#andiamoateatro
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Da dove salta fuori Gabriele Linari?
Dal cilindro del palco, direttamente. Ho iniziato al Liceo Aristofane, lavorando subito con dei professionisti, con il regista Giovanni Nardoni. Poi nel 2000 qualcosa si è rotto e ho sentito il bisogno di cercare altro. Mi sono messo in proprio e ho fondato la Compagnia LABit.
Quanto ha influito sulla tua formazione l'esperienza con Giancarlo Sepe?
Dapprima come spettatore moltissimo. Poi attraverso i suoi seminari e il lavoro (purtroppo poco) con lui ho scoperto i dettagli di qualcosa che porto da sempre nel cuore, il meraviglioso rapporto tra gesto e musica, legato molto alla mia grande e antica passione per Chaplin e il cinema muto in genere.
Com'è avvenuto l'incontro con Francesco Andolfi e Giulia Bisinella?
Francesco è stato mio allievo al Lucrezio Caro (uno dei licei presso cui insegno teatro l'altro è l'Aristofane, il mio liceo) e al termine del suo percorso ha deciso di partire per New York (ricordo bene la sera in cui ne parlammo, circa 8 anni fa, assieme al padre). Lo scorso anno mi ha chiesto di leggere il suo testo e mi ha fatto conoscere la splendida Giulia, una vera scoperta. Lo spettacolo è praticamente nato via Skype.
Di cosa parla “Beats me” (Bho) e cosa vuole trasmettere al pubblico? e cosa vuole trasmettere al pubblico? e cosa vuole trasmettere al pubblico? e cosa vuole trasmettere al pubblico?
È un gioco teatrale sulla comunicazione. Attraverso scene non legate tra loro, si analizza il rapporto a due sullo sfondo della folle evoluzione tecnologica dalla penna al social network.
Oltre ad essere regista sei anche la voce fuori campo dello spettacolo, mentre il testo è di Francesco Andolfi e Giulia Bisinella con i quali "condividi" il palco. Quanto c'è di tuo e quanto c'è di loro due nella messa in scena dello spettacolo?
Il mio più chiaro atto è stato togliere - come è mia consuetudine - tutti quegli oggetti e azioni che apparivano meramente funzionali. Ho letteralmente svuotato il palco, lasciando pochi oggetti-segno perché gli attori ci si potessero divertire, come si fa da bambini quando si hanno pochi giocattoli ma tanta voglia di giocare. E gli attori - complice il loro bel testo (che ho lasciato intatto) - hanno giocato di gusto.
Fai un invito ai nostri lettori a venirvi a seguire al Teatro Studio Uno.
Venite a teatro, lo meritate! E se domani qualcosa vi sembrerà d'improvviso ridicolo o privo di senso, avremo fatto insieme un passo verso la riumanizzazione.
Fabio Montemurro
8 gennaio 2016