A Roma si è tenuta ed è ancora in corso la quarta edizione di Sciapitò, il festival che trasforma Villa Bonelli in un grande palcoscenico a cielo aperto. Il progetto è realizzato grazie al contributo della Regione Lazio e al sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo. È inoltre vincitore dell'Avviso Pubblico "Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro - Anno 2026" promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative per la Giornata della Memoria, in collaborazione con SIAE. Ad affiancare la rassegna c'è la seconda edizione di Avamposto Bonelli, progetto promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, vincitore dell’Avviso Pubblico "Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno" in collaborazione con Zètema Progetto Cultura e con il contributo della Regione Lazio. All’ interno della rassegna il 27 settembre è andato in scena lo spettacolo “Carne”, prodotto dall'acclamata compagnia Frosini/Timpano su drammaturgia di Fabio Massimo Franceschelli e con il raffinato disegno sonoro di Ivan Talarico, messa in scena che si distingue come un'opera provocatoria, spietata e irresistibilmente comica. Il fulcro dello spettacolo è apparentemente semplice: uno scontro domestico e ideologico tra due visioni del mondo opposte, incarnate da lei, vegetariana convinta, e lui, inguaribile carnivoro. Quello che potrebbe sembrare un banale battibecco da cucina si trasforma rapidamente in un'arena dialettica in cui battute fulminanti, monologhi serrati e tempi comici perfetti ritmano un vero e proprio "duello all'ultimo sangue". Il grande pregio della scrittura di Franceschelli sta nella capacità di usare il tema dell'alimentazione come grimaldello per scardinare questioni ben più ampie e profonde. La disputa sul consumo di carne diventa il pretesto per esplorare i confini etici della mercificazione, il senso di colpa, la violenza sistemica e la sacralità della materia biologica di cui siamo composti. Frosini e Timpano non cercano di indottrinare il pubblico né di parteggiare per l'uno o per l'altra: mettono invece a nudo le contraddizioni, le ipocrisie e le fragilità di entrambe le posizioni. Il riso che ne deriva è costante, ma venato di una tagliente ironia che lascia il segno. A impreziosire e plasmare l'atmosfera dello spettacolo interviene il disegno sonoro di Ivan Talarico, che non si limita a fare da sottofondo, ma agisce come un vero e proprio personaggio invisibile. I suoni punteggiano le dinamiche di coppia, amplificano il grottesco delle situazioni e sottolineano i passaggi più viscerali della performance. “Carne” è uno spettacolo potente; riesce nell'impresa non facile di divertire a gran voce mentre smantella, pezzo dopo pezzo, le certezze del pubblico. Un'opera che fa riflettere su ciò che mettiamo nel piatto, ma soprattutto su ciò che siamo. Da non perdere per chi ama il teatro contemporaneo capace di scuotere e divertire al tempo stesso
Barbara Chiappa
6 ottobre 2026