Giovedì, 21 Febbraio 2019
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Giancarlo Nicoletti festeggia i 100 anni de "L’uomo, la bestia e la virtù" al teatro Brancaccino

Recensione dello spettacolo L’uomo, la bestia e la virtù in scena al Teatro Brancaccino dal 7 al 17 febbraio 2019 

 

“Esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi, fuori, bianchi come colombi, in corpo fiele, in bocca miele”. Il senso del pensiero pirandelliano è perfettamente racchiuso qui nelle parole che il professor Paolino dice ai suoi due allievi mentre spiega il significato del termine greco upocritès.  Ed è questo uno dei temi essenziali di tutta la produzione letteraria e teatrale di Pirandello: il conflitto tra la maschera sociale che tutti indossiamo e l’autenticità dell’io. Nella commedia L’uomo, la bestia e la virtù, cotto la lente d’ingrandimento c’è il  matrimonio e il perbenismo, l’ipocrisia, la facciata su cui spesso si fonda. In un crescendo di allusioni, ammiccamenti, non detti viene costruita una drammaturgia solo sulla superficie comica, ma densa di significati e di problematiche inerenti l’identità dell’uomo contemporaneo.

Esaltando il pervicace umorismo insito nella scrittura di Pirandello, il regista Giancarlo Nicoletti, in occasione del centenario della nascita dell’opera, con un adattamento in due atti, rispetto ai tre originari, racconta le vicende in cui si trovano coinvolti “il trasparente professor Paolino”, “la virtuosa signora Perella” e suo marito il Capitano Perella, senza tradire mai le intenzioni dell’autore.  La signora Perella, interpretata da una versatile e camaleontica Valentina Perrella, è la moglie dimessa e sottomessa del bestiale, rude e brutale Capitano Perella, inaridito dalla solitudine del mare che lo ha reso un analfabeta affettivo, di cui veste i panni un fin troppo elegante Filippo Gili. Tra i due non c’è più intimità da anni a causa delle lunghe assenze in mare del marito che nel frattempo si è creato una nuova famiglia a Napoli. La donna ormai sola e senza adempiere ai doveri coniugali si è lasciata andare ad una relazione extraconiugale con l’insegnante privato di suo figlio Nonò, il professor Paolino, personaggio centrale, fondamentale che funge da perno a tutta la rappresentazione. Non a caso la sua presenza sulla scena è costante ed è la mente che decide e conduce tutti gli eventi. Giorgio Colangeli si rivela  eccezionale attore che non si appiattisce sul ruolo ma infonde espressività corporea rendendo agile e dinamico il professor Paolino. A rompere gli equilibri sulla scena un incidente di percorso: la signora Perella, rimane incinta.. Cosa si fa a questo punto? Come salvare a tutti i costi le apparenze di un matrimonio finito? Ci penserà l’integerrimo professor Paolino, che da insegnante probo, onestissimo, si trasformerà in un manipolatore senza scrupoli riuscendo ad addossare la futura paternità al legittimo consorte. In che modo? Organizzando una notte di passione tra i due coniugi che erano diventati ormai estranei.

La maschera della rispettabilità sociale sarà salva per tutti e ognuno rientrerà nella sua parte nella commedia della vita, quella della moglie virtuosa, dell’irreprensibile professore, del legittimo consorte futuro padre. Ma attorno ai tre protagonisti ruotano altri personaggi interessanti come il dottor Nino Puleio, a cui presta il volto Alessandro Giova, che in un dialogo costruito su allusioni e  non detti, aiuterà il professor Paolino a trovare la soluzione al suo problema. Ritroviamo lo stesso regista Nicoletti che si è ritagliato una presenza defilata nel comico e divertito ruolo del farmacista Totò, fratello del dottor Puleio. Infine da sottolineare anche la bravura di Cristina Todaro che nel doppio ruolo di Rosaria, la domestica del professor Paolino, e di Grazia, la governante di casa Perella, ha aggiunto enfasi ed ulteriore verve comica al tutto grazie ad un’ interpretazione esilarante e caricaturale al punto giusto. 

I lavoro della regia sui personaggi, quindi, appare evidente, poiché i ruoli appaiono tutti ben caratterizzati. La rappresentazione risulta molto fisica, il corpo fa da vero protagonista, sia per i lavoro sulla postura che sulle movenze, come nel caso emblematico della signora Perella che, anche senza parlare, trasmette con la spalle abbassate, le movenze lente e impacciate, il viso pallido, smunto e triste, tutta la sua sottomissione alla vita, spacciata per virtù. Anche le disposizioni sulla scena, i movimenti, le reazioni durante i dialoghi sembrano seguire un ritmo, conferendo grande dinamicità alla performance, come nel caso del confronto del dottor Puleio e del professor Paolino, in cui, a tratti, sembra speculare. Nella drammaturgia originaria, il professor Paolino ha circa trent’anni, ed è all’incirca un coetaneo della signora Perella, del dottor Puleio e del farmacista  Totò, mentre Giorgio Colangeli non è un trentenne che vicino a Valentina Perrella, ha più le fattezze del padre che dell’amante. Con questa scelta registica, Nicoletti si discosta dal testo di Pirandello, volendo probabilmente mettere l’accento su un rapporto più asimmetrico che paritario, dove il senso di smarrimento della signora la porta a cercare protezione tra le braccia di un uomo  più anziano, quasi paterno piuttosto che in quelle di un coetaneo. Massima cura anche nella scelta dei costumi e del trucco, pienamente aderenti ai personaggi e ai momenti che vivono. Il disegno luci enfatizza i momenti più drammatici o ne sottolinea la priorità di alcuni personaggi. Il pubblico in sala si è mostrato coinvolto e divertito per tutte e due le ore di rappresentazione.

 

Mena Zarrelli

10 febbraio 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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