Martedì, 16 Aprile 2024
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Un Paolo Rossi in stato di grazia presenta ‘Il metodo Pirandello’

Recensione di ‘Da questa sera si recita a soggetto’, in scena dal 20 al 23 marzo 2024 nei teatri della rete ERT Friuli Venezia Giulia

 

In questi giorni l’Ert, Ente Teatrale Regionale del Friuli Venezia Giulia, ospita le nuove tappe della tournée regionale dello spettacolo ‘Da stasera si recita a soggetto. Il metodo Pirandello’, il nuovo lavoro di Paolo Rossi, del quale firma l’ideazione,  la drammaturgia, assieme a Carlo G. Gabardini e la regia.

L’idea è quella di una rilettura dei temi pirandelliani, in modo particolare della maschera,  affrontati attraverso una festa alla quale sono chiamati a partecipare  tutti i presenti, attori e pubblico.

Riassunta in questo modo, sembra poca cosa.

In realtà siamo davanti ad uno spettacolo travolgente, ironico, meditato, pregno di riferimenti interessantissimi e che merita di essere visto.

Un annuncio registrato comunica che i presenti possono fotografare, riprendere, registrare, senza limitazioni.  Tanto per porsi subito controcorrente, per proclamare il proprio non essere allineato. L’unica richiesta è, nel caso suonino i telefonini, permettere agli attori di rispondere alla chiamata.

Rossi, che in questa occasione riesce ad essere coerente con la pluridecennale carriera senza risultare né autoreferenziale, né  prevedibile, è il capocomico di una sconclusionata compagnia di artisti chiamati ad improvvisare, in un continuo gioco metateatrale,  sulle tematiche suggerite dai testi di Pirandello, peraltro presente in una reincarnazione canina, ma anche  stimolato dalle sollecitazioni della platea, coinvolta sia in divertenti quanto assurdi numeri di danza, che in brevi performance attoriali.

Protagonista assoluto, ma non prevaricante, il comico, monfalconese di nascita,  lascia spazi amplissimi ai suoi compagni di viaggio dotati di grande talento e tempi comici smaglianti.

L’atmosfera è informale, divertente e, sembrerebbe, divertita.

Il testo è intenso.  Certo si ride, molto, di gusto, con il piacere  della  battuta intelligente. Ma c’è molto su cui riflettere. Sul presente e sul passato. Si affrontano questioni attuali spinose, come la gestione della cultura, lo strapotere dei potenti, la censura, la difficoltà ad essere liberi, l’immigrazione, il ruolo subalterno delle figure femminili nella cultura del Novecento.

Ma non meno rilevanti le annotazioni sulle affermazioni pirandelliane sui rischi della democrazia,  la creazione dei falsi miti, i rimandi alla commedia dell’arte, i riferimenti al Cabaret brechtiano,  il parallelismo iperbolico fra Hitler e Chaplin,  che consente di proporre una serie di divertenti battute sull’attuale situazione politica e sul ruolo dei giullari, spesso strumento per la popolarità dei potenti.

Un continuo entrare ed uscire dal contesto teatrale, mescolando letteratura e quotidianità, aneddoti e grande storia, mai scontato e sempre avvincente.

Tanti i rimandi letterari, offerti con la sapienza di un sorriso, con il piacere di regalare sostanza invece che esibire apparenza.

Paolo Rossi è un mattatore assoluto, bravissimo a raccogliere gli spunti del pubblico, abilissimo a riprendere il filo della narrazione, a profumare di improvvisazione un testo certamente costruito con sapienza e grande misura, a recitare come se non lo stesse facendo, senza cadere nella trappola delle autocitazioni e dei manierismi.

Smagliante di una ritrovata freschezza , graffiante ed acuto, più che tagliente ed aggressivo regala due ore e mezzo di spettacolo serrato, che volano via in un attimo,  entusiasmando il pubblico dell’Auditorium La Fratta a San Daniele del Friuli come non ricordiamo di aver mai visto.

La scena, firmata da Lorenzo Gioberti e bene illuminata da Elena Vastano,  è una struttura praticabile, funzionale e gradevole,  nella quale campeggiano due specchi, elementi dalla simbologia evidente, che incorniciano  una sorta di palco mobile sul quale si esibiscono  i musicisti, spesso coinvolti  nei dialoghi, che accompagnano la narrazione: Emanuele Dell’Aquila, alla chitarra ed Alex Orciari, al contrabbasso, entrambi compagni di palco di Rossi da oltre vent’anni.

Nessuna sfumatura sfugge loro, capaci di inserirsi con la giusta sottolineatura musicale, con un motivo accennato, oltre che accompagnare con grande suggestione i brani musicali inseriti nella narrazione.

Alessandro Cassutti è un professore, tratteggiato con cinico disincanto. Appariscente in un completo a cavallo fra John Travolta ed un vigile urbano ( i costumi, centratissimi, sono firmati da Elisabetta Menziani), riesce a descrivere con arguzia la logorrea compiaciuta di una scuola che  è sempre più lontana dai ragazzi, tanto che chiamato a descrivere una ventunenne inanella una sequenza di stereotipi vecchi di almeno vent’anni. Eccessivo, inconsciamente fuori posto, incapace di appassionare,  fotografa quella categoria di eruditi che credono che i contenuti  valgano più della passione, che la cultura sia fatta di risposte invece che di domande.

Egocentrico, finto modesto, darà il meglio di sé nei momenti di danza, in cui attirerà su di sé l’attenzione di tutti, quasi a cercare un’importanza, una centralità che certo le sue conoscenze sterili non gli danno . Forse  anche perché le sue spiegazioni sono una raccolta di parole affastellate , che donano una narrazione incomprensibile ritmata con bravura in un crescendo nel quale i termini perdono il significato e si fanno suono.

All’inizio dello spettacolo il pubblico è accolto da una rumorosa dj: Laura Bussani, sapientemente sguaiata, senza essere mai volgare, neanche quando i suoi discorsi si ingemmano di turpiloquio.

Il bisogno di esagerare, per scappare dal tempo che passa; un abbigliamento vistoso e pacchiano, per millantare una gioventù perduta; l’eccesso verbale per apparire simpatica; il continuo ripetere ‘casa mia,casa mia’, parlando della sala teatrale per simulare una agiatezza che probabilmente non ha avuto mai.

Due monologhi forti, uno dei quali echeggiando la Magnani di ‘La Sciantosa’, mettono in luce l’amplissima gamma di sfumature espressive, cesellate da una  capacità di mutare il registro repentinamente, echeggiando prima atmosfere da teatro classico, per poi abbandonarle fulmineamente per giocare sulla chiave comica.

Caterina Gabanella, artista poliedrica dal prestigioso passato sportivo, dimostra  una grande padronanza del palcoscenico. Arriva in ritardo, come spetta ad una diva, con una  valigia voluminosa ed un cagnolino magnificamente addestrato e subito  si dimostra interprete convincente sia nei toni comici che in quelli più drammatici.

In  qualche momento fa capire di interpretare la  compagna del capocomico,in altri è abile spalla, fino a diventare affascinante e credibile come primadonna del cabaret berlinese, in grado di gestire i discorsi, emozionati e divertenti, di un Pirandello scelto fra il pubblico, giocare con le sue risposte e poi cantare un brano di Milva. Metateatro nel metateatro.

Alla fine, la sala diventa una inverosimile discoteca, grottesca come troppo spesso sa essere il nostro mondo.

Il lavoro, che si era aperto con una lettera di scuse del capocomico  a Pirandello, si chiude fra gli applausi più entusiastici, ripetute chiamate alla ribalta per tutti ed autentiche, meritate,  ovazioni per Paolo Rossi , realmente in stato di grazia.

 

Gianluca Macovez

22 marzo 2024

 

informazioni

DA QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO. Il Metodo Pirandello

drammaturgia di Paolo Rossi e Carlo G. Gabardini

regia di Paolo Rossi

aiuto regia: Lucia Orsini
scene: Lorenza Gioberti
costumi: Elisabetta Menziani
luci: Elena Vastano

con Paolo Rossi

e con Emanuele dell’Aquila, Alex Orciari, Caterina Gabanella, Alessandro Cassutti, Laura Bussani
con la partecipazione del pubblico

 

San Daniele del Friuli, Auditorium Alla Fratta, 20 marzo 2024

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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