Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Una VOCE SOLA contro I GIGANTI DELLA MONTAGNA: il dramma senza fine di Luigi Pirandello

Recensione dello spettacolo I GIGANTI DELLA MONTAGNA - VOCE SOLA, di e con Valentina Banci, in scena al Teatro Basilica il 14 e 15 dicembre 2021 

 

Nella splendida Piazza di Porta San Giovanni, varcando la soglia del Teatro Basilica, ci  si addentra in un luogo magico, antico, evocativo...Una breve passeggiata tra le antiche mura  anticipa l'ingresso allo spazio scenico,  l'edera rampicante incornicia l'atmosfera del percorso esterno e lo sguardo degli spettatori che si apprestano a vedere "I giganti della montagna" si perde in quest'atmosfera suggestiva e fiabesca.

Lavorare sul segno, sia esso parola, gesto, luce, suono o elemento scenico, è l'obiettivo dichiarato di Frammenti, il progetto di ripartenza del Teatro Basilica. Si tratta di una nuova stagione teatrale che intende portare in scena le esigenze dell'uomo contemporaneo, sofferente, ferito, privato anche dell'arte, di quell'infinito di cui ha bisogno, stanco delle dinamiche corrotte della società attuale. 

"I giganti della montagna" è l'ultima opera di Luigi Pirandello, un dramma incompiuto ma carico di senso, un vero e proprio testamento spirituale dello scrittore all'umanità. Una compagnia di attori,  guidata dalla contessa Ilse, vaga cercando un teatro comunale nel quale mettere in scena un'unica grande opera, "La favola del figlio cambiato". La vana ricerca conduce gli attori alla villa degli Scalognati, una strana e prodigiosa dimora in cui risiede anche un mago di nome Cotrone, che invita gli stranieri a recitare per tutti gli sciagurati che abitano con lui. Ilse non vuole, si rifiuta...ed è allora che Cotrone suggerisce  alla compagnia della contessa di  recitare per i giganti. Questi ultimi,  brutali e selvaggi, non hanno voglia di assistere alla rappresentazione, non hanno tempo per l'arte, propongono come spettatori, piuttosto, i loro servitori, il loro popolo, altrettanto rozzo e spietato. La rappresentazione è pericolosa ed Ilse lo sa, ma accetta. Sarà l'ultimo spettacolo per la compagnia della contessa.

In sala, al centro dello spazio scenico, una sola luce illumina una sola figura umana, ambigua, vestita di nero e bianco, in una mano reca un megafono, che all'occorrenza diventa anche un binocolo,  su una sola spalla una cascata di capelli rosso rame, in testa ora un cappello ora no, un trucco bifronte, uomo/donna, conte/contessa, mago/poeta, fantasmi/giganti ...una voce ora delirante e febbrile ora sognante, ora rassicurante ora bestiale e brutale, un timbro variegato...Bravissima e intensa l'attrice Valentina Banci, che interpreta, da sola sul palco, la complessità del testo pirandelliano, "caricandosi" sul corpo, sulle spalle, sul viso e "trascinando", attraverso la voce, l'intero peso di una moltitudine  di "maschere". Il progetto teatrale, di cui la Banci è anche ideatrice, appare davvero arduo:  rappresentare il dramma  sotto forma di un "monologo corale". L'attrice riesce a catturare l'attenzione  degli spettatori attraverso la mimica gestuale e facciale, lo sguardo reso magnetico da un trucco marcato, il continuo alternarsi di tono e voce diversi ad ogni cambio personaggio, la musica e i pochi ma efficaci dettagli di scena...tutti espedienti che hanno consentito al pubblico di seguire lo sviluppo di una trama così intricata.

L'attrice recita la parte di tutti i personaggi del dramma, tuttavia, la sua migliore interpretazione è quella della contessa, la bella Ilse. Il dolore di Ilse è evidente, aleggia sulla scena. Ilse vuole recitare, il conte la consola accarezzandole il capo, ma lei continua a soffrire, è delirante e ha la febbre. Ilse prova dolore perché interpreta una madre che si dispera nell'opera "La favola del figlio cambiato", è amareggiata perché vorrebbe poter recitare questa favola fuori dalla villa degli Scalognati.  La contessa, tuttavia, è disperata anche perché il poeta, l'autore di questa favola, pazzo d'amore per lei,  proprio per lei si è tolto la vita. Ilse, donna/madre/attrice/personaggio, soffre tremendamente sul palco e nella dimensione del "teatro nel teatro".  Ad un tratto si ode una musica, il suono di violini, poi d'improvviso dal grembo della donna fuoriesce un nastro luccicante.  La donna lo estrae e lo allontana da sé, lo fa ricadere sul palco e si dispera. La contessa gira su se stessa e cosparge di coriandoli luminosi il palco. La scena è tragica: l'arte non riesce più ad esprimersi. Perduta irrimediabilmente la bellezza, perduta l'arte, fuoriesce dal suo grembo anche una corda che termina con un cappio, lo stesso cappio col quale si è tolto la vita il poeta innamorato, il cappio che, per un attimo, anche lei infila intorno al collo, poi però si ferma, lì ad un passo dal gesto estremo. L'opera non avrà la gloria degli uomini, è destinata ad esseri spregevoli e bruti, ai  giganti e ai loro servitori. Il pubblico della compagnia della contessa, quello appunto dei giganti e del loro popolo,  non ha la sensibilità per comprendere lo spettacolo, per apprezzare la favola, per farsi istruire da una rappresentazione teatrale, né tantomeno per soffrire o avere una catarsi seguendo lo sviluppo del dramma. I giganti uccidono gli attori, uccidono Ilse e, con lei, uccidono l'Arte.  Ilse scompare dietro una nuvola di fumo per poi ricomparire sotto nuove spoglie. La contessa, simbolo e personificazione dell'Arte,  diventa un'eroina, brandisce un pugno, urla e inveisce contro i potenti, "i giganti contemporanei", ma  il suo non è più un grido dolore, si è trasformato in  un urlo di rabbia. La rappresentazione teatrale diventa così una protesta feroce contro chi impedisce agli artisti di esprimersi e far sognare gli uomini.

Si giunge al finale, è qui che si realizza pienamente l'intenzione dello spettacolo, il momento in cui il dramma scritto da Pirandello, il dramma dello scrittore stesso, il dramma di Ilse, diventa anche quello dell'attrice/interprete, perché è il dramma degli attori, degli artisti, il dramma dell'umanità intera privata dell' arte, della poesia, della musica, dell'unica bellezza in grado di salvare il mondo. 

E' così che l'ultimo dei miti teatrali di Luigi Pirandello, il suo dramma incompiuto, non ha davvero mai fine, si consuma di anno in anno, prosegue fino ai giorni nostri...  e ieri sera è andato in scena al Teatro Basilica.

 

Cristina Fasolino

17 dicembre 2021

 

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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