Lunedì, 17 Giugno 2024
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I Capuleti e i Montecchi a Trieste: la seconda compagnia

Il secondo cast del capolavoro belliniano al Verdi, fra conferme e perplessità

Recensione di ‘I Capuleti e i Montecchi’ di Vincenzo Bellini in scena al Teatro Verdi di Trieste dal 24 febbraio al 5 marzo 2023

 

Lo spettacolo ‘I Capuleti e i Montecchi’  andato in scena a Trieste era già stato recensito nei giorni scorsi, con i cantanti della prima compagnia.

Ci ritorniamo  in occasione dell’esibizione  del secondo cast,  perché il confronto è interessante, in quanto lo spettacolo prende una sfaccettatura diversa, quasi  una narrazione differente. Cominciamo dicendo che la regia di  Arnaud Bernard  rimane interessante. Forse, , rivedendola, emergono alcuni tratti  di lezioso manierismo,  ma lo spettacolo, anche grazie alle scene di Alessandro Camera, appare coerente e con una identità inattaccabile.

Può piacere o meno, ma sicuramente il teatro ha fatto una saggia operazione culturale proponendo un simile spettacolo e l’apprezzamento dei tanti ragazzi in sala dimostra quanto queste scelte possano premiare  in termini di pubblico, ma soprattutto di politica culturale proiettata verso un necessario ricambio generazionale. Rimangono alcuni dubbi sulle scelte delle luci di Paolo Mazzon, mentre una seconda visione dei costumi di Carla Ricotti  fa emerge una ricchezza di citazioni pittoriche di grande raffinatezza. Il coro, diretto da Paolo Longo, si esprime con una sicurezza vocale molto apprezzata, anche se ci sono degli attimi, soprattutto in apertura, in cui il suo sembra straripare, mentre l’orchestra conferma una prova di grande valore, anche grazie alla guida competente ed attenta di  Enrico Calesso, che dimostra una grande sensibilità, oltre che  una solida conoscenza, della partitura e dello stile di Vincenzo Bellini.

Sempre appropriati gli interventi delle prime parti di  Paolo Rizzuto (corno), Marco Masini (clarinetto) e Matteo Salizzoni (violoncello). Veniamo dunque alla questione voci. Rimanevano confermati  nel ruolo , Emanuele Cordaro e Marco Ciaponi. Il primo è un funzionale Lorenzo, che nonostante le corse che la regia gli impone in giro per il palcoscenico, conferma buone capacità vocali e credibilità scenica.  Marco Ciaponi è Tebaldo. Nella prima compagnia, nella quale aveva fornito una prova apprezzata, si trovava a confrontarsi, nella storia, con il Romeo solido  ed autorevole di Laura Verrecchia. Nella recita cui abbiamo assistito, con una differente mezzosoprano che come vedremo aveva caratteristiche vocali differenti, Ciaponi, quasi suo malgrado, è decisamente in maggiore risalto.

Autentico tenore di grazia, riesce a mettere in evidenza un mezzo vocale dal timbro limpido, l’acuto squillante,  un colore molto interessante, che gli consentono  di tratteggiare la figura di un giovane uomo realmente innamorato,  sincero e per questo ancora più struggente.

La prima aria non appare una dichiarazione baldanzosa, quanto piuttosto un toccante canto d’amore, che il confronto con il colore ruvido di Cappellio rende ancora più intenso. La successiva ‘L’amo tanto’ è eseguita senza cadere nel tranello dell’ostentazione vocale,  ma confermando una esecuzione nella  quale  il  lavoro sulla parola piega il suono, senza mai sacrificarlo, ad una coinvolgente narrazione drammatica.

Viktor Shevcenko ruolo è un  Capellio, dalla difficoltosa dizione e la gestualità forzata. Sofia Koberidze interpreta Romeo. Sicuramente la voce ha un bel colore, anche se decisamente muliebre; certamente la cantante è determinata e professionale, con una piacevole figura ed una certa attenzione ai movimenti in scena.

La tecnica sembra abbastanza ben acquisita e sicuramente il futuro professionale riserverà a questo giovane mezzosoprano grandi soddisfazioni. Certamente in questo momento, però, il ruolo del Montecchi la sovrasta. Onerosissimo sia  vocalmente che scenicamente, mette a dura prova il registro, che scendendo sembra meno consistente, mentre nelle note alte compaiono spesso delle asperità.

Sicuramente una maggior dimestichezza con la parte  avrebbe aiutato a superare quel comprensibile timore reverenziale per la partitura, che sembra vincolarla alla volontà di rispettare quanto più possibile la correttezza vocale e penalizza l’interpretazione. Da questa situazione emerge, drammaturgicamente, il ruolo di Giulietta, donna determinata, che cerca un rapporto con un padre irrimediabilmente autoreferenziale, che rifiuta le profferte amorose di un affettuoso Tebaldo, che sceglie e pare guidare un Romeo aitante ma poco incisivo. Una situazione completamente diversa da quella dell’altra compagnia, ma non priva di spunti di interesse.

Certo ci voleva una Giulietta credibile. In questo caso la avevamo: Olga Dyadiv, che dopo una recente e discutibile incursione pucciniana, ritorna al repertorio ottocentesco, che le è più congeniale e ci regala una interpretazione intensa. Una Giulietta educata, riservata, ma autorevole, determinata, capace di essere ingenua, sensuale, spaventata, coraggiosa, arrabbiata, in  una riuscita tavolozza di sfumature che accarezzano una voce che affronta e supera con bravura le difficoltà che ingemmano questo ruolo.

La voce del soprano ucraino, beniamina del pubblico triestino, forse è piccola, ma corre senza difficoltà in teatro e le agilità sono ben risolte, grazie anche ad una bella sintonia con la buca dell’orchestra. Il pubblico presente, decisamente numeroso e come detto con una ampia componente di giovani, ha tributato applausi convinti a tutti gli interpreti con innumerevoli chiamate in scena  ed un personale trionfo per la Dyadiv.

 

Gianluca Macovez

6 marzo 2023

 

informazioni

 

Trieste, Teatro Giuseppe Verdi, stagione d’opera e balletto 2022 23

“I CAPULETI E I MONTECCHI”
Tragedia lirica in due atti Libretto di Felice Romani

 

Musica di Vincenzo Bellini

Personaggi e interpreti

Giulietta   OLGA DYADIV 

Romeo   SOFIA KOBERIDZE 

Tebaldo MARCO CIAPONI

Capellio  VIKTOR SHEVCHENKO

Lorenzo EMANUELE CORDARO

Orchestra Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Maestro concertatore e direttore Enrico Calesso 

Maestro del coro Paolo Longo
Regia  Arnaud Bernard

Scene Alessandro Camera

Costumi  Carla Ricotti

Luci Paolo Mazzon

ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA IN COPRODUZIONE CON LA FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA E CON LA GREEK NATIONAL OPERA

Trieste, Teatro Giuseppe Verdi,  4 marzo  2023

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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