Giovedì, 30 Giugno 2022
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L'uomo dal fiore in bocca al Teatro Argot Studio: volevo solo stare con te

Recensione dello spettacolo L'uomo dal fiore in bocca, di Luigi Pirandello. Con Lucrezia Lante della Rovere. Adattamento e regia di Francesco Zecca. In scena al Teatro Argot Studio dal 31 marzo al 10 aprile 2022

 

Osservare gli altri per distrarsi da se stessi, per dimenticarsi di quel senso di vuoto che solo la consapevolezza della morte può restituire così efficacemente. Rimanere affascinati dell'inutilità della altrui vita così leziosa, elegante, ma tremendamente sterile, diviene occasione per non avere rimpianti per il proprio termine corsa. Questi sono i concetti che l'uomo con il fiore in bocca esprimeva ad un avventore che aveva per pochi istanti perso il treno. E quel fiore diviene espressione del rapporto intimo ed individuale con la non esistenza: un fatto che dovrà accadere allo sfiorire dello stesso.

Sulla scia dell'atto unico pirandelliano, prende coraggiosamente vita una elegante e originale pièce che, rispetto alla matrice, ne illumina aspetti inesplorati sovvertendo il rapporto figura-sfondo. Se nell'opera datata 1922 la moglie dell'uomo dal fiore in bocca è una presenza muta, solo accennata e vissuta da questi come elemento di disturbo, ora ella freme nell'affrancarsi dal ruolo di ombra dando voce, spessore e corpo ai suoi abissi emotivi. "Volevo solo stare con te" è la frase che la donna ripete più volte al marito davanti alla sua tomba, sottolineando come il suo sorvegliarlo furtivamente, ben lungi dallo spiare, fosse espressione di un gesto d'amore, un prendersi cura, e al contempo un arrendersi a quella antica e inesauribile paura che la persona amata se ne vada. L'amore, anche quello non corrisposto o semplicemente non visto, dirada e sfuma i confini individuali: ci si ritrova così, spontaneamente, ad essere "l'altro" e fare propri i suoi pensieri quando questi viene a mancare. Le frasi pronunciate ora dalla vedova sono, infatti, le stesse espresse, nella stesura pirandelliana, dal marito durante il colloquio con l' avventore; altre parole, invece, sono il racconto e la descrizione di ciò che lei ha osservato di lui.

Pur sfiorando più volte il rischio di essere qualcosa di totalmente altro, l'adattamento di Francesco Zecca è apparso curato e sapientemente ideato, andando ad esplorare il vissuto di un personaggio apparentemente secondario offrendo, in perfetto stile pirandelliano, una visione alternativa della verità dimostrandone l'impossibilità di una versione univoca di questa. I personaggi presenti nella partitura pirandelliana, affrancandosi dal qui e ora, vivono adesso nel ricordo della donna che, ornando di fili d'erba la tomba del marito, racconta il proprio rimpianto e solitudine. Già...i fili d'erba: questi sono la metafora della vita e più sono numerosi più questa si allunga, anche se, prima o poi, dovranno finire.

Decisamente credibile l'interpretazione di Lucrezia Lante della Rovere, capace, attraverso espressività e movenze, di riempire di significato anche i silenzi, comunicando tutta la vibrazione della disperazione per un tempo perduto: quello della relazione. Il suo personaggio, oltrepassando la quarta parete, rende il pubblico del Teatro Argot interlocutore e custode delle sue emozioni, affidandogli di fatto il ruolo di avventore. 

Apprezzabili gli inserimenti di frammenti vocali della interpretazione che Gassman fece, nel 1970, della medesima opera. Suggestivo l'allestimento scenografico (Francesco Zecca) rappresentante la tomba interrata dell'uomo dal fiore in bocca che la vedova andrà ad ingentilire piantando fili d'erba. Il disegno luci di Alberto Tizzone, dialogando con la scenografia, restituisce emotività alla pièce, arricchendola di sensorialità, dove, all'interno di atmosfere oniriche, sembra di sentire il profumo dell' erba e l' umidità del terreno. Le musiche inedite di Diego Buongiorno ben si armonizzano con la nota recitativa, captando l'emozione del momento. Particolarmente emozionante e commovente il brano "Vedrai vedrai" di Luigi Tenco nella versione originale, con il quale si conclude l'atto. La qualità indiscussa della pièce ha appagato il pubblico dell'Argot Studio che risponde con il sold out e applausi prolungati.

 

Simone Marcari

2 aprile 2022

 

Informazioni

L'uomo dal fiore in bocca, di Luigi Pirandello
Con Lucrezia Lante della Rovere
Adattamento e regia: Francesco Zecca
Musiche originali: Diego Buongiorno
Disegno luci: Alberto Tizzone
Props Arti Plastiche: Francesco Zecca
Aiuto regia: Rebecca Righetti
Produzione: Argot Produzioni e Pierfrancesco Pisani per Infinito Produzioni

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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