Lunedì, 28 Settembre 2020
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Le allegre comari di Windsor al Teatro Sala Umberto: per evadere almeno con la fantasia

Recensione dello spettacolo Le comari di Windsor, di William Shakespeare. Adattamento di Edoardo Erba. Regia di Serena Sinigaglia. In scena al Teatro Sala Umberto dal 11 al 16 Febbraio 2020

 

Un brivido..cosa c’è di più importante? Specie se proibito ed inaspettato, che interrompa l’uguaglianza dei propri giorni autorizzando nascostamente a sognare, anche senza agire… Comare Meg Page ( Annagaia Marchioro) e Comare Alice Ford ( Virginia Zini) ricevono da parte di Sir John Falstaff, un vecchio “bacucco che fa il cascamorto” dalla dubbia morale, la medesima lettera adulatrice e di corteggiamento nella quale vengono cambiati solo i nomi delle destinatarie. Mosso non certo da amore nè da bramosia per le carni, lo scopo del Cavaliere è quello di sistemarsi economicamente dopo essersi ridotto in rovina. Certamente offese, ma segretamente ridestate nello spirito e nelle carni, esse decidono di punire la totale mancanza di rispetto di Falstaff per il quale una donna sembra valere l’altra..purchè ricca. Con la complicità di Quickly (Chiara Stoppa), la “ruvida” domestica a servizio di casa Page, la signora Ford comunica al Cavaliere la propria disponibilità ad accoglierlo in casa propria ad orario prestabilito.

Simulando poi il rientro improvviso del sign. Ford, le donne nasconderanno Falstaff nel contenitore dei panni sporchi, ridicolizzandolo tra l’olezzo di questi e secchiate di acqua, per rendere più credibile la scena. Non paghe della loro vendetta, le donne tramano un secondo definitivo scherzo, sostenute anche da Annetta (Mila Boeri), la figlia dei signori Page, innamorata del giovane Fenton ed intenzionata a sposarlo nonostante il parere sfavorevole dei genitori. Un inaspettato ed inedito epilogo metterà fine all’ evasione dalla realtà da parte delle due Comari.

Liberamente ed “irriverentemente” tratto dall’omonima stesura di Shakespeare e adattato da Edoardo Erba, la pièce “Le allegre comari di Windsor” trova la propria peculiarità all’interno di uno sviluppo narrativo in cui la figura di Shakespeare sembra fluttuare tra l’assenza completa e un ritorno improvviso, quasi a riaccordare i fili della trama. Dall’imprevedibilità di tale intermittenza nasce un lavoro dalle pregevoli doti creative e disobbediente a qualsiasi dettame di fedeltà assoluta al testo. La presenza del poeta inglese è comunque rintracciabile nelle sequenze essenziali della trama e nei tratti caratteriali basilari dei personaggi, arricchiti di accenti oltremodo marcati atti a definirne ulteriormente l’esuberanza e l’irriverenza. L’intenzione di Erba e della regista Serena Sinigaglia sembra essere quella di attingere dalla partitura originale per poi sottolineare, rimaneggiare, caricaturizzare alcuni contrasti, contraddizioni, goffagini dell’umano sentire. All’interno di un cast attoriale esclusivamente femminile, dove non sembrano contemplati i personaggi del sesso opposto, questi, grazie ad un elegante intuizione drammaturgica, vengono attualizzati attraverso la citazione ed il racconto, da parte delle donne, delle loro azioni passate e reazioni presunte. A tal proposito, gli scherzi vendicativi destinati al Cavaliere di fatto assumono in scena i contorni di “una prova generale” da parte delle comari, dove la parte di Falstaff viene interpretata, per l’occasione, da Quickly.

La fisarmonicista Giulia Bertasi rappresenta una parziale eccezione alla presenza esclusiva di personaggi femminili, ricoprendo in scena, in abiti maschili, il doppio ruolo di musicista e del personaggio maschile di Fenton, il giovane di cui Annetta è innamorata. La Bertasi, infattii, valorizza con lo strumento i passaggi narrativi più densi colorandoli emotivamente, e flirta nel ruolo del taciturno giovin signore, con Annetta.

Di livello assoluto la recitazione complessiva che raggiunge il proprio picco espressivo con Annagaia Marchioro e Chiara Stoppa. Il sapiente intervento registico imprime una ritmica serrata ai dialoghi esaltando la vivacità delle quattro attrici e dei loro personaggi ben tratteggiati, rimandando la sensazione che si sarebbe potuto ulteriormente attingere dall’ inesauribile potenziale delle quattro artiste. Il talento delle stesse ha permesso loro di “tenere la nota” unendo la polifonia recitativa di una performance corale con la ritmica implacabile, tipica di una recitazione a due voci.

Mimetizzare ed affidare le proprie considerazioni ai personaggi più improbabili delle proprie opere è la prerogativa che caratterizza lo stile espressivo di Shakespeare: sarà proprio la figura meno credibile a scoperchiare le ipocrisie e criticità di una certa società. Nello specifico, il personaggio di Quickly, rispetto “all’originale” viene, da un punto di vista registico e drammaturgico, sovraccaricato di dissacrante grevità assurgendosi, di fatto, a controcanto della formale compostezza delle due madame. La domestica, infatti, attraverso l’irriverente amplificazione di ciò che le due donne vorrebbero dire pur non potendo, rappresenta di fatto la loro voce interiore. Le due comari, a ben guardare, pur rimanendo offese dall’atteggiamento del vecchio Falstaff, riescono a trattenere a stento anche un certo orgoglio derivante dall’essere ancora corteggiate. Cosa importa dell’intenzione reale del Cavaliere di fronte all’insperata illusione di essere desiderate? Il personaggio di Falstaff rappresenta soprattutto un diversivo alla loro monotonia: la morte di questi le costringerà ad un brusco risveglio nel solito letto noioso in cui non succede mai niente.

Elegante la scenografia (Federica Pellati) dominata da una figura verticale a ventaglio di merletti bianchi che, pur appartenendo stilisticamente agli inizi del novecento, restituisce una sobria eleganza agè, ben dialogando con i bianchi costumi dalle sfumature caricaturali, curati da Katarina Vukcevic. La presenza di un ventilatore crea una voluta dissonanza “temporale” dalla connotazione simbolica. Questo infatti, avendo la metaforica funzione di raffreddare le donne “dai bollenti spiriti”, di fatto evidenzia quella carnalità e desiderio sessuale presenti nelle comari, ma ipocritamente inespressi.
Apporto numeroso di un pubbico appagato, sfiorante il sold out, per uno spettacolo di indubbio spessore che ha saputo anche esplorare, tra le pieghe di una predominante ironia, l’aspetto esistenziale ed umano.

 


Simone Marcari

14 febbraio 2020

 

Informazioni
Cast:
Mila Boeri
Annagaia Marchioro
Chiara Stoppa
Virginia Zini
Alla fisarmonica: Giulia Bertasi
Scene: Federica Pellati
Costumi: Katarina Vuckcevic
Luci: Giuliano Almerighi
Consulente musicale: Federica Falasconi
Assistente alla regia: Giada Ulivi
Adattamento : Edoardo Erba
Regia: Serena Sinigaglia

 

Stanza a tre

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