Lunedì, 14 Giugno 2021
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Eduardo, il sangue e la corruzione: Il sindaco del rione Sanità. Dov’è la vera giustizia?

#recensione de Il sindaco del rione Sanità - visibile su RaiPlay nella sezione Musica e Teatro

 

Il rione Sanità, uno dei quartieri più popolari di Napoli, riveste un’importanza tutta speciale. Edificato verso la fine del XVI secolo, ospita palazzi storici di notevole interesse culturale, chiese e basiliche nonché l’ospedale San Gennaro dei Poveri, ricavato da un monastero abbandonato adibito a lazzaretto dopo la terribile peste del 1656. Inizialmente destinato alle abitazioni di famiglie nobiliari e ricchi borghesi, diviene col tempo uno dei quartieri più popolari di Napoli. Vi nasce Totò nel 1898 e quando morirà a Roma nel 1967, il rione Sanità lo omaggerà con un corteo funebre di 250 mila persone. Una folla immensa, capace di bloccare tutta la città, tanto che il furgone impiegherà due ore ad arrivare alla chiesa. 

Nel rione sono stati girati numerosi film tra cui L’oro di Napoli e Ieri, oggi, domani entrambi di Vittorio de Sica; alcune scene della serie Gomorra e l’intero film Sodoma – L’altra faccia di Gomorra. Il quartiere ha ispirato romanzi e artisti. 

Eppure, se pensiamo al rione Sanità, la prima immagine che si affaccia alla nostra mente è Eduardo nei panni di uno dei suoi personaggi più riusciti: Antonio Barracano, ovvero Il sindaco del rione Sanità.

Anche per Eduardo il rione ha uno speciale significato: all’età di undici, dodici anni ha studiato qui, al collegio Chierchia. Per le strade della Sanità ha quindi passeggiato mille volte da ragazzino, tanto da ricordare perfettamente la Pasticceria Guerriero dove andava spesso con i suoi compagni. 

Commedia in tre atti, scritta nel 1960 e andata in scena al Teatro Quirino di Roma il 9 dicembre del 1960, Il sindaco del rione Sanità prende spunto da un personaggio realmente esistito di nome Campoluongo. Ce ne parla direttamente Eduardo, descrivendolo come “… un pezzo d’uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità. E lui andava. … questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri.”

Antonio Barracano quindi è il sindaco del rione Sanità. All’aprirsi della commedia ha 75 anni e vive in una bella casa di villeggiatura circondato dall’affetto della moglie e dei tre figli. Alto, imponente, autorevole, riceve ogni giorno cittadini della Sanità e non, che hanno un contenzioso da risolvere. Amministra la “sua” giustizia con grande imparzialità e onestà, tanto da non voler punire il cane che ha azzannato la moglie appena comprende che era stata la donna a introdursi di notte nel pollaio, scatenando l’aggressività del mastino addetto alla difesa della casa. Nessuno osa mettere in dubbio o rifiutare le “sentenze” del sindaco, il quale è convinto di aver evitato alla città di Napoli un bagno di sangue maggiore di quello già in essere. Coadiuvato dal dottor Fabio Della Ragione, suo braccio destro nonché chirurgo all’occorrenza, don Antonio vive da trent’anni portando avanti un sogno: l’amministrazione della giustizia della povera gente, della gente ignorante, quella che “non tiene santi in Paradiso” e che se si rivolgesse all’autorità costituita, perderebbe di certo il processo pur avendo ragione. Don Antonio è un visionario dunque ma anche un uomo che ha speso metà della sua vita per rendere Napoli un poco migliore.

Nel primo atto, un fitto dialogo tra il protagonista e il dottore, ormai stanco di condurre questa vita, ci spiega dettagliatamente la filosofia che muove il sindaco.

Fabio: Siete un pazzo, un illuso. E io uno sventurato che a trentadue anni ha avuto la disgrazia di incontrarvi e credere in quello che dicevate, e che ora si trova a sessantaquattro anni vecchio, deluso e rincoglionito. Trent’anni rappresentano la vita di un uomo e noi li abbiamo spesi per proteggere una rete di delinquenti che fa vergogna al nostro paese, la vera piaga di una società costituita.

Antonio: La vera vittima, volete dire.

Fabio: Vittima?

Antonio: E’ naturale. Perché si tratta di gente ignorante e la società mette a frutto l’ignoranza di questa gente. Ma ora l’ignorante ha capito. Ha capito che chi tiene santi va in Paradiso. E chi non ne tiene…

Fabio: …. va all’inferno.

Antonio: No. Viene da me.

Una volta ancora Eduardo sa “leggere” il suo tempo partendo dalla vita spicciola, dai personaggi del popolo, come ha fatto in Napoli milionaria! e nelle commedie successive. Li porta sul palcoscenico perché tutta l’Italia possa vederli. Ma non solo. Eduardo va oltre, esprimendo stavolta a chiare lettere e senza mezzi termini una crisi della giustizia che negli anni a venire si farà sempre più ampia. La corruzione insinuata nei meandri della magistratura, dei processi, schiaccerà la povera gente a vantaggio dei ricchi e dei potenti, spalancando così le braccia ai veri capimafia (non certo Antonio Barracano, che è molto distante dal Padrino di Coppola, come lo stesso Eduardo ha più volte sottolineato) perfettamente in grado di mettere Le mani sulla città. Il film di Francesco Rosi del 1963 è un’aspra denuncia della corruzione e della speculazione edilizia di quegli anni. Ambientato a Napoli, sembra quasi il proseguo del discorso iniziato da Eduardo.

Come Napoli milionaria! e Le voci di dentro, anche Il sindaco del rione Sanità è visibile su RaiPlay nella sezione Musica e Teatro. Grandissimo capolavoro, eccezionale personaggio, magistrale interpretazione di tutti gli attori, tra cui i giovanissimi Luca De Filippo e Vincenzo Salemme, Il sindaco ricopre un posto d’eccezione nella vita artistica di Eduardo e nella nostra cultura. Come una lente d’ingrandimento, è come se ci dicesse: “Fermati, guarda. Questo accadeva. Questo ha formato i mattoni su cui si è costruita la nostra società di oggi.” 

Eduardo ci parla. Ci spiega. Ci mostra. Ancora oggi. 

 

Cecilia Moreschi

24 febbraio 2021

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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