Recensione del concerto del 4 luglio ad Hohenems
Nei primi giorni di luglio , al Cortile del palazzo di Hohenems, in Svizzera, si è tenuto un concerto dedicato alle grandi pagine dell’opera: ‘Belcantissimo’, evento inserito in un ampio calendario di interessanti manifestazioni musicali che coprono l’intero anno solare.
Il concerto ha visto alla direzione dell’Orchestra da Camera Arpeggione il Maestro Roberto Gianola e questo, anche dopo la rinuncia di una delle due cantanti, era certamente uno dei maggiori motivi di interesse della serata, vista anche la difficoltà ad ascoltare questo direttore in Italia.
Il programma era decisamente ampio, con pagine di Bellini, Saint Saens, Ponchielli, Puccini, Mascagni e Rossini.
Sicuramente un impegno oneroso per le due soliste: il mezzosoprano Tamta Tarieli ed il soprano Clementina Regina, chiamata a sostituire la inizialmente provista Alessandra Di Giorgio.
Sono cantanti dalla marcata personalità, che emerge soprattutto nelle pagine solistiche.
La Tarieli ha voce dai colori cupi, interessanti, con una emissione decisamente solida ed una presenza scenica che sa conquistare il pubblico, che ci è parso apprezzare in modo particolare ‘Oh mio Fernando’ da ‘La Favorita’, aria nella quale il mezzosoprano di Tblisi, forte di una voce dai colori scuri, acuti ad effetto e grandi fiati, tratteggia una Leonora di Guzman dal forte carattere.
A nostro parere questa cantante sembra dare il meglio di se’ quando affronta ruoli dalla forte componente drammatica, figure determinate, sicure, decise.
Esemplare in questo senso ‘E’ un anatema’ da ‘La Gioconda’,giocato di potenza vocale. È una sfida fra due grandi personaggi, due donne appassionate e volitive e viene resa con efficacia. Il risultato raccoglie è un amplissimo appaluso per entrambe le cantanti.
Importante la voce di Clementina Regina, allieva di una indimenticata ed indimenticabile regina della scena lirica: Giovanna Casolla.
Fermo restando che inserirsi su un programma già strutturato è impresa ardua e già per questo il giudizio sulla professionalità della cantante è ampiamente positivo, la prova ci è sembrata riuscita, anche se con margini di miglioramento.
Le difficoltà tecniche sono superate senza grosse difficoltà. Ci pare, però, che alcuni brani avrebbero avuto bisogno di un lavoro più attento sul testo e sul senso del personaggio. Nel Duetto dei fiori’ dalla Madama Butterfly, il soprano lirico spinto, dotato di una intensa espressività scenica e di una precisa personalità vocale rende bene la determinazione della giovane giapponese a credere nei suoi sogni ma non ha messo abbastanza in risalto la componente ingenua, da bambina cresciuta troppo in fretta. Potrebbe essere, però , una scelta interpretativa dovuta forse anche all’incontro con una voce dal volume importante come quella della Tarieli, Suzuki decisamente non remissiva.
Di impatto, fra gli altri brani, il suo ‘Vissi d’arte’.
La preghiera di Floria Tosca è cantata con buona dizione, notevole impatto vocale e ricca presenza scenica, ma la sensazione è che alcuni passaggi avrebbero avuto bisogno di un maggior lavoro sulla parola, che in Puccini è uno scrigno di sensazioni preziosissime.
Il colore della voce è cupo, compatto nel suo dolore e questo è un po’ in contrasto con l’esecuzione musicale, giocata sui toni raffinati della sublimazione poetica, sull’inseguirsi delle sfumature, sulla lettura asciutta che va all’animo.
Queste considerazioni ci portano a parlare del direttore Roberto Gianola, che si è confermato anche in questa occasione bacchetta raffinata, attenta, capace di mettere in risalto tanto l’organico complessivo che i talenti dei singoli musicisti.
Ci hanno colpito molte delle sue esecuzioni musicali della serata.
Certamente interessantissima l’Ouverture della ‘Norma’.
Gianola riesce ad individuare la chiave per percorrere in parallelo le due situazioni: quella privata della Donna e quella ufficiale della sacerdotessa. La dimensione intima è eseguita con misura e garbo, senza trionfalismi. La tavolozza dei colori è ampia, delicatissima, mai scontata. Quando il privato ed il pubblico si incontrano, la sensazione è di un temporale estivo: potente, rapido, liberatorio. Tant’è che subito ritorna la narrazione struggente, commovente come non è comune sentire.
Nel ‘Duetto dei fiori’ la componente più francamente poetica è affidata, di fatto, all’orchestra, che legge la pagina con eleganza, misura, con quel giusto colore che Gianola ha sempre individuato, a nostro parere, quando ha diretto Puccini, compositore popolare, ma non per questo semplice ed ancor meno scontato. Ci sono passaggi orchestrali in cui la musica rapisce, si fa tessuto sonoro suadente, di suggestiva trasparenza.
L’affinità con il compositore toscano si fa evidente anche nel’ Vissi d’arte’ ed ancora di più nell’Intermezzo della Manon Lescaut.
Sicuro nel gesto, Roberto Gianola è capace di scavare nella partitura, pulendo da orpelli inutili e forzature , fa emergere l’essenzialità struggente di Giacomo Puccini, esaltando al tempo stesso i musicisti dell’Orchestra da Camera Arpeggione.
Travolgente l’Ouverture da ‘L’Italiana in Algeri’ e commovente l’‘Intermezzo’ da ‘Cavalleria Rusticana’, a sottolineare che siamo davanti ad un artista a tutto tondo, eclettico, preparato, attento e mai scontato.
Insomma , quella del direttore è ,ancora una volta, una prova decisamente riuscita. Rimane sempre aperta la domanda come sia possibile che i teatri italiani diano così poco spazio a Gianola, come a molti altri ottimi interpreti che conducono le loro professioni principalmente all’estero. Per carità, il direttore ha una bella carriera internazionale, vero faro per la lirica in Turchia, dove è stato per nove anni Direttore Musicale del Teatro dell'Opera di Istanbul e, dal maggio 2023, è Direttore Stabile del Teatro dell'Opera e del Balletto di Izmir.
Svolge un lavoro importantissimo per la diffusione dell’opera lirica del mondo, sempre attento alla qualità, al rispetto per le partiture, al pubblico che lo segue con passione.
Ma il problema non è per lui. La questione riguarda il pubblico, che viene privato di questi talenti e deve ascoltare sempre le stesse bacchette, sempre gli stessi interpreti. Perché, sia chiaro, non esiste il ‘caso Gianola’.
Esistono un malcostume consolidato, uno strapotere a livello organizzativo, che spesso brucia le voci, condanna talenti alla periferia, monopolizza i cartelloni.
Sempre gli stessi nomi, che cantano tutto e dirigono tutto.
Carnet infarciti di impegni, con troppe sostituzioni all’ultimo momento, promesse mancate, attese deluse. Che comunque non riportano in patria i ‘talenti esuli’.
Per mesi si è discusso dell’ipotetico ‘caso Venezi’. Anche a sproposito. Con toni e modi che allontanavano dalle questioni rilevanti.
Forse sarebbe stato meglio parlare del ‘sistema opera in Italia’, facendo uscire dall’ombra tutti quei ‘si dice’ che attraversano teatri e redazioni, ma che di fatto sono da sempre discorsi solo abbozzati, rimandi nascosti fra le righe delle recensioni.
Magari avremmo capito perché tanti artisti di valore scelgono, o devono scegliere, la carriera all’estero.
Magari avremmo potuto ritrovarli, gioire di sensazioni purissime , farci incantare dal gesto della mano del direttore e dalla magnificenza dell’interpretazione di interpreti che avrebbero ancora tanto da regalare alle platee.
Magari, appunto.
Gianluca Macovez
27 luglio 2026
informazioni
Hohenems,cortile del palazzo, 4 luglio 2026
‘Belcantissimo’
Direttore: Roberto Gianola
Orchestra da Camera Arpeggione
soprano: Clementina Regina,
mezzosoprano: Tamta Tarieli