Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Ecco come una rapina può cambiarci la vita (e l’umore)

Recensione dello spettacolo La Rapina in scena al Teatro Trastevere dal 30 maggio al 4 giugno 2017

La crisi c'è. Si vede ma, soprattutto, si sente. Il lavoro manca, soldi manco a parlarne... allora che si fa? Qual è l'alternativa? Organizzare una rapina in banca.
È l'ultima ed estrema possibilità di cinque amici ridotti all'osso, come la gran parte di italiani da sette/otto anni a questa parte. Loro sono Lucio (Giacomo Bottoni), Camillo (Luca Cesa), Anselmo (Simone Lilliu), Furio (Mark Proietti) e Jonahtan (Daniele Marini).
Una sera a cena da Camillo, davanti a un tavolo con su pizze da asporto, i cinque amici discutono – in maniera piuttosto comica e bizzarra – della loro condizione lavorativa.

Una condizione che non esiste più da tempo ormai, qualcosa di cui non poter più parlare visto che nessuno sa più cosa sia il lavoro. L'occasione è buona per far venire in mente un'idea geniale quanto avventata nella mente di Lucio: organizzare una rapina nella banca sotto casa della nonna e scappare con la refurtiva. C'è da organizzarsi col "lavoro" però, perché qualcuno teme di sporcarsi ed esporsi troppo (come Jonathan): c'è chi dovrà tenere in pugno il Direttore e qualcun altro dovrà pensare agli ostaggi. E poi c'è l'auto con cui scappare... una Fiat 500 rosa della cugina di Jonathan, no, è meglio la macchina di Anselmo che li aspetterà fuori a fine compito.
Tutto sembra andare per il meglio, la rapina è fatta e tre dei cinque ragazzi, Camillo, Furio e Jonathan, si rifugiano in casa di Cassandra (Martina Montini), cugina di quest'ultimo che sta studiando per un esame all'università. Sulle prime la ragazza non crede che i cinque abbiano potuto mettere a segno un colpo del genere, poi, poco a poco, si lascia convincere di poterli coprire davanti alla polizia (grazie anche alle intimidazioni di Jonathan che minaccia di spifferare tutto alla zia riguardo alla relazione di Cassandra col suo ex) attirata alla fine anche lei dall'odore dei soldi e della ricchezza. Mancano all'appello Lucio e Anselmo. Jonathan vorrebbe chiamarli a telefono ma la cugina gli intima di non farlo perché la polizia potrebbe essere sulle loro tracce, se lo facesse beccherebbe anche loro. Il problema è presto risolto quando è Anselmo a mettersi in contatto con loro chiedendo tramite cellulare l'amicizia su facebook a Cassandra. Una scusa per potersi incontrare al Centro Commerciale della città, portarli a casa e fare il sunto della situazione spartendosi i soldi, visto che Camillo non è in grado di contarli (arriva appena a contare 50 euro) Jonathan si ferma ai 150 e Furio pensa bene di contarli affidandosi al peso dei borsoni a mo' di bilancia. Una volta a casa di Cassandra i cinque amici pensano bene di rinfacciarsi cosa è andato storto e bene del "lavoro". Anselmo e Lucio hanno dovuto abbandonare i propri borsoni per strada perché le pattuglie della polizia li stavano inseguendo mentre Furio, Camillo e Jonathan se la davano a gambe; questi ultimi invece rimproverano Anselmo e Lucio di avere organizzato tutto già da molto tempo prima per spartirsi il bottino anche assieme a Cassandra. La situazione degenera...
La Rapina è una commedia brillante, furba, tristemente e irresistibilmente spassosa. Il tema non è dei migliori per poter ridere, anzi, ci sarebbe solo da piangere, ma il testo e la regia di Federico Maria Giansanti fanno sì che il pubblico a teatro possa solo godersi lo spettacolo ridendo e non pensando ad altro. Il registro comico lo si avverte sin dall'apertura del sipario: gli attori parlano tra loro in romanesco, ricalcando lo stile dei protagonisti di Romanzo Criminale con la differenza di essere un po' meno criminali e molto ingenui, ma non per questo meno adorabili. I loro discorsi tendono all'illogicità, a continue ripetizioni, a creare situazioni grottesche e assurde in un contesto che non avrebbe nulla per cui scherzare. Eppure Giacomo Bottoni, Luca Cesa, Simone Lilliu, Mark Proietti, Daniele Marini, Martina Montini ci riescono; scherzano su tutto, bravissimi a rimbalzarsi le battute, a giocare sul ritmo e con ironia coinvolgendo lo spettatore senza mai stancarlo tenendo sempre alta la tensione.
Uno spettacolo talmente vivo, frizzante, astuto, basato su pochi elementi di scena ma con un copione talmente efficace e mirato, che si rimane spiazzati per la breve durata della commedia che si vorrebbe non finisse mai.

 

Costanza Carla Iannacone
2 giugno 2017

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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