Lunedì, 26 Agosto 2019
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Buona la prima per Le Signorine di Sepe

Recensione dello spettacolo Le signorine in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 30 gennaio al 10 febbraio 2019


È una casa modesta, ma dignitosa quella che si apre al pubblico non appena si leva il sipario. Per l’esattezza è la casa di due sorelle, Rosaria e Addolorata, che, oltre a condividere gli spazi domestici, si dividono anche il lavoro nella vecchia merceria di famiglia.
Quella che Carmelo Giammello ci mostra immediatamente è la camera da letto di Addolorata: una stanza dal sapore vintage, essenziale, eppure testimone delle liti, delle offese e dei sogni infranti delle due sorelle. È qui, infatti, che avviene quasi tutto. Qui il pubblico assembla a poco a poco pezzi di storia passata, conosce sogni e speranze taciute, ma anche odio e rabbia repressa delle due protagoniste.

 

Rosaria (Isa Danieli) e Addolorata (Giuliana De Sio) sono due vecchie zitelle, anzi due signorine un po’ troppo avanti con l’età per sperare di costruirsi una famiglia e vivere autonomamente. Sole al mondo e pure zoppe, sono costrette a contare solo ed esclusivamente su sé stesse, a dividersi gli spazi e a rinunciare anche al concetto stesso di privacy. Non è un caso se tutto si svolge proprio in camera da letto, in quella che di solito è la stanza più intima della casa. E non è neppure un caso che tutto avvenga nella camera da letto di Addolorata, la più piccola delle sorelle e, almeno apparentemente, la più succube.
Sin dalle prime scene vediamo un’energica Rosaria, la maggiore e più aggressiva delle due, entrare e uscire dalla stanza senza preavviso e soprattutto disporre delle cose a proprio piacimento. Disillusa e cinica, dopo aver dedicato un’intera esistenza al denaro, non si preoccupa di imporre il suo punto di vista e di privare degli spazi e perfino dei sogni sua sorella minore.
Al contrario, Addolorata, di qualche anno più giovane e ingenua, nutre ancora qualche speranza nel genere umano e nella vita e sarebbe anche pronta a osare e a lasciarsi andare, salvo poi soccombere, come sempre, al volere della sorella. Ma cosa accadrebbe se, ironia della sorte, la situazione si ribaltasse? È quello che deve essersi domandato Pierpaolo Sepe nel suo secondo atto, in cui dimostra fin dove può spingersi la natura umana portata allo stremo e come molto spesso, la parte peggiore di sé emerga proprio all’interno del contesto familiare. Con un vero e proprio coup de théâtre la situazione si ribalta, Addolorata ha la sua occasione di riscatto (?) e anche i toni da comici diventano sempre più tragici e malinconici, lasciando spazio alla riflessione e un po’ di amaro in bocca.
Nel complesso lo spettacolo piace e scorre abbastanza fluidamente, nonostante un primo atto più lento e qualche battuta in napoletano stretto di difficile comprensione. Le due attrici protagoniste si mostrano all’altezza dei loro personaggi e si guadagnano il benestare del pubblico che, affezionato, applaude generoso.


Concetta Prencipe
3 febbraio 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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