Venerdì, 26 Aprile 2019
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Viktor Und Viktoria... Nessun mortale può mantenere un segreto: se le labbra restano mute, parlano le dita (S. Freud)

Recensione dello Spettacolo Viktor Und Viktoria in scena al Teatro Quirino dal 5 al 17 febbraio 2019

 

Il sipario si apre su Berlino, al tramonto della Repubblica di Weimar e nel fermento dell’ascesa nazionalsocialista. Susanne Weber (Veronica Pivetti), attrice di provincia, giunge in città in cerca di fortuna e successo. Susanne è poco procace, longilinea, ha la voce un po’ roca e non possiede i tratti canonici dell’attrice, ma gode di grande talento. Vito Esposito (Yari Gugliucci), collega e compagno di sfortune e miseria, studierà uno stratagemma per rendere ricchi e felici entrambi.

Susanne diventerà Viktor und Viktoria, un affascinante e talentuoso en travesti. I due verranno scritturati dalla Baronessa Ellinor Von Punkertin (Pia Engleberth). La compagnia, di cui fanno parte inoltre la ballerina Lilli Schulz (Roberta Cartocci) e l’attrezzista Gerhardt (Nicola Sorrenti), riscuoterà grande successo in tutta Europa.

La pièce è liberamente ispirata all’omonimo film del 1933 diretto da Reinhold Schunzel. Per la prima volta il suo adattamento teatrale è sapientemente compiuto nella versione originale di Giovanna Gra diretta da Emanuele Gamba e consolidata dalle splendide musiche originali di Maurizio Abeni.

La commedia, divisa in due atti, è brioso accordo di perizia e intrattenimento. La trama è intricata, sono mordaci i dialoghi, i personaggi possiedono misurata intonazione umoristica che dispiega moniti amari e non mancano colpi di scena. L’incontro fatale con il conte Frederich Von Stein (Giorgio Borghetti) metterà a dura prova Susanne. Sarà bruciante la passione tra i due, scatenerà numerosi equivoci e vari interrogativi sul loro orientamento sessuale.

Susanne sceglierà amore o carriera svelando, così, l’inganno? Tradirà sé stessa o Vito l’amico più caro?

Nei panni di una donna che finge di essere un uomo che si maschera da donna Veronica Pivetti è protagonista di una commedia musicale in cui echeggiano i vezzi del Varietà e del Teatro di Rivista. La Pivetti domina la scena con abilità canora e maestria. Siamo certi della sua verve comica e, infatti, non delude. Incasinata, disillusa e parecchio esuberante si trasforma in un raffinato e sobrio uomo dai modi aggraziati.

La caratterizzazione della protagonista con i suoi numerosi cambi di costume e d’identità è stratificata, così com’è stratificata e sontuosa la scenografia.  La scena di Alessandro Chiti è costruita e prevede moltissimi cambi: tanti a vista e ben riusciti, altri superflui particolarmente nel primo atto. Chiti si avvale di quattro carrellati girevoli e scorrevoli (forniti di pedane praticabili su cui mutano i vari elementi d’arredo), posti tra il fondale bianco e due quinte di boccascena.

 Tra abiti di lamé, frac e paillettes come vuole la moda dell’epoca si insinua il malumore generato dal nazionalsocialismo di Hitler. Berlino e la sua Età di Pericle stanno per tramontare.

Gerhardt, il bravissimo Nicola Sorrenti, è personaggio emblema della commedia. Esordisce affermando io sono il tempo che scorre e compie la sua metamorfosi vestendo la divisa nazista, ostinato a processare i due amanti con l’accusa di sodomia.

Ed ecco l’intolleranza emergere, la cultura incenerire. Ebbene, accresce l’amarezza. Riflettiamo per non dimenticare, per scardinare corsi e ricorsi storici, per ritrovare il sentimento di accoglienza e amore che oggi, paradossalmente, noi italiani rigettiamo.  È impossibile trascurare l’epiteto razzista Spaghettifresser riservato a Vito, il perfetto disegno umoristico dell’italiano immigrato.

Yari Gugliucci mette in scena la farsa del teatro popolare colma di doppi sensi. È innamorato della biondissima Lilli Schulz, svampita ballerina della compagnia, interpretata dall’abile Roberta Cartocci che scatena, capace di tempi comici impeccabili, copiose risate tra il pubblico.

Gli spettatori ridono di gusto, eppure un sinistro formicolio in molti s’insinua. Viktor Und Viktoria è capace di coinvolgere un’ampia e variegata platea colma di appetiti frivoli e sensibilità più raffinate. Tra mascheramenti, cambi di sesso, intrecci amorosi, fraintendimenti e un bizzarro fallo di cotone la satira celebra, senza volgarità, l’erotismo. La sessualità diviene indefinibile, la duplicità dell’essere è rivelata. Nell’epilogo, l’uomo nuovo incombe e riecheggia insidioso nell’etere... “Ogni propaganda deve essere popolare e il suo livello intellettuale deve adattarsi al livello più basso di colui verso il quale viene indirizzata. Il livello intellettuale sarà tanto più basso quanto più grande sarà la massa di persone da raggiungere." (A. Hitler)

Diversi saranno gli animi, ma non diversamente nutriti saranno tutti color che in questo spettacolo scorgeranno un monito spaventosamente attuale.

 

Caterina Matera

8 febbraio 2019

 

Informazioni

Pigra, Artisti Associati

 

Veronica Pivetti

VIKTOR UND VIKTORIA

commedia con musiche liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schünzel

versione originale Giovanna Gra

regia EMANUELE GAMBA

con GIORGIO BORGHETTI   YARI GUGLIUCCI

e con Pia Engleberth   Roberta Cartocci   Nicola Sorrenti

scene Alessandro Chiti

costumi Valter Azzini

luci Alessandro Verazzi

musiche originali e arrangiamenti Maurizio Abeni

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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