Venerdì, 20 Settembre 2019
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‘Via!’: inizia il viaggio del poeta slammer Simone Savogin verso la sua nuova avventura teatrale (?)

Recensione dello spettacolo ‘Via!’ in scena al Todi Festival il 24 agosto 2019

 

Parte come un normalissimo viaggio in auto quello che Simone Savogin ha proposto al pubblico della serata inaugurale del Todi Festival: alla guida di un’auto immaginaria, ritroviamo il poeta slammer accompagnato da una partner altrettato evanescente, e che lo diventa ancora di più quando non gli presta attenzione, si estranea o si appisola. È proprio in questi momenti, però, in cui lei non lo guarda che Simone ‘approfitta’ per dar sfogo ai suoi pensieri più intimi e profondi e che risultano funzionali alla narrazione per far capire allo spettatore il contesto in cui questa coppia di viaggiatori è stata catturata. Avulso dalle chiacchiere che necessariamente intavola con l’immaginaria interlocutrice, il poeta slammer spiega sé stesso, rivela i propri sentimenti e i propri pensieri sul mondo in cui viviamo: verità evidenti o svelate che lasciano qualcosa su cui riflettere tra i sorrisi che il poetry slam di Simone regala.

Passare dal poetry slam alla riscossa televisiva e poi al palcoscenico di un teatro non è da tutti: solo uno spirito versatile come quello di Savogin poteva riuscirci ottenendo anche buoni risultati. Se da una parte si può pensare che, nell’ambito della sua arte, abbia forse raggiunto il gradino più alto della scala qualificandosi come campione per tre volte consecutive, ora che si è timidamente e umilmente approcciato al mondo del teatro, Simone può facilmente puntare a ottenere risultati altrettanto elevati. Il linguaggio con cui si esprime è quello delle nuove generazioni, fatto di rapidità, scioltezza e ritmo, a cui la sua ricerca spasmodica delle parole più adatte finisce con il conferire una musicalità tale da addolcire alle orecchie del pubblico anche il testo più amaro. 

Quella che l’artista ha compiuto per il Todi Festival è stata una scelta più che coraggiosa: si è messo in discussione per un pubblico abituato a tutt’altro tipo di narrazione ma che, con un lungo applauso, ha dimostrato di apprezzare il suo tentativo non senza un pizzico di stupore verso l’ottima promessa che il poeta rappresenta. Sebbene, infatti, Simone non si sia allontanato eccessivamente da quelle che sono le tematiche classiche della poesia, ovvero l’amore, la guerra, le relazioni umane in generale, per essere la sua prima esperienza teatrale ha saputo ben mixare prosa e poesia presentando quello che per uno slammer è stato un lungo monologo. Ma tanto è bastato a far conoscere il suo grande talento. 

Lo spettacolo in sè è stato divertente, fresco, originale, decisamente coinvolgente e bello da seguire. Savogin ha dato prova della sua grande capacità di saper stare su un palco e di sapersi relazionare con il pubblico grazie all’innata fisicità che contraddistingue la sua poesia per cui le sue performance che non si basano unicamente sul ritmo delle parole ma anche sulla potente corporeità dell’artista. È proprio l’unione della sua voce ora dolce, ora forte, ora timida con la potente espressività del linguaggio del corpo a conquistare e rapire lo spettatore. Sicuramente quando collezionerà altre esperienze teatrali,  affinerà maggiormente la struttura dei suoi spettacoli dato che al festival l’esigente e abitudinario pubblico teatrale sembrava essere rimasto un po’ spiazzato dalla minima strutturazione dell’esibizione. Per far sì che tutti riescano a fruire appieno della sua bravura, le prossime rappresentazioni dovrebbero essere caratterizzate da un lavoro di adattamento al contesto teatrale quanto a struttura e tempistiche.     

Al di là dell’evidente emozione provata per quest’esordio teatrale, staremo a vedere se quest’esperienza servirà allo slammer a conferire alla sua carriera professionale una direzione più teatrale dato che sarebbe un peccato per il mondo dello spettacolo perdere un tale innovativo talento.

 

Diana Della Mura

25 agosto 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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