Giovedì, 25 Aprile 2019
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DUNKIRK, LA GUERRA SECONDO NOLAN

“Dunkirk è un film brutto e detestabile” – G. Fofi, Internazionale, 08/09/2017
“Dunkirk è l’ennesimo film di Nolan indimenticabile” – Wu Ming 4, Giap, 08/09/2017

Lo stesso giorno, due dei più “autorevoli” critici italiani così si esprimevano sull’ultima fatica registica di Christopher Nolan, Dunkirk.

Ambientato durante la seconda guerra mondiale, il film racconta dell'evacuazione di Dunkerque (ma non ditelo a Fofi).
Nel 1940, dopo la conquista della Francia da parte della Germania nazista, migliaia di soldati alleati si sono chiusi sulle spiagge di Dunkerque e, circondati dall'esercito tedesco, attendono di essere liberati.

Il film si svolge su tre livelli, terra, mare, aria raccontando la stessa storia dalle tre angolazioni.

Il film come è facilmente immaginabile è esteticamente e registicamente perfetto, come Nolan ci ha da sempre abituato.
Una scarica dopo l’altra di emozioni, colpi di scena a ripetizione, piani temporali sfasati, pochissime parole e un uso maestoso della colonna sonora, del sempre eccellente Hans Zimmer.
Usciti dalla sala però si ha una strana sensazione, quasi di noia, di aver assistito più che altro ad una prova estetica del regista londinese (cosa tra l’altro già successa con il suo ultimo film “Interstellar”).
Non si entra mai veramente in empatia con i protagonisti del film, tutto resta distante, enorme, rumoroso e con una retorica anche abbastanza banale: uomini mandati al macello e senza nemmeno un dubbio, da un governo che mai si vede, ma che solo ordina.

Se già Adorno nel suo Dialettica dell’illuminismo (1947) ci avvertiva di come il cinema tende a impoverire la capacita di immaginazione, il film di Nolan ne è un buon esempio, e di cosa intendesse il filosofo tedesco quando parlava di Hollywood come parte di un Industria Culturale.

In quest’ottica ci sentiamo di appoggiare il pensiero di Fofi : “il film di Nolan, la cui maggiore odiosità sta nel cosciente o incosciente progetto di abituare i giovani spettatori a una visione della guerra imbecille e retorica e disumana”.

 

Marco Baldari

12 settembre 2017

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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