compagno, negli anni, di ‘scorribande musicali ‘ di valore e ritrovato per questa occasione, che è al tempo stesso punto d’arrivo e di partenza.
Si tratta di un viaggio nel quale si intrecciano ricordi , suggestioni musicali, momenti biografici e racconti collettivi.
Sono le pagine di un diario di vita in musica, il libro dei sentimenti segreti, che il musicista decide di aprire, di condividere con il coraggio dell’artista pronto a mostrarsi a nudo, nella sua potenza e nella sua fragilità.
Lo spettacolo è asciutto, potentissimo, con poche, pochissima parole e tanti fatti.
Un’ora e mezza abbondante di tanta musica importante, complessa da suonare, impegnativa da sentire. Non perché ‘pesante’, ma perché ti stordisce per la sua affascinante magia, per il rimpallo fra ruvidezze e ritmi suadenti, fra narrazione biografica e sogno.
U. T. Gandhi è un omone grande e grosso, che dice poche parole, sostanzialmente per ringraziare i suoi compagni di palcoscenico e chi è venuto ad ascoltarlo, con una voce ruvida, che cela un animo musicale raffinato, una sensibilità cristallina ed una umiltà che a tratti commuove. Pronto a fare un passo indietro per far lievitare il suono, a piegare la potenza della batteria a delicato sottofondo, in un crescendo musicale che rapisce anche gli spettatori meno inclini alla musica jazz, quelli che conoscono il valore del musicista ma meno le sue partiture.
Si inizia con ‘Os-Opum’, un gioco di parole con il nome del paese dove vive il musicista, che senza avergli lesinato le difficoltà, gli ha anche permesso anche di assaporare grandi emozioni, come, per esempio, suonare a sedici anni con gli Area, gruppo musicale entrato nella storia della musica sperimentale.
Il brano colpisce per le sonorità arcaiche, raffinate e pure, per il dialogo fra percussioni ed il sontuoso gruppo degli archi dell’Accademia Naonis. Si celebra il senso dell’Origine, che è Identità, che deve essere intesa come personalità, non come divisione, come Universalità, non come personalismo.
‘Remembering Joe’ presenta una struttura compositiva di grande respiro, che l’arrangiamento del Maestro Sivilotti rende ancora più intensa, anche attraverso il bel dialogo fra i suoni asciutti delle percussioni e l’ariosità degli archi, che nel corso del brano raggiunge una sintonia ed una intesa pregna di storie e profumata di vissuti.
Il brano successivo ci trasporta in un racconto di atmosfere nomadi, mediorientali, sempre più ricche di colori e sempre più coinvolgenti. Pare di essere attorno ad un fuoco e vedere le ombre dei tuareg arrivare, di ascoltare il fruscio delle donne berbere che danzano, di essere accarezzati da una brezza calda. Un momento evocativo di fortissima suggestione, che il pubblico premia con un franco applauso.
‘Ryuichi San’ è un omaggio al Maestro giapponese. Ancora una volta un dialogo, unica forma in cui l’Arte può prendere forma, fra musica e musica, un incontro di storie prima che di civiltà. Una sorta di viaggio iniziatico, che parte dal contingente per tratteggiare l’Infinito, sulla cui strada veniamo portati da una musica dolcissima, un po’ nenia ed un po’danza, che ci culla e ci rapisce. Magistrale l’apporto degli archi, che eseguono il brano con una intensità ed un coinvolgimento che evoca una dimensione quasi coreutica del movimento.
La prima parte del concerto si chiude con un brano dedicato al cinquantennale dal terremoto che colpì il Friuli : ‘Testament’, nel quale brillano gli interventi degli archi, che trovano espressione solistica nella lunga introduzione, ma anche momenti d’insieme di sontuosa efficacia, soprattutto nella seconda parte del brano, nella quale U. T. Gandhi sa entrare con grande autorevolezza, sfoggiando una tavolozza di sfumature che è raro sentire dalla batteria.
Dopo qualche parola di ringraziamento a compagni d’avventura e pubblico, viene presentata la guest star della serata: Nevio Zaninotto, autentico virtuoso del sax, che si inserirà come una carismatica presenza nei brani della seconda parte, ingioiellata da preziosi bis.
Second Sunday in August presenta una struttura compositiva di grande interesse, con una importante commistione fra sintetizzazioni che rimandano a ritmiche quotidiane ed atmosfere tribali, in un sovrapporsi di suggestioni, ricco senza essere opulento od esagerato. Potente l’entrata del sax, che unisce all’imperiosità della presenza, la moltitudine delle sfaccettature.
The last Boogie Woogie è una sublimazione dell’abbraccio di culture, armonie, modalità espressive, in un pezzo che alla fine ha una sua linea nitida, in credo di coniugare l’insieme con gli spazi per ognuno.
The Pilgrim in Rosazzo’Abbey evoca atmosfere rarefatte, con pause che diventano strumenti narrativi e frasi musicali dall’ampio respiro, nelle quali la batteria riesce a trovare una narrazione propria, potente, attentissima ed il sax di Zaninotto regala momenti di autentica magia, senza diventare mai autocelebrativo .
In a Silent Way è l’occasione per giochi raffinati di scambi musicali di grande presa sulla platea che manifesta convinta il suo entusiasmo per tutti gli artisti sul palcoscenico.
In Dance for Palmira pare di vedere, da subito, una carovana che attraversa il deserto, fino ad arrivare ad un’oasi. Prendono forma davanti a noi, costruiti di battuta in battuta, un fuoco, le sagome dei tuareg, danzatici sinuose che, seguendo il ritmo dettato con autorevolezza dalla batteria e rafforzato dal muro degli archi, costruisce il trampolino per far svettare il volo del sax, che pare innalzarsi come volasse verso l’Empireo.
Badia è il pirotecnico omaggio a Joe Zawinul, il leader dai Weather Report, gruppo cui U.T. Gandhi è da sempre ammiratore . Una esecuzione travolgente, che sa anche trovare i giusti colori per essere commovente e coinvolgere il pubblico, sempre più ammirato ed entusiasta.
Santa Colomba’s Cave è brano quanto mai impegnativo , nel quale tutte le componenti del concerto trovano lustro: U. T. Gandhi si lancia libero in un caleidoscopio di ritmi e sfumature, duetta e flirta con gli archi, che si muovono con una potenza al tempo stesso chirurgica e coreutica, mentre Zainotto incanta con fiati prodigiosi e colori di abbagliante potenza e luminosissima bellezza.
Alla fine applausi, applausi, applausi e U. T: Gandhi, autentica star della serata, che scende a chiacchierare fra il pubblico, con quella disponibilità e quella umiltà che è dei grandi veri artisti.
Ancora una volta l’ERT FVG ha saputo unire territorio e qualità, coraggio della proposta e consenso del pubblico
Gemona del Friuli, Teatro Sociale, 11 febbraio 2026
di Gianluca Macovez
14 febbraio 2026
informazioni
U.T. Gandhi & Strings – Music for the world
U.T. Gandhi, percussions & live electronics
Nevio Zaninotto, sax Valter Sivilotti, direzione e arrangiamenti
Orchestra dell’Accademia Musicale Naonis di Pordenone
Gemona del Friuli, Teatro Sociale, 11 febbraio 2026
“FAREWALL DANCE” il nuovo, a lungo atteso, CD di U.T. Gandhi


