Domenica, 08 Dicembre 2019
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La bisbetica domata e il “potere” del suo successo

Recensione dello spettacolo “La bisbetica domata” in scena al Silvano Toti Globe Theatre dal 19 luglio al 4 agosto 2019

 

 

La bisbetica domata, opera presumibilmente scritta tra il 1590 e il 1591 da William Shakespeare, è un componimento la cui trama è basata essenzialmente sulla figura della donna e della sua condizione sociale dell’epoca. Un tema, ancora oggi, del tutto attuale e che nell’adattamento di Loredana Scaramella rende il testo vivo, dinamico, ben curato in ogni dettaglio e ricchissimo di spettacolo.
Si tratta di un testo condensato nella trama e nei personaggi (all’incirca venti), ragion per cui, a tratti, riesce difficile seguire il filo che tesse la vicenda. Una storia che ha come protagonista Caterina, la bisbetica (Carlotta Proietti), così soprannominata per via del suo brutto carattere, e in secondo piano Bianca (Sara Putignano), sua sorella minore.


Lo spettacolo viaggia su un doppio binario: gli spettatori seguono la storia di un ubriacone ambulante, Cristoforo Volpe (alias Federico Ceci) al quale viene fatto credere di essere un ricco lord e di essere stato addormentato per anni. A costui viene offerto di assistere ad una rappresentazione messa su da un gruppo di attori girovaghi che si fa avanti sulla scena e prende ad avvicendarsi, in maniera anche un po’ forsennata, per narrare la storia dal titolo La bisbetica domata.
L’opera, come preannunciato, vede Caterina come protagonista: una donna forte, che non si lascia piegare da suo padre né da nessun altro, che non ha corteggiatori, al contrario di sua sorella Bianca ambita da molti pretendenti tra cui Gremio (Gianni Ferreri) e Ortensio (Giulio Benvenuti), e, più oltre da Lucenzio (Giulio Cavallini). In realtà ad essere protagoniste sono le donne, anche Bianca ha una sua parte e un suo peso nella storia. Le due sorelle sono le facce di una stessa medaglia, l’ago della bilancia: Bianca, solo all’apparenza, sembra la donna educata, rispettosa e dai modi gentili. La regia di Scaramella la vuole come un personaggio che sa il fatto suo, l’unica differenza con Caterina è che quest’ultima è più preponderante nelle scelte e nelle parole. Lo si nota dal suo ingresso nelle scene e questa caratteristica è ancora più marcata durante l’incontro e lo scontro (verbale) con Petruccio (Mauro Santopietro) che diventerà suo sposo.
La lotta tra i due è improba: Petruccio è caratterialmente identico a Caterina, indi è facile immaginare che tra i due è guerra aperta, guerra che si acuirà ancor più durante la vita matrimoniale dove Caterina verrà privata del cibo, delle vesti e delle parole, fino a che non diverrà mansueta e moglie obbediente al proprio marito.
È così che la bisbetica diventa domata anche se ciò non significa che Caterina sia un’altra: in lei si avverte sempre la donna di carattere, solo l’amore l’ha resa più malleabile e più accondiscendente.
Il testo di Shakespeare adattato da Loredana Scaramella è un testo molto denso, fitto di dialoghi, canti, balletti e scene e costumi in continuo cambiamento. Tutto ciò non rende lo spettacolo noioso, anzi, potremmo definire La bisbetica domata uno “show”. Il finire del primo tempo, ad esempio, è una finta interruzione in cui tra una chiacchiera e l’altra del pubblico, tra un’uscita al bar e una sosta in toilette, gli attori continuano imperterriti ad esibirsi sul palcoscenico con sketch e balletti, come se tutti gli spettatori stessero lì davvero ad intrattenersi per il banchetto di nozze tra Petruccio e Caterina.
Eccezionale l’interpretazione di tutti gli attori e indimenticabile lo scambio di battute tra Caterina e Petruccio, divertente ma anche incalzante: irriverente con smorfie e sfottò da parte di Petruccio nei confronti di Caty (nomignolo che le affibbia per prenderla in giro e dimostrare, in un certo qual modo, il suo “potere” di maschio) e provocatorio per non cedere alla sopraffazione. Bravissimi gli interpreti nelle parti cantate, e veloci e attenti tra il cambio di una scena e l’altra dove è semplice inciampare e incespicare (i movimenti sono lesti, sì anche i dialoghi).
Tre ore intense di spettacolo che vale la pena di assistere, prima di tutto per le straordinarie capacità attoriali, canore e artistiche di tutti i protagonisti ma, soprattutto, deve esser riconosciuto loro il merito di sostenere un copione così fitto di battute nonché il continuo entrare e uscire da un personaggio all’altro. A colpire sono soprattutto queste immense capacità camaleontiche e, oltre a questo, l’intero allestimento scenografico, il trucco e parrucco, le luci, l’audio e le musiche che contribuiscono a fare de La bisbetica domata un grande e indimenticabile spettacolo, ma senza mai dimenticare il ruolo e il significato della donna nella società. Al termine, la “ribelle” Caterina soggiace alle “leggi dell’obbedienza”, ovvero tutte quelle regole che vogliono una donna soggiogata ai voleri del marito. È bene però non confondere questo passaggio e pensare che la donna sia un oggetto nelle mani dell’uomo (padre o marito che sia): alla fine della storia Caterina ha solo ammorbidito i lati più spigolosi del suo carattere ma non nel suo essere, dentro resta viva e vera. Diversamente Bianca non cambia, al confronto parrebbe persino una creatura molto fragile.
La lotta tra i poteri, insomma, resta in piedi. Nessuno è vinto, nessuno ne esce vincitore. Resta accesa sul palco solo la vivida fiamma del successo che firma questo spettacolo.

 

Costanza Carla Iannacone
21 luglio 2019

 

Informazioni

 

La bisbetica domata
di William Shakespeare
diretto, tradotto e adattato da Loredana Scaramella
aiuto regia: Francesca Visicaro
scene: Fabiana Di Marco
maestro movimenti di scena: Alberto Bellandi
costumi: Susanna Proietti
consulenza coreografica: Laura Ruocco
assistente coreografico: Giulio Benvenuti
direzione tecnica: Stefano Cianfichi
light designer: Umile Vainieri
sound engineer: Franco Patimo/Daniele Patriarca
allestimento a cura di Susanna Proietti
musiche arrangiate ed eseguite dal vivo dal quartetto William Kemp (Adriano Dragotta, violino, Lorenzo Perracino, sassofoni, Franco Tinto, chitarra, Daniele Ercoli, contrabbasso)
una produzione Politeama Srl


Personaggi e interpreti

 

Giulio Benvenuti (Ortensio)
Giulio Cavallini (Lucenzio)
Federigo Ceci (Cristoforo Volpe)
Tiziano Edini (Nicola, tenente)
Gianni Ferreri (Gremio)
Lorenzo Grilli (Biondello, Giuseppe, aiuto cuoco, ballerino di tip tap)
Gabrio Gentilini (Curzio, Vincenzo, comandante)
Paolo Giangrasso (Tranio)
Roberto Mantovani (Battista, attore di prosa)
Ivan Olivieri (Professore, amministratore di compagnia)
Loredana Piedimonte (vedova, sarta)
Carlotta Proietti (Caterina)
Sara Putignano (Bianca)
Mauro Santopietro (Petruccio, caposettore)
Antonio Sapio (Filippo, cantante)
Federico Tolardo (Grumio, fantasista)

 

 

 

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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