Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Pino Pecorelli e il Mediterraneo ascoltato con gli occhi dell'Orchestra di Piazza Vittorio

#musica

Intervista a Pino Pecorelli sul palco dell'Auditorium Ennio Morricone dell'Uneversità di Tor Vergata con l'Ottetto dell'Orchestra di Piazza Vittorio il 24 febbraio 2016

OPza Vittorio OTTETTO ridotta

Chi è Pino Pecorelli e come nasce la sua collaborazione con l'Orchestra di Piazza Vittorio?

Sono un contrabbassista romano. Nel 2002 Mario Tronco, che già conoscevo poiché avevo avuto la fortuna di collaborare con la Piccola Orchestra Avion Travel, mi chiese di far parte di questa nuova esperienza. Mi innamorai del progetto e da allora è diventata la mia principale attività.

 


Nello specifico come ha preso vita questo lavoro sulle musiche popolari dei paesi mediterranei che L'Ottetto dell'Orchestra di Piazza Vittorio porterà mercoledì 24 febbraio alle 18.00 all'Auditorium "Ennio Morricone" dell'Università di Roma "Tor Vergata" all'interno della stagione di concerti di Roma Sinfonietta?

In realtà il Mediterraneo è una delle componenti del lavoro dell'Orchestra che da sempre in qualche modo ha esplorato il repertorio dei Paesi dei musicisti che ne fanno parte. Mercoledì presenteremo al pubblico di Tor Vergata il lavoro del cantante tunisino Kora Ziad Trabelsi, che comprende sia il suo repertorio tradizionale sia le sue composizioni, e ovviamente anche il lavoro degli altri musicisti che hanno attinto al repertorio mediterraneo e rielaborandolo lo hanno trasformato in materiale proprio.
Noi spesso quando parliamo di Mediterraneo pensiamo ai Paesi che gli stanno davanti, come il Nord Africa, ma in realtà la Spagna e la Grecia come anche l'Italia ne fanno ugualmente parte e paradossalmente c'è tanta Italia nel modo in cui i componenti dell'Orchestra scrivono e partecipano alle attività musicali del gruppo. E in definitiva questo è quello che cercheremo di raccontare durante il concerto di Tor Vergata.

 

Dalla nascita dell'ottetto ad oggi, conoscendovi e contaminandovi, in che modo si è evoluto il vostro lavoro di gruppo? Nel tuo caso specifico in che modo ti sei arricchito?

L'evoluzione è data dai tanti repertori con i quali col passare degli anni ci siamo continuamente confrontati. Grazie a Mario Tronco, che cura la direzione artistica dell'Orchestra, siamo partiti nel 2002 da brani tradizionali per arrivare prima a contaminarci poi a rielaborare le partiture de Il flauto magico di Mozart, la Carmen di Bizet, un oratorio laico...abbiamo suonato tanta musica, ogni musica una matrice diversa, e questo automaticamente favorisce lo scambio tra i musicisti e fa sì che si alzi il livello di quello che si sta facendo. A volte, come nel caso del 24 febbraio, proviamo a condividere la musica che facciamo anche in forme più particolari, come l'ottetto, che in un certo senso è un formato "tascabile" del nostro organico, proponendo lo stesso materiale dell'Orchestra ma in una forma più embrionale ed asciutta.
Personalmente l'arricchimento che ho avuto in questi anni è quello di aver avuto la fortuna di girare il Mondo in musica senza fare tanti kilometri. Sono una minoranza etnica, un romano, che in casa gli è esploso tutto questo e ne ha tratto tanti benefici. Non finirò mai di ringraziare i miei compagni di viaggio.

 

Quanto peso ha nel vostro modus operandi il Viaggio, l'Incontro e la Gente?

Senza questi tre elementi non esisterebbe l'orchestra di Piazza Vittorio. Il Viaggio è qualcosa che abbiamo nel DNA e rappresenta sia il viaggio che hanno fanno i musicisti che hanno deciso di vivere in questo Paese e di mettere a nostra disposizione la loro arte e il loro talento, sia il viaggio che ci permette di volta in volta l'Incontro con la Gente senza la quale nulla di quello che diciamo e facciamo avrebbe senso in quanto suoniamo perché la nostra musica si alimenta unicamente dei loro applausi.

 

Concludendo. Sei diplomato a santa cecilia suoni Basso elettrico e contrabbasso hai lavorato per il cinema e il teatro, spazi dalla musica classica all’improvvisazione totale passando per un po’ tutto quello che c’ è in mezzo...ma in tutto questo qual è ad oggi l'esperienza (o le esperienze) lavorativa che ricordi con maggior piacere?

Mi piace immaginare che tutto il mio percorso artistico in qualche modo sia racchiuso nell'esperienza dell'Orchestra di Piazza Vittorio che nella sua unicità abbraccia tutte le esperienze che ho fatto dagli inizi ad oggi. Il bassista tutto sommato è un equilibrista, il suo compito è quello di tenere tutti quanti sullo stesso piano. Poterlo fare ogni volta in un contesto dove convivono così tanti generi musicali differenti tra loro è per me motivo di grande orgoglio.

 

 

Fabio Montemurro
21 febbraio 2015

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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