“Bandiera” allo Spazio Rossellini; l'utopia oltre la crisi del modello globale

“Bandiera” allo Spazio Rossellini; l'utopia oltre la crisi del modello globale

Con “Bandiera”, la storica compagnia CapoTrave (guidata da Lucia Franchi e Luca Ricci, questi ultimi anche direttori del Kilowatt Festival) propone una commedia politica e surreale che affronta con coraggio, arguzia e un pizzico di magia la paralisi etica ed economica del nostro tempo. L'azione parte da una situazione ad altissima tensione claustrofobica: un giovane uomo fatto di ombre e mistero, interpretato dal bravissimo Giancarlo Commare si introduce nell'abitazione del Primo Ministro. In casa si trovano solo la moglie del politico, Antonella Attili e la governante di origini lettoni, Ania Rizzi Bogdan. Quella che all'apparenza sembra un'aggressione o un tentativo di sequestro da cronaca nera prende rapidamente una piega del tutto inaspettata. La drammaturgia firmata da Franchi e Ricci scardina le dinamiche del home invasion tradizionale per trasformare l'appartamento istituzionale in un ring filosofico e satirico. Il giovane intruso porta con sé un'istanza utopica e radicale: l'azzeramento dei debiti per tutti e il superamento delle storture di un sistema capitalistico arrivato al suo capolinea. Il tutto è costruito intorno alla scenografia di Rosita Vallefuoco, azzeccatissima, poiché cuce uno spazio sospeso, attraverso la realizzazione di un’isola cucina intorno alla quale i personaggi ruotano e si trasformano e creano un immaginario di fantasie e deliri che si incastra benissimo con gli oggetti di scena. I fuochi accesi realmente in scena e il fumo che esce dalla padella enfatizzato dal nero che sovrasta e dal gioco di luce, enfatizza l’odore della pietanza che si cuoce insieme al pubblico e che diventerà protagonista (non solo nell’azzeccato titolo). Ci viene in mente l’idea i Artaud su: “La messa in scena che deve colpire i sensi dello spettatore attraverso luci intense, suoni violenti, grida, ritmi percussivi e gesti simbolici”. C’è quella tensione che sale nello spettatore, tipica dell’attivazione plurisensoriale, che lo tiene ritto sulla sedia, senza mollare la presa sui dialoghi che costruiscono un equilibrio tra satira politica, registro brillante e atmosfere quasi fiabesche. Antonella Attili regala una prova attoriale di grande maturità e presenza scenica, incarnando la complessità di una donna di potere che si trova improvvisamente smascherata e costretta a fare i conti con l'ipocrisia delle proprie certezze. Giancarlo Commare convince pienamente nel ruolo del provocatore ideale: un personaggio ambiguo, in bilico tra la figura dell'attivista visionario e quella di un moderno giullare/mago politicamente scorretto. Seppure ci siamo completamente innamorati di Ania Rizzi Bogdan, che è interpreta il personaggio giusto, quello perfetto perché lo spettacolo si riga verso un equilibrio  dinamico, regalando un punto di vista laterale, concreto e disincantato, quello  della governante, indispensabile per connettere la grande politica alla realtà quotidiana. C’è poi un’importante riflessione politica, che non risolve, ma ci lascia con una serie di punti interrogativi aperti, insoluti. “Bandiera” non si limita a denunciare le ingiustizie e la sensazione di rassegnazione che caratterizzano il presente, ma prova a fare un passo in avanti: invita a immaginare nuovamente il futuro, seppure il finale perplime per la resa, apparente; è attraverso il paradosso e la comicità che Franchi e Ricci confezionano un'opera civile e profondamente contemporanea, capace di far riflettere invece  sulla possibilità di non rassegnarsi e di tornare, finalmente, a sognare un’alternativa. In “Bandiera” si  trasforma l'oggetto simbolico per eccellenza in un dispositivo di indagine critica, psicologica e sociale. La bandiera smette di essere un semplice drappo di stoffa o un contrassegno istituzionale per diventare una matrice di senso e di conflitto. L'opera esplora il bisogno umano primario di appartenere a qualcosa di più grande del singolo individuo. Raccogliersi sotto una bandiera risponde alla ricerca di un riparo, di una casa ideale e di una comunità di intenti, seppure il  simbolo diventa un contenitore vuoto in cui ognuno proietta i propri bisogni di riscatto, di giustizia o di protezione, fino addirittura a prendere il nome di una pietanza. La domanda cruciale che lo spettacolo rivolge allo spettatore non è quale bandiera scegliere, ma se siamo ancora capaci di credere in qualcosa insieme e a quale prezzo siamo disposti a difenderlo.

 

Barbara Chiappa

6 ottobre 2026

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014