Martedì, 16 Aprile 2024
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Fuoco su tre sorelle: per chi non si fosse ancora stancato del drammaturgo russo

Recensione di Fuoco su tre sorelle in scena al Teatro Sala Uno dal 20 al 22 marzo

"PEEL SLOWLY AND SEE" (Andy Warhol)

Cechov... ancora una volta Cechov.

Però stavolta con quel qualcosa in più, tipico del linguaggio più proprio del teatro d'avanguardia, che l'ha reso meno patetico e più piacevole.

La storia è sempre la stessa: in una casa nella campagna russa, tre giovani sorelle di estrazione borghese, Olga, Maša e Irina, passano le loro estenuanti e noiose giornate svolgendo i loro insoddisfacenti lavori nell'attesa di tornare finalmente a Mosca, dove pensano di riuscire ad evadere dagli schemi imposti dal loro status sociale e quindi di porre fine alle loro frustrazioni.

 

Ogni loro speranza è riposta nel fratello Andrej, giovane intellettuale con un futuro che potrebbe essere meraviglioso se non fosse per due problemi: si è innamorato di Nataša, una donna del luogo con la quale avrà dei figli e il vizio del gioco, che lo ha portato a ipotecare la casa.

Così le tre sorelle dovranno arrendersi alla vita che in un certo senso gli è stata imposta e continuare ad attendere questa partenza per Mosca che arriverò solo per Irina che giungerà, pur di "evadere", al compromesso di sposare un Tenente dell'esercito molto più grande di lei che non ama ma che da moltissimo tempo la corteggiava rivolgendole tutte le sue attenzioni.

La messa in scena invece cambia, puntando proprio la sua attenzione sul tema portante dell'Attesa che viene esplicitamente sottolineata attraverso il lungo passeggiare (diversi minuti) avanti e indietro sul palcoscenico abbracciando, portando in mano e in testa le sedie, l'oggetto più tipicamente utilizzato nelle sale d’attesa.

Così dall'inizio alla fine verrà scandito ogni passaggio temporale, accompagnati dal frastuono dei passi che diventa sempre più insopportabile e che raggiungerà il culmine ogni qualvolta un personaggio prenderà a parlare, andando a sovrapporsi alle prime battute del dialogo che diventano praticamente incomprensibili.

Come sottofondo musicale "Sunday Morning" e "The Black Angel's Death Song" dei Velvet Underground dal loro epocale LP  "The Velvet Underground & Nico"... una delle poche scelte registiche e stilistiche che ancora non ha avuto una risposta che giustifichi il tutto.

 

Fabio Montemurro

 

24 marzo 2015

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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