Lunedì, 04 Marzo 2024
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Già finita l’avventura di Fiorenza Cedolins al Giovanni da Udine

In questi giorni il mondo del teatro del Nord Est è stato scosso da una notizia che lascia increduli: Fiorenza Cedolins, soprano dalla trentennale carriera di successo nei più grandi teatri del mondo, nominata a febbraio di quest’anno direttrice artistica del settore Musica e Danza del ‘ Giovanni da Udine’, non vedrà rinnovato il suo contratto.

Un mancato rinnovo apparentemente inspiegabile.

Certo non per la mancata qualità della proposta formulata: la ‘sua’ stagione è ricca di titoli, ma soprattutto presenta interpreti  di prima grandezza, molti dei quali non si erano mai esibiti ad Udine e che certamente possono attirare pubblico ben oltre i confini regionali.

Solo per fare qualche esempio, domenica prossima ci sarà il concerto di Francesco De Muro, tenore dalla fama mondiale abituato ai pubblici del Metropolitan di New York, dell’Operà di Parigi, di Madrid, Berlino, Siviglia, che il 3 dicembre terrà l’unico recital italiano di quest’anno.

Certamente non è un caso che abbia accettato di cantare ad Udine: i suoi esordi sono legati alla carriera della Cedolins e certamente la presenza del soprano è stato il motore della scelta.

Ma non è l’unico nome eccellente. 

Pensiamo a Gregory Kunde, stupefacente cantante che dopo quarant’anni di gloriosissima carriera ha una voce solidissima, intatta, con armonici  che incantano ed acuti luminosi, che gli consente di essere il più credibile degli ‘Otello’ , di affrontare senza nessuna difficoltà Radames e Calaf, di continuare ad allargare il suo repertorio con  ruoli sempre più complessi, come nella recente inaugurazione del Regio di Torino con ‘La  Juive’. Un cantante rincorso da tutti i principali teatri, che ha un pubblico di fedelissimi ammiratori che lo segue ovunque. Ad Udine canterà ‘Messa da Requiem’ di Verdi, assieme a Roberta Mantegna,  Annalisa Stroppa, Alessio Cacciamani, diretti dalla prestigiosa bacchetta di Roberto Abbado, due volte premio Abbiati della Critica Musicale, che lavorerà con le compagini regionali del Coro del Friuli Venezia Giulia, del  Coro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e della FVG Orchestra.

Anche in questo caso la scelta di Kunde di partecipare alla serata, che peraltro non verrà replicata da nessuna altra parte, vien da pensare sia legata più al prestigio della Cedolins che a quello della sede.

La stagione si chiuderà con un programma che sarà eseguito solo al Giovanni da Udine ed alla Scala, che vedrà protagonisti il pianista Aleksander Malofeev e la filarmonica della Scala, diretta da Riccardo Chailly. Entrambi gli artisti sono per la prima volta ad Udine. A riaffermare l’esclusività della proposta formulata e di come sia stata pensata per attirare pubblico eterogeneo.

Una stagione sulla carta prestigiosissima,  i cui esiti finali potrebbero essere valutati al momento solo da un veggente, visto che siamo agli inizi di dicembre, ma che dalla partecipazione del pubblico sembra decisamente aver incontrato apprezzamento.

Se non è per la qualità, verrebbe da pensare all’atteggiamento di certe primedonne, che delegano il lavoro ad altri.

Non è questo il caso, perchè la signora Cedolins è una vera stakanovista, che aveva promesso di metterci la faccia e sta mantenendo i propositi. Piena di impegni in mezzo mondo, la si vede regolarmente in sala ad ogni spettacolo che ha proposto, alle conferenze,  agli incontri. Gentile con il pubblico, attenta alle esigenze, spesso coinvolta dagli stessi relatori, magari per un aneddoto vissuto assieme, oppure per un parere. Senza alcun dubbio un valore aggiunto, che ha consentito di portare ad Udine le firme preziose di Binaghi e Dall’Ongaro.

Qualcuno potrebbe pensare che chi ha raccolto tanti applausi tenda a sedersi sugli allori e non puntare alle novità. Invece finalmente il  Giovanni da Udine sembrava potesse divenire una fucina di giovani talenti, con i concerti dedicati a Puccini ed  a Victoria de Los Angeles, nei quali si sono ascoltate voci esordienti, spesso del territorio, ma anche con la finale del concorso SOI, che a giugno incoronerà alcuni talenti che sicuramente verranno contesi dai principali teatri.

Non un teatro dove vai a vedere spettacoli di giro, che puoi trovare anche in altre sedi regionali, ma un luogo che crea occasioni uniche, che faccia sentire speciale il pubblico, lo motivi, lo  educhi, lo gratifichi. Una scommessa coraggiosa e forse, a conti fatti, troppo pretenziosa.

Una comunicazione di poche righe, senza spiegazioni, per dire che alla scadenza del contratto svaniranno aspettative e piani per il futuro.

I contatti, il carisma, il supporto di una delle artiste più amate del mondo dell’opera si dirigeranno altrove, mentre  le attese di chi auspicava una svolta per la cultura, ancora una volta dovranno aspettare.

 

Gianluca Macovez

2 dicembre 2023

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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