Ulisse Al Confine del Tempo: QUANDO ULISSE NAVIGA NELLA POESIA
Dopo un po’ di anni dall’ultima pubblicazione, ma senza smettere mai un’attività frenetica sia come cantautore, che come scopritore di talenti, impegnato in concerti, masterclass, spettacoli teatrali, collaborazioni e mille altre cose, Edoardo De Angelis ricompare sulla scena discografica con un nuovo Cd: Ulisse al confine del tempo, lavoro che vede un’amplissima partecipazioni di cantanti e musicisti che sono, crediamo, anche amici, compagni di viaggio e di sogni.
Un lavoro elegantissimo nella veste grafica, cui hanno collaborato numerosi artisti che trovato una riuscita veste grafica per i versi di De Angelis.
Si inizia con ‘La porta dei sogni’, delicata poesia in cui appare, limpida ed elegante, anche la voce di Anna Cainero.
Il testo è ricchissimo di suggestioni e De Angelis lo esalta con una tavolozza timbrica bruna e calda, che accarezza le parole, le frasi, conduce l’ascoltatore in un viaggio che fa venire voglia di cercare l’Infinito che abbiamo dentro.
La collaborazione successiva è con Antoine Ruiz, che compare anche fra gli autori di : ‘Come uno scrittore’, brano piacevole dalla ritmica accattivante e dal testo importante. Bello il contrasto fra le due voci, con Ruiz più esuberante, proiettato verso l’ottava più alta e De Angelis che riesce a chiarificare una voce di ammaliante suggestione, rendendo così la sua presenza irrinunciabile ma non aggressiva. Come è degli artisti veri.
‘Il peso della luna’ (ad Alda Merini), è struggente, con richiami a Pagani, agli chansonnier francesi, ad Endrigo. Senza copiare nessuno, senza estrapolare nulla dal lavoro altrui. Al contrario ci è sembrato che De Angelis abbia voluto regalarci il respiro di quei poeti, eterni come l’arte; abbia reso omaggio a loro e li abbia voluti al proprio fianco per evocare la Poetessa italiana del Novecento. Anche a ricordare che la poesia è bene di tutti, con tante bocche e nessun padrone.
‘La tela di Penelope’ è un breve ma intenso duetto fra la voce di De Angelis, che recita i versi trovando il colore, il giusto suono per ogni parola, per ogni passaggio e Luca Carubba, anche coautore, che spazia con sicurezza e grande bravura nell’ottava superiore, regalando armonie di grande suggestione.
Pare di vedere la moglie d’Ulisse al telaio. Pensa, trova le ragioni per quel drappo infinito, ed intanto il suo pensiero vola, quasi fosse un gabbiano alla ricerca di quell’uomo che lei è convinta che ritornerà.
‘Ho rubato’ vede la presenza di un talento giovane, ma già affermato, come Alvise Noale, cofirmatario del pezzo,
E’ il manifesto dell’Artista, che non ruba cose ma sorrisi, emozioni, sensazioni, colori. Pare quasi un suggestivo passaggio di testimone su come essere veri, che ha anche il coraggio di una composizione musicale pulita, asciutta ma mai povera. Certamente un pezzo che se affidato a qualche nome popolare avrebbe avuto le carte in regola per diventare una hit di successo.
Ma anche questo è uno dei pregi di De Angelis: una feconda testardaggine, che lo porta a scegliere con il cuore, a tessere sogni senza edificare chimere. A capire chi sarà capace di rendere vive e vere le parole.
‘Baciare la sposa’, con la partecipazione di Michele Arena, dalle piacevoli citazioni country, è un racconto che è metafora del domani, delle aspettative, del coraggio di credere in noi e nel giorno che verrà.
Reno Brandoni accompagna il cantautore romano in un brano potente, fortissimo, che va diretto al cuore: ‘Un infinito applaudire’ (Gaza City), che racconta di un Dio piangente, ferito dalla morte dei bambini di Gaza. Un testo deflagrante, che è difficile pensare più intenso, più dirompente, più doloroso, eseguito con una intensità assoluta ed indimenticabile. Per noi la più bella poesia scritta su questo delitto sacrilego consumato nella sostanziale indifferenza dei nostri giorni.
Nicole Coceancig è interprete dalla grande personalità vocale e duetta con bravura ne ‘Il Confine del Tempo’, nel quale le voci si sposano magnificamente per raccontare di Ulisse, del suo viaggiare che è il nostro, del mare, dell’osare, affasciandoci, come merita il mito dell’Uomo che cerca. Prima di tutto se’ stesso.
‘Controcanto’, ancora affiancato da Remo Bradoni è un commovente saluto, che spiazza per delicatezza di suono e durezza del testo.
Quasi un taglio di Fontana: il bisogno di andare oltre le forme, oltre le apparenze, per credere nell’infinito.
Cinque uomini su una cassa da morto sono i compagni di viaggio di De Angelis in ‘Erano solo uomini’, motivo accattivante musicalmente ma ancora una volta tagliente nella drammaticità del racconto. Di grande efficace la costruzione per stanze sonore, con situazioni che si susseguono, proprio come i pensieri durante un viaggio difficile, che ci porta nella casa del cuore.
‘La porta dei sogni’ è ancora un’altra situazione sonora inaspettata: De Angelis canta, sostanzialmente a cappella, accompagnato dal Coro del Friuli Venezia Giulia. Racconta le sue colonne d’Ercole, raggiunte con le vele tirate dalle mani forti, provate dalla vita. Parla dell’abbraccio con l’Infinito, con una delicatezza, una misura, una eleganza che commuovono. Riprendendo immagini e situazione del brano iniziale, in una continuità preziosa ed importante
Probabilmente un disco così non diventerà un best seller delle vendite, perché il mercato popolare cerca altro, perché la distribuzione è vivace per chi esce dai talent, perché ormai conta più il ‘si dice in giro’ che il ‘si canta’.
Ma certamente non ascoltavamo niente di così coerente ed interessante da anni. Poesia . autentica, commovente, destabilizzante, illuminante, che nella musica trova la forma. Auguriamo a tutti di poterlo ascoltare, per ritrovare anche l’Ulisse che naviga nel cuore di ognuno.
Gianluca Macovez
30 agosto 2026