Sabato, 18 Settembre 2021
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Trend festival - Blue Thunder, di Padraic Whalsh: solitudine e incomunicabilità delle relazioni familiari

Recensione dello spettacolo in streaming Blue Thunder sulla piattaforma Vimeo, all’interno della rassegna del Trend - nuove frontiere della scena britannica

 

Nuovo appuntamento in streaming sulla piattaforma Vimeo col festival Trend_nuove frontiere della scena britannica: Blue Thunder è il titolo del testo di Padraic Whalsh con la regia di Mauro Lamanna. In scena tre uomini di cui all’inizio non sono subito chiari i rapporti che intercorrono tra loro: in una scenografia essenziale composta solo da sedie, ci troviamo dinanzi un uomo adulto di mezz’età e due giovani ubriachi all’interno di un minivan simboleggiato dalle sedie. Col dipanarsi dei dialoghi, emerge gradualmente il tessuto di relazioni che li lega: un padre con i suoi due figli. Questi ultimi non si ritrovavano da tempo e sembrano diventati estranei. Dai serrati discorsi dei due fratelli, Dara (Mauro Lamanna), Ray (Gianmarco Saurino) con il padre Brian (Marco Cavalcoli), emergono lunghi tratti delle loro rispettive esistenze che ignoravano, vite che si sono evolute tutte nella stessa direzione, ossia verso il dramma della separazione dalla persona amata. Rinchiusi nel minivan di lavoro del padre, i protagonisti della piéce iniziano forse a comunicare realmente per la prima volta, rivelando la loro sofferenza, la loro solitudine e la disperazione per la perdita della propria compagna.

La mancanza di dialogo aveva sommerso il gran senso di frustrazione generato anche all’interno del nucleo familiare, causata dai ruoli positivi e negativi assegnati dall’esterno. Percepirsi ingabbiati, incompresi, non ascoltati nei propri segnali di angoscia, ha allontanato i due fratelli tra loro creando una cortina d’incomunicabilità e di diffidenza tra il padre e i figli e tra i due fratelli. La disperazione di Dara di fronte alla fine della sua relazione e i tentativi di riconquista della sua ex ragazza poco sani, fa saltare gli equilibri pregressi su cui si reggeva la loro famiglia, spingendo anche gli altri componenti a contattare e a rivelare i propri vissuti di sofferenza, per la prima volta seduti insieme nel minivan. Alla fine i due fratelli si riavvicineranno e Ray non abbandona Dara anche nel momento finale in cui vuole realizzare il proprio folle piano di riconquista della fidanzata. Il padre invece rimarrà a guardare, anestetizzato nelle proprie emozioni e perdendo un’ulteriore preziosa occasione di empatia, di condivisione e sostegno nei confronti dei figli. 

Superfluo ribadire che il montaggio e la selezione delle inquadrature che ritagliano solo una parte della realtà in scena, limitano e penalizzano la godibilità e la partecipazione profonda del pubblico a casa nei confronti di uno spettacolo teatrale che prevede un setting più ampio e l’interazione di più personaggi. Questa limitazione risulta però ben compensata dalla prova attoriale dei tre interpreti alquanto credibili nella loro performance che restituisce al pubblico a casa il vissuto di angoscia e sofferenza di personaggi ingabbiato nella recitazione di se stessi e che solo dal confronto reale con gli altri componenti della loro famiglia, ammettono la propria disperazione. Il disegno luci appare particolarmente evidente dalla presenza di accentuati fari fissi sulla scena che creano una luminosità non naturale in una dimensione trasognata, da atmosfera quasi irreale. La regia di Mauro Lamanna risulta vincente se si considera il positivo risultato globale. 

 

Mena Zarrelli

7 dicembre 2020

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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