Domenica, 19 Gennaio 2020
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D’amore, ecco di cosa parliamo. Al Teatro Lo Spazio si racconta l’inafferrabilità dell' amore e la sua indefinibile natura

Recensione dello spettacolo teatrale: D’amore, ecco di cosa parliamo. Andato in scena al Teatro Lo Spazio dal 10 al 12 Gennaio 2020

 

Come qualcosa che non si chiude e spinge per essere risolta, il non detto vibra dentro la persona in frenetica attesa di esprimere la propria voce.
Sarebbe dovuta essere una brillante e spensierata serata tra due coppie di amici che si conoscono da poco tempo. Giusto un drink a casa di Laura (Claudia Amendola) e Corrado (Emiliano Conti), che aspettano Massimo (Simone Destrero) e Teresa (Silvia Antonini) con quella sana elettricità che tradisce l’ansia sull’andamento della serata che si vorrebbe perfetta. Poi subito a cena fuori in un ristorante che solo Massimo conosce.

Sarà stato il caso...il destino.. o semplicemente l’implicito desiderio di raccontarsi ad indirizzare il flusso della conversazione su una tematica che nessuno dei presenti ha risolto e sa spiegare. La serata perde d’un tratto la propria leggerezza e diviene sfondo di un confronto dalle diverse sfumature, alternado rabbia, incredulità e disincanto. D’amore ecco di cosa parlano le due coppie inciampate non per caso su un tema di difficile manipolazione e, attraverso la diversità di vedute di ognuno dei presenti, prendono forma domande le cui risposte sono rimaste per troppo tempo sottaciute. Domande vibranti e sospirati pensieri sui passati amori che invocano la loro dicibilità, perché il passato sembra non morire ma riecheggia nelle relazioni attuali fino a condizionarle, rimanendo scomodo ed ostinato coinquilino.

Come a volte accade, seguendo il flusso di determinate tematiche, si approda a lidi sconosciuti e si scopre di non conoscere nè se stessi nè di riconoscere l’altro. Analogamente, l’argomentare sull’amore inevitabilmente comporta la convivenza anche forzata di diversi punti di vista che offrono, forse per la prima volta, alle singole coppie la possibilità di conoscersi veramente, apprendendo qualcosa dell’altro, non senza dolore, che non si aveva avuto mai il coraggio di domandare. Cosi, sospinte da un flusso di energia e di rabbia impossibile da arginare o contenere, alimentate vicendevolmente dalle reazioni reciproche e facilitati da qualche bicchiere di troppo, emergono dal magnetico campo relazionale persone diverse da quelle che si pensava aver accanto. Infatti, se ad avvicinare e rendere riconoscibili i presenti è la medesima domanda inerente la natura dell’amore, a differenziare gli stessi sono le singole risposte.

Caratterizzata da una drammaturgia ( Paolo Vanacore) dalla ritmica costante e priva di “vuoti” d’intensità, la pièce viene ulteriormente valorizzata da una recitazione complessiva apparsa gradevolmente spontanea, complice un’evidente sintonia tra i singoli attori. La peculiare densità della stesura è rintracciabile nell’aver esplorato, attraverso un tema delicato ed universale, i vissuti dei singoli personaggi che, nel verbalizzare la propria idea sull’amore, di fatto dicono “qualcosa” anche al partner attuale. Non casuale, infatti, la presenza di frequenti rimandi al passato, visto a volte con nostalgia e dolcezza, altre volte considerato ancora vivo a tal punto da muoversi in parallelo alla relazione presente.

A fronte di una preziosa densità drammaturgica, le diverse diramazioni dell’amore sulle quali hanno argomentato i protagonisti, non sempre sono sembrate emergere con spontaneità, sembrando a volte “forzate” perchè avulse dal naturale flusso della conversazione. Troppo compressa e veloce, poco verosimile quindi, inoltre è apparsa la fase che separa l’arrivo di Massimo e Teresa dall’emergere del tema principale. La regia dello stesso Vanacore seguendo la direzione della semplicità, ha restituito credibilità ai personaggi ritagliando su ciascuno di loro tratti caratteriali ben definiti e verosimili, riscontrabili nella quotidianità, permettendo idealmente anche al pubblico di partecipare alla conversazione ed essere spettatore attivo. Le luci, assecondando la trama, assumono diverse gradazioni divenendo soffuse nei momenti più introspettivi ed intimi, per poi tornare brillanti quando il tono della conversazione si fa più acceso. Particolarmente intenso e delicato l’intervento cantato di Sina Sebastiani che, emergendo dal buio del secondo palco che affianca quello centrale, con vibrante trasporto racconta anch’essa le diverse declinazioni dell’amore.

Non sapremo forse mai se l’amore è contenuto anche dentro un colpo di fulmine e dove mai andrà tutto il sentimento provato nelle relazioni passate. L’amore di fatto sembra essere una domanda contenente tante risposte, nessuna delle quali sembra essere così giusta da poterlo definire nella sua totalità: ognuno di noi vivrà con diritto la propria idea di amore, senza sapere esattamente cosa sia…


Simone Marcari

14 gennaio 2020


Informazioni:
Con:
Claudia Amendola, Silvia Antonini,
Emiliano Conti, Simone Destriero.
Con la partecipazione di Sina Sebastiani.
Testo e regia di Paolo Vanacore.
Musiche originali di Alessandro Panatteri.

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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