Lunedì, 03 Ottobre 2022
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Vittorio Sgarbi: l’amore nelle declinazioni dell’arte di Giotto e della poesia di Dante Alighieri

Recensione della lectio magistralis "Dante - Giotto" di Vittorio Sgarbi nata da un’idea di Sabrina Colle, al Teatro Olimpico in scena dal giorno 8 al 12 dicembre 2021

 

Dante Alighieri e Giotto di Bondone: due artisti contemporanei nel loro tempo, due maestri indiscussi di stile che hanno cambiato la storia della letteratura e dell’arte, questa sera dialogano nella lectio magistralis di Vittorio Sgarbi. L’accostamento non è immediatamente chiaro al pubblico in sala. In apertura, il noto critico d’arte, i versi del canto del Purgatorio in cui Dante incontra il miniatore Oderisi da Gubbio, ma le dettagliate digressioni sull’abilità miniaturistica di Oderisi da Gubbio superata da Bolognese e sulla geografia dell’arte di quel periodo disorientano, per qualche momento, lo spettatore non esperto del campo. Si ritorna però sul tema principale, presentando Giotto come il primo pittore della modernità, intesa non nel significato diacronico del termine, ma come raffigurazione legata esclusivamente alla sfera umana, alle sue emozioni, ai suoi sentimenti, autonomamente da quella divina. L’operato di Dante, grazie al contributo dato dai suoi versi alla creazione della lingua italiana, e quello di Giotto attraverso il linguaggio della pittura, hanno collaborato alla formazione del concetto d’identità nazionale: veri padri dell’Italia non sarebbero, secondo Sgarbi, Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, ma i letterati come Dante, Petrarca e Boccaccio e gli artisti da Giotto al Rinascimento. Il vero Risorgimento, continua Sgarbi, sarebbe il Rinascimento che ha dato un’impronta unica all’arte italiana nota in tutto il mondo come segno identificativo del nostro Paese. Da qui alle pale eoliche come elemento che danneggia la bellezza dei paesaggi italiani, è stato un attimo: il fotovoltaico, le pale eoliche, le energie rinnovabili sono messe sotto accusa per l’effetto visivo che procurano sul volto delle aree urbane e rurali italiane. Non si risparmiano a riguardo, battute sarcastiche sulle problematiche inerenti il riscaldamento globale, l’uso delle energie pulite, la figura di Greta Tunberg. Ma dopo questa breve parentesi più o meno condivisibile, che risulta gradita ad una parte del pubblico in sala che applaude, l’attenzione viene riposta sulla Cappella degli Scrovegni di Padova, dove assistiamo a particolari dell’affresco di sublime e ineguagliabile bellezza: le vicende di Gioacchino e Anna, i genitori della Vergine Maria.

La potenza espressiva di Gioacchino è disarmante: sul suo volto e nei suoi gesti tutta la sofferenza e il disagio di chi è stato cacciato dal Tempio e cerca accoglienze presso i pastori nel deserto. Mai prima di allora, la pittura era riuscita a riprodurre tutte le sfumature psicologiche dei personaggi raffigurati: da icone piatte e fredde, le figure acquistano vita, tramutate dal pennello del pittore in anime vive, palpitanti, sentono, amano. In questa serie di affreschi, sotto l’originario colore azzurro intenso della volta e all’interno di una rappresentazione in cui gli spazi e i volumi sono ben definiti da una prospettiva empirica, viene celebrato l’amore coniugale. Il suo punto più alto splende nell’incontro tra Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea di Gerusalemme, dove i due diventano una solo figura in una fusione totale, creando un’immagine resa tenerissima dai gesti così affettuosi e umani di Anna che accarezza il collo e il viso di Gioacchino. 

A dettare il ritmo della lectio, le pause condite dall’accompagnamento delle musiche al violino di Valentino Corvino e delle immagini astratte in movimento di Elide Blind e Simone Tacconelli sullo sfondo. Nel prosieguo si ravvisa sempre più esplicitamente il leit motiv della serata: l’amore declinato in tutte le sue forme. Dopo l’amore coniugale, la trattazione di Sgarbi, si concentra sull’amore per Dio, finemente argomentato da Dante nel canto III del Paradiso che vede coinvolte Piccarda Donati e Costanza d’Altavilla. Le due donne, strappate con la violenza alla vita monacale, spiegano a Dante che l’appagamento più alto consiste nel compiere il volere di Dio, senza provare invidia per le anime beate che si trovano in una condizione migliore della loro. Sullo schermo, il busto scolpito dal Bastianini che disegna lineamenti raffinati, delicati, dalla dolcezza infinita di Piccarda, a dispetto del dipinto movimentato, teatrale e fin troppo dettagliato di Raffaello Sorbi. Alla relazione prettamente spirituale in esame, è affiancato l’amore passionale, sensuale, assolutamente terreno di Paolo e Francesca, oggetto del V canto dell’Inferno. I due amanti avvolti da una passione così smisurata, provano un sentimento più forte della morte e rinuncerebbero anche al Paradiso per restare insieme, oseremmo dire più forte di Dio stesso. Nel buio dell’atmosfera infernale senza speranza, il loro amore brilla di una tale intensità, che Dante non regge l’emozione e sviene. Sullo schermo scorrono le immagini di Ingres e di Previati che rappresentano attimi topici della storia della coppia: il bacio con la scoperta del tradimento da parte del marito, il momento della morte e la dannazione eterna nel girone infernale. Per concludere il percorso sull’amore, attraverso l’analisi degli affreschi giotteschi posti sulle pareti della Basilica superiore di Assisi, coniugati con i versi del XI del Paradiso, si apre uno squarcio su una delle declinazioni supreme dell’amore: quella di Francesco per la povertà, sua amata e sua sposa. L’emozionante finale ci presenta una Vergine col bambino in una veste umanissima nel dipinto di Giotto La Madonna di Ognissanti in presenza della quale vengono recitati i versi della preghiera alla Vergine di San Bernardo da Chiaravalle. 

Il pubblico commosso, ha ripetuto a bassa voce i versi danteschi, in diversi passaggi dello spettacolo, dimostrando emozione e gradimento. La lezione-conferenza ha sviscerato molteplici tematiche, dall’attualità fino al 1300. Le digressioni sull’attualità, sulle problematiche ambientali, sulla politica, in qualche caso, sono risultate fuorvianti rispetto al nucleo della trattazione, ma grazie alle capacità dialettiche e argomentative del critico, condite da un’immancabile ironia di fondo, sono riuscite a coinvolgere e ad emozionare lo spettatore. 

 

Mena Zarrelli

11 dicembre 2021

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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