Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Intervista a più voci con l'Outdance Project

#danza 

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Quali suggestioni hanno portato alla nascita della coreografia di Nemesi?

CRISTINA PITRELLI: Nemesi nasce dal bisogno di rappresentare un nuovo concetto e linguaggio di danza attraverso la ricerca e la sperimentazione in modo che possa rendere visibile a tutti l'espressione delle mie sensazioni interiori.

 

Chi sono Gioia Fabiano, Arianna Zamperini, Silvia Mazzuto e come nasce in loro la passione per la danza?

ARIANNA ZAMPERINI : Sono una ragazza romana di 18 anni, frequento il V anno al liceo scientifico.Mi definisco intraprendente, sempre alla ricerca di nuove esperienze, e che ama mettersi costantemente alla prova. Fin da piccola ero affascinata dal mondo dell'arte e all'età di 6 anni iniziai un percorso teatrale durato ben 11 anni.

GIOIA FABIANO: Sono una ragazza di 20 anni, nata a Roma. Un giorno, più o meno a 4 anni, ho trovato in camera di mia sorella la sua pianola, ho iniziato a strimpellare, a registrarmi e poi a ballare su quella melodia che per me era fantastica. Così è nata la mia passione per la danza e per il pianoforte. Infatti mia madre, spesso mi racconta che, dopo aver visto più volte questa scena, decise di iscrivermi ad un corso di danza classica e ad uno di pianoforte.

SILVIA MAZZUTO: Ho 17 anni e frequento il III liceo. Sono una delle ballerine della Compagnia Out Dance Project . Ballo da quando ero piccola anche se a un certo punto ho dovuto smettere per riprendere due anni fa. La passione della danza nasce dal bisogno di esprimere le mie emozioni. Quando danzo non esiste più la Silvia persona ma esiste la Silvia pensiero, cuore, emozione; ogni passo rappresenta una parte di me della mia giovane vita…

 

Quando avete deciso di imparare questo linguaggio artistico e come arrivate all'Outdance Project?

GIOIA FABIANO: Io provengo da una formazione prettamente Accademica. Ho studiato per molti anni danza classica e tornata dalla Russia non sapevo dove continuare e tenermi in allenamento, così chiamai la mia prima insegnante, con cui ero rimasta in contatto, e nella sua scuola segui alcune lezioni di danza contemporanea tenute da Cristina. Fin dal primo momento mi sono innamorata del suo stile e nonostante io provenissi da tutt’altra disciplina ho iniziato a seguirla e non l’ ho più lasciata.

SILVIA MAZZUTO: L’incontro con Cristina Pitrelli è stato determinante per la scelta di questo linguaggio artistico. Con lei ho capito che tramite la danza potevo esprimermi al meglio e quando Cristina ha fondato la compagnia mi sono sentita onorata di far parte di questa “famiglia”.

ARIANNA ZAMPERINI: Ho conosciuto Cristina e il suo modo di fare arte durante il corso di teatro che seguivo nella scuola di Fulvio Peroni e da lì,stupita dal suo movimento e prendendola come una sfida per me stessa,ho deciso di seguirla e imparare a trasmettere emozioni e parole con il mio corpo.Alla nascita dell'OutDance Project ho capito definitivamente che la danza era il linguaggio con cui volevo esprimermi e che l'ODP era il mezzo migliore con cui potevo far "sentire la mia voce".

 

Com'è lavorare con la coreografa Cristina Pitrelli?

SILVIA MAZZUTO: Lavorare con Cristina Pitrelli è magnifico. È un insegnante che ti fa crescere ogni giorno. Lei è riuscita a farmi capire che tramite il movimento, la danza potevo dar vita ai miei sentimenti, potevo raccontare la mia storia, potevo raccontare i miei dolori e le mie angosce di adolescente. Con lei sono entrata subito in sintonia e in perfetta vibrazione. Mi ha insegnato a non arrendermi al primo ostacolo e a lavorare con impegno e sacrificio.

ARIANNA ZAMPERINI: Il lavoro con Cristina Pitrelli lo definisco un'esperienza a tutto tondo che tutti, grandi e piccoli, dovrebbero provare in quanto fa maturare e insegna a comunicare e a sentire gli altri, non solo con la mente, ma anche tramite il corpo e l'energia che contiene. Lavorare con Cristina Pitrelli significa divertimento, passione e spensieratezza ma, allo stesso tempo, vuol dire sacrificio, sudore e impegno; ed ognuno di questi elementi, nessuno escluso, contribuisce a rendere questa esperienza speciale.

GIOIA FABIANO: Lavorare con Cristina, dopo tanti anni e sulla base di gusti artistici comuni, è diventato semplice e spontaneo. Approvo il suo pensiero e in più trovo molto stimolanti le continue proposte che fa. È un continuo mettersi in gioco, sperimentare e divertirsi. Non è stato sempre così, soprattutto all'inizio provenendo da un'impostazione marcatamente accademica, la mia rigidità mentale era molto distante dalla sua elasticità, ma col tempo e la costanza le cose sono cambiate.


In principio The Vanity Monsters (di nuvo il 7 aprile al Teatro Palladium) ora Nemesi, il 18 e 19 maggio Interferenze al Teatro Testaccio... in che modo si sta evolvendo il vostro percorso individuale? 

ARIANNA ZAMPERINI: Dalla fondazione della compagnia ad oggi sono cambiate molte cose tra cui la possibilità di fare spettacoli ed esibizioni in vari teatri e luoghi di Roma. Ma il cambiamento più significativo c'è stato riguardo il modo di fare danza che, inizialmente concepito come semplice esecuzione di corografie, ora consiste in una ricerca scrupolosa, attenta e sperimentale del movimento.

SILVIA MAZZUTO: Quando ho iniziato questo percorso non avevo ancora compreso bene ciò che potevo fare con il mio corpo, ciò che potevo far comprendere attraverso il suo movimento… oggi dopo aver compiuto anche un lavoro più interiore ho presa la consapevolezza di ciò che posso davvero fare col mio corpo.

GIOIA FABIANO: Come ho già detto, il mio percorso ad oggi si è molto evoluto e continuerà a farlo. Col tempo si cambia: cambia la mentalità, cambia la fisicità, cambiano anche i gusti. L’importante, per me, è fare tesoro delle conquiste fatte e sfruttarle al meglio per continuare ad evolvere. Qualunque scoperta, sia bella che brutta, è fondamentale in un percorso artistico e per andare avanti è necessario esserne consapevoli

 

Oltre all'Outdance Project quali sono al momento i vostri impegni di tutti i giorni?

GIOIA FABIANO: Oltre all’Out Dance Project io continuo la mia formazione professionale frequentando lezioni quotidiane di danza classica e contemporanea in un importante scuola di Roma.

SILVIA MAZZUTO: La mia giornata inizia molto presto, mi alzo tutte le mattine alle sei per andare a scuola e nel tempo libero oltre alla danza dedico parte del mio tempo allo studio del violino classico.

ARIANNA ZAMPERINI: Durante la giornata, al di fuori della compagnia sono impegnata con lo studio per gli esami di maturità e per la patente. Nel tempo libero mi piace mantenermi attiva magari uscendo con gli amici o chiudendomi in camera con della sana musica a ballare.


Concludendo. Cosa pensate della danza oggi e quali sono secondo voi le sue reali potenzialità espressive?

ARIANNA ZAMPERINI: Nella realtà italiana dei nostri giorni, purtroppo, qualsiasi forma d'arte viene sottovalutata o peggio non viene considerata. Aspetto ancora più drammatico di questa situazione è quello di trovarsi ostacolata nel momento in cui prendi la decisione di investire tempo e denaro per provare a realizzare il tuo sogno di diventare ballerina (come noi dell'ODP) ritrovandoti a dover remare contro un diffuso disinteressa all'arte nutrito spesso anche dalle Istituzioni

SILVIA MAZZUTO: Nel nostro Paese purtroppo è molto difficile emergere, l’arte in generale è vista come un’appendice di un’attività e non come attività principale. Pochi sono le persone che investono sui sogni e sulle passioni dei giovani artisti …spero in un futuro più roseo. 

GIOIA FABIANO: La danza al giorno d’oggi è poco conosciuta e poco frequentata. In Italia è valorizzato soprattutto il balletto, ma a dirla tutta anche questo potrebbe e dovrebbe essere seguito con maggiore interesse. Le potenzialità espressive della danza in genere sono enormi ma spesso, senza tener conto di quanto il pubblico non sia in possesso di tutti gli strumenti necessari alla comprensione, si trasforma in un linguaggio e in una forma d'arte comprensibile solo ai tecnici e agli addetti ai lavori.
Per questo credo che le potenzialità espressive siano enormi ma che vengano sminuite dal gap che si è formato tra la danza in quanto linguaggio e il pubblico d’oggi.




 

Fabio Montemurro
23 febbraio 2016

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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