Giovedì, 14 Novembre 2019
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L’anima buona di Sezuan: Monica Guerritore e quell’atto d’amore per Strehler

Recensione dello spettacolo L’anima buona di Sezuan in scena al Teatro Quirino fino al 10 novembre 2019

 

«La piccola scialuppa di salvataggio va presto a fondo: troppe braccia di naufraghi vi si aggrappano avide». 

Succede nella provincia cinese del Sezuan. In questa parte di mondo immaginata da Brecht la povertà cancella la memoria e acuisce la fame. Qui, dove anche l’acqua costa cara, è più difficile che altrove ricordare di essere umani. Essere buoni. In questa porzione di terra desolata gli dei hanno le sembianze di una ciotola di riso e di un rifugio per la notte. Come può un’anima buona sopravvivere a tanta barbarie? 

Se l’è domandato Brecht a cavallo tra il ’38 e il ’40, l’ha messo in scena Strehler a più riprese e lo ripropone oggi Monica Guerritore. In una versione che è un omaggio e un atto d’amore – come lei stessa ammette – nei confronti del suo maestro. Regista, oltre che interprete principale, la Guerritore ripropone una versione dell’opera di Brecht molto fedele a quella diretta quasi quarant’anni fa da Giorgio Strehler, con Andrea Jonasson nei panni di Shen Te e Shui Ta. 

Come allora ritorna la piattaforma girevole su cui cambiano le scene e corrono, cadono, si azzuffano i protagonisti; ritornano l’acqua, i giochi e i disegni di luce che segnano e accompagnano il passaggio dal bene al male. Ritorna il gotha dei personaggi brechtiani, così caratterizzati, tanto macchiette quanto reali, e con essi il bisogno prepotente di dimostrare che i buoni possono ancora vivere su questa terra. Nella versione (ridotta) della Guerritore c’è tutta la forza comunicativa del teatro politico e civile di Brecht e Strehler. C’è ancora la denuncia del dramma della povertà. 

Nella provincia del Sezuan tre dei scendono in terra alla ricerca di un’anima buona che possa dare loro rifugio per la notte. Nessuno è disposto ad accoglierli, ad eccezione della giovane prostituta Shen Te. Gli dei per ricambiare la generosità della donna le lasciano più di mille dollari d’argento, cifra sufficiente per permetterle di rilevare una tabaccheria e vivere dignitosamente. Da questo momento in poi però una carrellata di personaggi egoisti, opportunisti e affamati entreranno e usciranno dalla sua vita fino a rendergliela impossibile. Per non soccombere Shen Te può solo sdoppiarsi e dar vita al crudele e spietato uomo d’affari Shui Ta. 

Sostenuta dallo scenografico gioco di luci e ombre di Pietro Sperduti, la Guerritore passa senza fratture dalla grazia e leggerezza della buona Shen Te ai toni gravi e alle movenze ingombranti del cattivo Shui Ta. Da questo momento in poi il conflitto tra bene e male ha un volto e un carattere precisi. E il pubblico in sala è chiamato a decidere da che parte stare. Insieme a lei anche gli attori con cui condivide il palcoscenico prestano fisicità e carattere a più di un personaggio: Matteo Cirillo è l’aviatore arrivista e il falegname che affoga nell’alcol le sue responsabilità; Alessandro Di Somma è uno degli dei, il bambino e la vedova Li; Nicolò Giacalone è il marito e il barbiere; Vincenzo Gambino è l’acquaiolo e il fratello zoppo; Francesco Godina è il nipote, il primo dio e il poliziotto strampalato; Diego Migeni è il terzo dio e la signora Mi Tzu; Lucilla Mininno è la signora Yang e la moglie. Il risultato è la fotografia di una (dis)umanità stremata e allo sbando. 

Il testo di Brecht non ha perso la forza espressiva e la capacità di parlare al suo pubblico. La grazia e la gentilezza di un personaggio anacronistico come Shen Te continuano a turbare lo spettatore abituato a un mondo dominato dalla violenza e dalla prepotenza. Dallo scoppio della seconda guerra mondiale ad oggi molte cose sono cambiate ma, scrive nelle note di regia la stessa Guerritore, «mettere in scena la meravigliosa parabola di Brecht risponde alla missione civile e politica del mio mestiere». 

 

Concetta Prencipe

3 novembre 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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