Mercoledì, 24 Aprile 2019
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Romeo e Giulietta al Teatro Ghione – L’amore è giovane

Recensione dello spettacolo “Romeo e Giuletta”, in scena al Teatro Ghione dal 12 al 17 Marzo 2019

 

L’Amore, come la grande Arte, può rigenerarsi continuamente ed assumere nuove vesti. Diamante dalle infinite facce, ognuna rivolta ad occhi sempre diversi, che sapranno vedere un lampo di luce ancora non scorto. Così uno dei testi più percorsi della storia della letteratura, l’abbecedario di ogni esternazione amorosa può ancora sorprendere, se chi ha voluto narrarci ancora una volta l’eterna favola degli amanti di Verona avrà saputo leggere all’interno del proprio cuore e, per parlarci d’Amore, avrà trovato suoni e colori che solo lì potevano risiedere. Ed è quanto succede nell’allestimento ora al Teatro Ghione, grazie alla regia di Selene Gandini.

 

“Amatevi con misura” è l’ammonimento di Frate Lorenzo. Romeo e Giulietta sono invece vittime della giovanile intemperanza. Ogni loro atto è determinato dalla pulsione, seguita senza esitazioni. Ma l’Amore può essere altrimenti? Può essere arginato, imbrigliato, regimentato? Questo è quanto vorrebbe un mondo senz’anima, che condanna gli amanti, colpevoli di avere ascoltato i loro istinti, ribellandosi all’ordine sociale a cui tutti debbono conformarsi. E a questo si ribella Selene Gandini, che sullo sfondo della sua scena pone, costante presenza, esplicita denuncia, le sbarre di questa prigione che ingabbia i cuori. Romeo e Giulietta, amanti in questo mondo, moriranno; dalla loro tomba parte il cammino di chi, forse un  giorno, vedrà quelle sbarre sollevarsi.

E allora l’Amore, per la regista, è giovane, giovanissimo, addirittura bambino. I vecchi, questi vecchi, hanno piantato le radici nella terra dell’odio. Solo l’incoscienza, o la follia, di chi non è stato ancora incrudito dagli anni può rendere capaci di volare, come le allodole che annunciano l’alba. Il palcoscenico della Gandini non poteva quindi che essere affollato da ragazzi irruenti e da una virginale Giulietta, Agostina Magnosi, addirittura coetanea del suo personaggio. Sono questi giovani il vero oggetto del lavoro della regista, che non li usa a servizio del testo, ma che, al contrario, regala loro l’opera più idonea ad esaltarne la bellezza. La scelta è efficace e i ragazzi rispondono: Giulietta, proprio per la voce ancora non formata, adatta a raccontare i sogni ancora ingenui del primo innamoramento, è quanto mai credibile. I protagonisti maschili Federico Occhipinti (Romeo), Francesco Buttironi (Benvolio) ed in particolare Matteo Fiori, un indemoniato Mercuzio, mettono tutto il loro vigore e la loro prestanza fisica a disposizione di un’interpretazione esasperata, fatta di recitazione irruenta e di movimenti di scena frenetici (ottimamente gestite le scene d’armi).

Selene Gandini non argina tanta forza, ma la orchestra, con una regia, che è il maggior punto di forza di questo spettacolo. Tutti gli strumenti disponibili sono utilizzati sapientemente: le scenografie essenziali ma eloquenti (due teli, grazie ad un gioco d’ombre, sono sufficienti), le musiche, rese suggestive dal ricorrere dei temi, i suoni, le coreografie, gli eleganti costumi. Felice esperimento l’utilizzo di bambini, sorprendentemente disinvolti sulla scena, funzionali al messaggio di speranza che si è ritenuto necessario lasciare. Arma ancora più potente il mestiere degli attori più esperti. Caterina Gramaglia, la nutrice, strappa risate ed applausi a scena aperta con una verve comica incontenibile, assistita dai virtuosismi vocali. Fabrizio Raggi e Marta Nuti, Padre e Madre Capuleti, ben descrivono col gelido rigore dell’impostazione quelle menti sorde all’Amore, contro cui la regista si scaglia, e la violenza di cui possono essere capaci (particolarmente impressionante per realismo la scena del III Atto in cui Capuleto aggredisce la figlia, che rifiuta il matrimonio con Paride).

Il risultato è uno spettacolo estremamente brioso, divertente e toccante al contempo. Ma soprattutto, lo si è compreso dalle reazioni spontanee – lacrime, risate, applausi - del pubblico in sala, capace di trasmettere sincere emozioni. Nel risultato del lavoro di Selene Gandini, al di là dei meriti tecnici, si percepisce innanzitutto sentimento. Fare teatro può essere un gesto d’amore. E l’Amore trova, sempre diretta, la sua strada.

«Se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.»

 

Valter Chiappa

14 Marzo 2019

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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