Venerdì, 26 Aprile 2019
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La vita secondo John Cusack. Le carezze del presente salvano dal passato

Recensione dello spettacolo La vita secondo John Cusack, di Paola Moretti con Flavia Germana De Lipsis, Natalìa Magni, Leonardo Santini. Regia di Pietro Dattola. In scena al Teatro Trastevere Dal 7 al 10 Febbraio 2019

 

Il passato ritorna nel presente riproponendo, come un conto rimasto aperto, ciò che allora non ha trovato compimento. I baci, le carezze, le parole di sostegno e di conferma che non abbiamo ricevuto condizioneranno la percezione che si ha di se stessi e del mondo. Poco importa se abbiamo capito male, se non era quello ciò che il messaggio materno voleva restituire, perché ormai, nel troppo tardi, ci si è trovati da soli la risposta per quelle carezze mai arrivate. Una madre e una figlia adottata, Shantel, incapaci di relazionarsi e di instaurare nel qui ed ora un rapporto di vicinanza, risentono di tutto ciò che è mancato nel loro passato relazionale.

Entrambe convivono con la ferita di non essere state reciprocamente viste nelle loro richieste implicite, e nel loro parlare attuale è presente rabbia e risentimento verso l’altra. La madre adottiva (Natalìa Magni) ha dovuto subire, in silenzio e da sola, le difficoltà e l’umiliazione di inadeguatezza che il mondo le gridava contro, nonostante la vista di quella bimba vestita di bianco le avesse suscitato da subito amore e orgoglio. Sono mancate però le parole giuste da dire alla piccola, quelle che fanno sentire amati, perchè soltanto sentendoci unici agli occhi materni ci si può autorizzare ad andare nel mondo, certi di essere accolti da braccia calde al nostro ritorno. L’effetto delle parole non espresse ha veicolato nella figlia la sensazione, sempre più forte, di non essere stata realmente voluta perchè inadeguata, ed a convincencerla ogni giorno di più della propria anormalità. Shantel ( Flavia Germana De Lipsis) ora è una ragazza adulta, timorosa del mondo esterno senza però averlo realmente esperito poichè dipendente, suo malgrado, dalla madre che ha mancato di sostenerla nell’autonomia. Infatti, quando Shantel incontrera’ John, un viaggiatore solitario che cercava il mare, una delle prime cose che gli dirà è di non essere adeguata come persona per via delle mani e piedi troppo deboli che le rendono impossibile viaggiare, riproponendo così un introietto che sostituisce un suo reale sentire.

La ben dosata presenza e caratterizzazione di John (Leonardo Santini), all’interno della drammaturgia di Paola Moretti, lo rende un personaggio assolutamente prezioso e decisivo nello sviluppo e crescita della rappresentazione. Egli infatti, pur capitando per caso nella vita di Shantel, riesce da sconosciuto a soffiare vento sulle vele della donna attraverso parole di sostegno e gesti “genitoriali” che hanno nella semplicità la propria potenza. Afferrando le mani della donna e muovendole, egli le permette di riprendere contatto col suo corpo e di sentire la forza in quelle parti che pensava anestetizzate o malate. Che gesto paterno! Solo dopo quel contatto la giovane donna sperimenterà la propria libertà trovando il coraggio di andare .. perchè si può ritornare solo dopo essersi allontanati. La drammaturgia esplora efficacemente la dinamica psicologica che sostiene la mancata relazione madre - figlia, dove la parola risulta spesso contratta, accennata o al posto di, e riperpetua nel presente i non detti del passato. La metafora, perno dell’intera scrittura, richiama spesso immagini di libertà e di apertura, divenendo così il controcanto al vivere compresso e confinato dei personaggi femminili. La scrittura, inoltre, sembra muoversi per opposti e paradossi. Ad ogni singolo personaggio o coppia di personaggi corrisponde, infatti, la sua antitesi caratteriale, mentre le immagini di una casa al mare da cui non si vede il mare, con un cancello chiuso dal quale entra John perchè lo ha trovato aperto, sono iperboli simboliche che sembrano sollecitarci ad andare oltre il prevedibile.

La regia di Pietro Dattola dona somaticità alla drammaturgia: il corpo rigido e trattenuto di madre e figlia racconta i traumi del passato e la difficoltà di affidarsi nel presente. John invece rappresenta il loro contrappunto in termini di spontaneità e desiderio di oltrepassare i confini, ben sostenuto dalla regia di Dattola che esalta l’essenza del personaggio abbattendo gli stessi confini del palcoscenico, lasciando a John la libertà di muoversi tra il pubblico e confondersi con esso. L’interpretazione di Flavia Germana De Lipsis si risolve felicemente nella sua espressività facciale e corporea, grazie alla quale l’attrice riesce a far convivere nel suo personaggio la rassegnazione per un presente uguale al passato e il contemporaneo desiderio inconfessato di volare. 

I tre attori sono risultati perfettamente in grado di incarnare personaggi “emotivamente” opposti per storie e non-storie personali, e di suscitare intense risonanze tra il pubblico, vero interlocutore della drammaturgia. 

 

Simone Marcari

9 febbraio 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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