“E’ la mente sia lo strumento di immaginazione più potente”. (Loris Seghizzi)
Per chi vi scrive e che è a Lari per la prima volta in occasione del “Festival Collinarea”, l’impatto con questa piccola perla sulle colline pisane è sconvolgente. La prima cosa che salta all'occhio è come il concetto di spazio cambi completamente le regole del gioco. Non si tratta semplicemente di dire che è un paese "piccolo" in termini di metri quadri o abitanti, la vera magia è come la sua geografia condiziona la percezione di chi lo attraversa.
Lari è una lezione vivente di architettura spontanea e psicologia dello spazio. Geometricamente, Lari sviluppa la sua pianta urbana attorno al suo punto più alto: il Castello dei Vicari. I vicoli e le strade non seguono una griglia ortogonale, ma avvolgono la collina in una struttura a spirale. In un luogo così raccolto si innesca un paradosso percettivo affascinante: il micro-spazio si dilata, mentre il macro-spazio si avvicina.
La ventottesima edizione di Collinarea Festival, ideato da Sartoria Caronte, dal 16 luglio al 1 agosto nel Borgo di Lari, è all'insegna dello slogan “Beyond technology” (Oltre la tecnologia). "Beyond Technology" segna letteralmente il passaggio dall'esibizione all'assimilazione dove la tecnologia diventa un'infrastruttura invisibile, uno strato impercettibile che amplifica la percezione senza sostituirsi al corpo dell'attore o all'emozione dello spettatore; ecco perché in questo luogo in cui lo spazio trasforma completamente la percezione dello spettatore ci sembra che non solo il tema calzi esattamente con il luogo, ma che lo attraversi nel messaggio profondo che vuole portare. L’evento è organizzato da Sartoria Caronte con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di Casciana Terme Lari, Comune di Pontedera, Fondazione Pisa e Confcommercio Pisa con la compartecipazione di Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest - Terre di Pisa.
Una chiacchierata con il direttore artistico Loris Seghizzi, ci chiarisce ancora di più, non solo la storia degli inizi del festival, che a breve sfiorerà il suo trentennale, ma anche la grande integrità del messaggio che il Festival ha mantenuto nel tempo; nonostante le notevoli difficoltà intervenute in alcuni anni specifici. Loris Seghizzi non è soltanto un direttore artistico, ma un regista, autore, attore e pedagogo teatrale; la sua formazione affonda le radici nella tradizione del teatro di ricerca e di piazza.
Seghizzi cresce e si forma all'interno dell'esperienza di Scenica Frammenti, storica compagnia teatrale fondata nei primi anni '70 dal padre, questa eredità gli trasmette l'idea del teatro come atto comunitario, nomade, viscerale e privo di barriere d'accesso tra palcoscenico e platea. Nato alla fine degli anni '90 nel borgo di Lari, Collinarea muove i primi passi come una rassegna estiva tesa a valorizzare le colline pisane attraverso l'arte scenica. Nel corso delle sue edizioni, il festival ha vissuto un'evoluzione profonda, trasformandosi in una delle realtà più originali del panorama teatrale italiano. Ed è proprio nella missione di Seghizzi il precetto di “teatro fatto e costruito nei luoghi”, non a caso Sartoria Caronte si occupa anche di pedagogia teatrale, contaminando con i suoi laboratori una serie di realtà educative del territorio (scuole, crentri diurni, etc.), ma anche la stessa Lari che ha costituito una piccola realtà teatrale di donne che organizza in città il suo laboratorio.
In questo racconto alcuni spettacoli che abbiamo visto durante il Festival.
21 luglio, ore 21.00, Teatro di Lari, “S-confinare”, di e con Marco Ripoldi e Paola Tintinelli
S-confinare è una piccola perla di teatro, grazie anche agli attori che la interpretano. Marco Ripoldi, ha una verve comica innata, una espressività immediata e travolgente, mentre Paola Tintinelli, propone un lavoro quasi scultoreo sul corpo, sulla maschera e sulla mimica silenziosa, capace di evocare mondi interi con un singolo gesto. La trama è molto semplice, ma non è questa il senso dello spettacolo, bensì è il gioco di attraversamento di una “cornice” anche metaforica che si giostra tutta la messa in scena.
Un’opera che affronta il tema del confine balzato fuori dal tempo, attraverso due persone, una reale e una che dovrebbe essere un’opera d’arte si sfiorano, fino poi a entrare in contatto sullo stesso piano sia fisico, che metafisico. E tutto ciò avviene ridendo, divertendosi, facendo giocare lo spettatore su piani di coscienza variabili senza che lui se ne possa rendere conto razionalmente. La cifra è il gioco, attraverso una serie di quadri scenici fatti di piccoli rituali quotidiani, fraintendimenti comici, momenti di sospensione e malinconia, i due personaggi cercano di capire come fare quel famoso "passo oltre". La sintonia tra Ripoldi e Tintinelli è ipnotica e trasmette una profonda umanità, si ride con leggerezza e ci si commuove un attimo dopo, senza forzature. Esiste un istante preciso, quasi impercettibile, in cui il piede rimane sospeso a metà strada tra la soglia e il vuoto, è il momento prima del passo, quando non sei più dentro ma non sei ancora fuori. Stare dentro la cornice è rassicurante, è il luogo delle regole, dove la pittura sa di essere pittura e la finzione non fa male a nessuno. Stare fuori dall'opera significa in qualche modo smettere di essere soltanto spettatori passivi. S-confinare significa capire che la superficie della tela, o il bordo del palcoscenico, è solo una pelle sottile; ed entrare, o uscire dall’opera può essere un passo davvero breve; la vita entra dentro l'opera, mentre l'opera invade la vita.
21 luglio, ore 22.00, Piazza Matteotti, “Cuore di porco”, Carrozzeria Orfeo
Uno spettacolo potente e bellissimo, nel quale la compagnia sceglie di spogliarsi della sua pelle abituale. Non c'è una scenografia classica, non c'è un gruppo di attori che si scontra a parole: c'è un palco essenziale, quasi chirurgico, dominato da un grande schermo e da postazioni dove si suona e si disegna dal vivo. Se conosci Carrozzeria Orfeo, sei abituato a una drammaturgia fatta di dialoghi serrati, personaggi marginali, cinismo brillante e risate amanti che ti si strozzano in gola; ebbene qui la compagnia accetta di correre un rischio, sfaldando completamente le regole a cui ci ha abituato.
Lo spettacolo, indaga il confine tra umano, naturale e tecnologico, in questi parametri si ritaglia uno spazio importante il tema della maternità che viene raccontata non solo come atto d’amore, ma come un campo di battaglia del corpo e della mente. Viene esplorato il desiderio viscerale, quasi ossessivo, di dare la vita quando la natura sembra opporsi o quando il tempo biologico e la società pongono dei paletti. Il corpo femminile diventa così un laboratorio: un luogo che si piega alla volontà, alla scienza, alla tecnologia pur di compiere il "miracolo" o di colmare un vuoto esistenziale. Sul palco, la presenza densa e magnetica dell'attore Matteo Berardinelli dialoga in tempo reale con le architetture sonore e la musica elettronica suonata dal vivo da Massimiliano Setti, mentre il disegnatore Federico Bassi evoca e trasforma su uno schermo gigante le illustrazioni animate. In Cuore di porco, il tema della maternità dialoga a stretto contatto con gli altri filoni dello spettacolo, primo tra tutti il raggiungimento oltre ogni confine etico del “corpo atletico”, una maternità senza filtri rosati: una sintesi di desiderio bruciante, angoscia primordiale, carne e speranza. La vera magia dello spettacolo è però la sinergia totale dell’attore con le immagini, tanto da non distinguerne limiti e confini; in alcuni momenti l’illusone è talmente reale da far confondere lo spettatore nel percepire cosa è reale e cosa non lo è. In questo senso, lo spettacolo, calza perfettamente il tema della Festival, ossia; “Beyond technology”, dove la tecnologia si pone in perfetta interazione con l’intervento attoriale, senza scalzarlo, né fagocitarlo. La recitazione c’è e anche di grande qualità.
22 luglio, ore 20.00, Castello di Vicari, “Voices from the screen”, Massimiliano Setti e Le Canaglie.
Voice from the Screen rappresenta una delle tappe più affascinanti e riuscite della ricerca visivo-sonora nata dalla collaborazione tra Massimiliano Setti (co-fondatore, regista e compositore di Carrozzeria Orfeo) e il collettivo artistico e visivo Le Canaglie (con l'illustratore e performer visivo Federico Bassi).
In linea con la vocazione del Collinarea Festival e il suo focus sul suono e le nuove tecnologie, lo spettacolo si presenta come una vera e propria jam session sinestetica, una performance in cui l'immagine digitale e il sound design dialogano in tempo reale senza gerarchie. Al centro della scena c'è un dispositivo semplice ma dalle possibilità infinite: una postazione musicale gestita da Setti e una postazione di disegno dal vivo con Federico Bassi e la voce di Matteo Berardinelli che racconta al pubblico tre scene tratte da altrettanti film che hanno fatto la storia del cinema. Il tutto con uno scenario naturale che mozza il fiato, ossia la vista sulla vallata dal Castello di Vicari. Durante tutta la durata della performance, l’opera di Federico Bassi si compie, fino a mostrarsi al pubblico, quando musica e le parole si dissolvono.
22 luglio, ore 22.00, Teatro di Lari, “Tantè”, Sartoria Caronte
Tant’è, firmato dalla compagnia Sartoria Caronte è uno spettacolo che si cuce fortemente addosso a Loris Seghizzi, che ne racconta le origini la storia, seppure rielaborata attraverso la maschera dell’attore. Ogni uomo di teatro potrebbe raccontare probabilmente una storia molto simile. La scena si presenta come un territorio sospeso, popolato da personaggi fragilmente umani, quasi beckettiani nella loro quotidianità. Sono figure che si muovono tra il desiderio di cambiare le cose e l'inevitabile constatazione che la vita, spesso, semplicemente accade. Il tema di fondo ci pare sia l'incapacità di controllare il nostro destino, in questo caso il destino di un uomo nato tra i sipari e cresciuto in mezzo alle messe in scena degli spettacoli e che inevitabilmente sceglie di percorrere quella stessa strada. I dialoghi sono serrati, fatti di ritorni, ripetizioni, fraintendimenti ed esplosioni improvvise di poesia visiva. La regia lavora millimetricamente sui tempi comici e sulle pause, creando un ritmo che tiene lo spettatore in un continuo stato di sospensione tra la risata e il groppo in gola. Sartoria Caronte non cerca l'effetto speciale o il sensazionalismo tecnico per sbalordire; lavora sulla carne dell'attore, sulla verità della voce, sulla drammaturgia sonora e su una scenografia essenziale ma densa di significato. È un teatro "d'ago e filo", dove ogni dettaglio ha un suo peso specifico. Gli attori; Iris Barone, Walter Barone, Alice Bosio e Eros Carpita vestono personaggi sfaccettati in cui è facilissimo rispecchiarsi e provare empatia e palesano un'ironia acuta che alleggerisce temi esistenziali complessi. Sartoria Caronte ha abituato il suo pubblico a un teatro che "cuce", proprio come evoca il suo nome i linguaggi: la parola si intreccia alla musica dal vivo, il gesto quotidiano si fa danza e lo spazio scenico diventa una prosecuzione dell'ambiente circostante.
Tra i tanti incontri fatti a Collinarea abbiamo avuto il piacere di conoscere il sound designer di fama internazionale Mirco Mencacci, che ha ideato progetti e sistemi come Connessioni©, un’infrastruttura tecnologica che permette lo "spettacolo ubiquo", ovvero la regia sincronizzata di performance che avvengono contemporaneamente in luoghi diversi del borgo. Mencacci tratta la traccia audio come un elemento narrativo autonomo, capace di raccontare ciò che la macchina da presa non mostra, il suo approccio al suono non è mai puramente tecnico o decorativo, ma profondamente materico, tattile e tridimensionale. E il suo studio di registrazione a Lari è una realtà profondamente immersiva a cui assistere davvero in “religioso silenzio” e che abbiamo avuto la fortuna di visitare godendo dell’entusiasmo per questo mondo di suono che attraversa la vita di Mencacci.
Il 30 luglio e il primo agosto Collinarea presenterà l’Opera ubiqua “La Giostra”, incontro contemporaneo tra Lo Schiaccianoci e I Pagliacci. “Lo spettacolo scriverà una metafora sul rapporto con il virtuale, un invito a riflettere sul fatto che la mente sia lo strumento di immaginazione più potente, di per sé capace di creare parallelismi tra ciò che viviamo e ciò che desideriamo vivere; meravigliosamente efficace per evadere da ciò che non ci piace e permetterci di sognare”. (Loris Seghizzi).
Barbara Chiappa