Giovedì, 02 Aprile 2020
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Spettri al teatro Palladium: alla (vana) ricerca del Sole

Recensione dello spettacolo Spettri (un dramma familiare), in scena al Teatro Palladium dal 20 al 23 febbraio 2020

 

Casa Alving è popolata di spettri. Non gli eredi di un remoto passato, ma i suoi stessi abitanti. Perché ognuno può diventare lo spettro che aleggia nella vita del prossimo. La realtà del nostro essere non può essere esplicita, la necessità dell'ordine sociale lo impedisce. Ma essa permane, come una presenza fantasmatica appunto, inafferrabile, incontrollabile, ma inevitabilmente incombente.

Quando in una piccola cittadina norvegese ci si appresta a celebrare la inclita memoria dell'Onorevole Alving, con l'inaugurazione di un asilo intitolato al suo nome, in modo repentino si scopre la verità su di lui e le tremende conseguenze che il suo operato ha avuto sulla sua famiglia. La scintilla che appicca l'incendio (che poi si materializzerà realmente) è il ritorno da Parigi di Osvald (Igor Mattei), il figlio che ha deciso di sfuggire all'Ordine imposto, seguendo l'estro di artista. Il severo giudizio del pastore Sanders (Giorgio Crisafi), che quell'Ordine impersona, e le accuse da lui rivolte alla madre Helene (Micaela Esdra) danno la stura a una tempesta di rivelazioni, che travolgerà tutti, compresa la giovane cameriera Regine (Dalila Reas), vittima finale.

Spettri è l'opera in cui le tematiche di Ibsen evolvono verso il più cupo pessimismo. Non solo le inconfessabili perversioni o la banale avidità, ma anche l'esercizio dell'arte o il libero fluire del sentimento, che pur potrebbe essere salvifico, tutto viene coperto dalla voce imperiosa dell'Ordine. Tutto è silenziato, occultato, ma permane. I personaggi sono allora minati all'origine, segnati in volto da un pallore mortale e dall'ineluttabilità di una condanna che non lascia loro scampo. Tutti sono colpevoli. Tutti periranno, non necessariamente nella risoluzione della morte, ma oppressi dal peso di quel fardello e dal grigio del cielo norvegese, costantemente plumbeo. Helene paga la colpa di avere per tanti anni represso ogni slancio ed accettato ogni male e tardivo è il suo tentativo di ribellione. Sanders, che pure dell'Ordine si è fatto portavoce, rimane schiavo dei suoi gretti interessi. Regine fugge, ma la sua strada conduce al peggiore utilizzo della bellezza, quello che per lei auspica il bieco patrigno Engstrand. E il povero Osvald, che ha sognato l'arte, che ha sognato l'amore, perisce spossato dallo sforzo titanico e vano, invocando il sole.

L'allestimento presentato al Teatro Palladium scuote profondamente, affondando le mani nella materia drammatica e plasmandola, affinché allo spettatore ne giunga la tangibilità.

Il palcoscenico è vuoto, solo pochi oggetti di scena. Gli attori agiscono in platea, a pochi centimetri dal pubblico, aleggiando su esso come spettri appunto, con i loro volti imbiancati, gli occhi anneriti dal bistro e lo sguardo sbarrato. L'uniforme e la memoria di Alving stazionano su un manichino, spettatore e protagonista dello scempio. Intensità estrema nella recitazione, accentuazione della mimica, movimenti frenetici che si traducono in corse senza direzione: tanto viene richiesto dalla regia di Walter Pagliaro.

Ma se l'esasperazione drammatica, registro di difficile gestione, giunge allo spettatore traducendosi, come deve, in sentimento - che sia repulsione, indignazione, commiserazione o commozione - è merito da ascrivere anche alla maiuscola prova degli attori. Tutti capaci di maneggiare la materia infuocata, spingendo al limite dell'estensione le proprie corde, permanendo sulla soglia ma senza superarla. Sarebbe ingiusto limitare il plauso alla sola arte di Micaela Esdra, che pur rende monumentale la sua Helene, scolpendone i pieni e i vuoti, regalando emozioni struggenti. Tutti contribuiscono. Giorgio Crisafi trova accenti vibranti nell'impeccabile misura richiesta dal ruolo; Igor Mattei sa dipingere il male di vivere e il languore mortale di Osvald, senza scendere nel patetismo; Fabrizio Amicucci trasmette tutta la meritata ripugnanza verso il suo Engstrand, deforme nel corpo e nell'animo; Dalila Reas, dà voce al tragico destino di Regine con piglio sicuro e autorevolezza.

Walter Pagliaro, così ben supportato, non poteva scuoterci di più. Gli spettri della nostra vita ci attendono nella notte. Non resta che, speranzosi, attendere il Sole.

 

Valter Chiappa

23 Febbraio 2020

 

 

informazioni

SPETTRI (un dramma familiare)

di Henrik Ibsen

regia Walter Pagliaro

con

Micaela Esdra Signora Helene Alving

Giorgio Crisafi Pastore Manders

Igor Mattei Osvald Alving

Fabrizio Amicucci Falegname Engstrand

Dalila Reas Regine Engstrand

 

Stanza a tre

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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