Lunedì, 15 Aprile 2024
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Caparrotti/ Codonesu/ Storari. Un'intervista a più voci ci parla dello Shakespeare Re-Loaded

Shakespeare Re-Loaded Festival, al teatro Argot Studio (Roma) dal 19 al 30 aprile 2016

Vestimi bene poi uccidimiDove e come nasce l'idea di questo primo Shakespeare Re-Loaded Festival?

Cinzi Storari: Come professionista e come responsabile della Sycamore T Company, collaboro da qualche anno con Tiziano Panici e con tutto lo staff dell'Argot. Tiziano ha seguito con molta attenzione sin dal suo nascere il Progetto Shakespeare Re-loaded che la Sycamore sta sviluppando da alcuni anni. L'anno scorso di questi tempi, mentre la Sycamore era in allestimento di un re-loaded riguardante Macbeth, su input di una nostra giovane collaboratrice, Erika Morbelli, Tiziano mi chiese se mi andava, in vista del 400nario, di far diventare il progetto Sycamore un vero e proprio festival comprendente quante più realtà possibili di riscritture Shakesperiane.

Ho accettato con molto entusiasmo ed entrambi siamo partiti con una sana e costruttiva incoscienza, che ci ha portato a pensare le cose su vasta scala, non limitando le accoglienze teatrali possibili al solo ambito italiano. Siamo stati fortunati a raccogliere fin da subito la partecipazione di Donatella Codonesu e Laura Caparrotti (rispettivamente KIT Italia e Kairos Italy Theatre di New York), di Kira Ialongo di Teatro Azione ed a seguire di Stefania Bocchicchio del Fringe Festival di Londra, che ci hanno fornito oltre ad un impareggiabile supporto artistico ed organizzativo, un respiro internazionale difficilmente riscontrabile sulle nostre scene locali.


Qual è il suo obiettivo?

Donatella Codonesu: Al di là dell’ovvio omaggio al creatore del Teatro moderno, l’obiettivo principale è una riflessione sull’attualità ancora fortissima in testi che hanno oltre quattro secoli di vita, attraverso il confronto con le molte possibilità che offre oggi una produzione così ampia come quella shakespeariana. Grazie alle molte forze in campo Shakespeare Re-loaded ha potuto acquisire quella pluralità di punti di vista che lo rende un festival unico, variegato e prezioso proprio perchè mette insieme diverse idee di riscrittura, il più possibile diverse fra loro. Giovani e fresche da un lato, maturate all’estero – e quindi per definizione innovative per noi – dall’altro. Il risultato è stato in primo luogo la conferma che il teatro shakespeariano è assolutamente “aperto”, chiama ad una presa di posizione, incita il teatrante a far propria una storia declinandone il tema a suo modo e costringe il pubblico a schierarsi. Chiunque incappi in Shakespeare deve fare scelte precise assumendosene la responsabilità. Il tema della riscrittura sarà anche il focus dell'incontro che aprirà il festival - il 18 aprile presso il Teatro Sala Uno, moderato dal giornalista e critico teatrale Antonio Audino - invitando artisti come Roberto Herlitzka, Gianfranco Cabiddu e Giampiero Rappa a condividere la propria esperienza, non solo teatrale, sul tema.

 

Quanto è stato e quanto sarà importante l'intervento del Globe Theater di Londra?
Donatella Codonesu: Per celebrare questo importante anniversario il Globe ha messo in essere varie iniziative, fra cui la realizzazione di 37 cortometraggi su altrettante opere di Shakespeare. Li hanno realizzati nei luoghi in cui le storie sono ambientate, quindi una piccola troupe ha filmato in varie zone d’Italia. In questa occasione hanno chiesto il nostro supporto ed è nata una collaborazione, grazie alla quale durante il nostro incontro di apertura del festival - il 18 aprile presso il Teatro Sala Uno - avremo il privilegio di vedere in anteprima alcuni tagli del girato italiano, che verrà presentato ufficialmente a Londra durante la ricorrenza del 23-24 aprile (presunta data di morte del Bardo). E’ certamente un onore, oltre che un piacere, poter vantare un tale rapporto privilegiato con quella che è l’Istituzione teatrale per eccellenza in materia.

 

Due città coinvolte in questo progetto: Roma e Verona. A Roma saranno coinvolti due teatri: Argot Studio e Sala Uno. Di cosa potrà fruire il pubblico della Città eterna?

Cinzia Storari: Da sempre il progetto Shakespeare Re-loaded nasce come ponte tra due realtà di teatro off situate in due città ad eminente vocazione teatrale come sono Roma e Verona. Io e Solimano Pontarollo, che organizza con Cantina Shakespeare la sezione veronese del festival, ci conosciamo e collaboriamo da quasi venti anni ed il tema della riscrittura di temi shakespeariani ci affascina da almeno dieci; peraltro la riscrittura o la rivisitazione delle opere shakesperiane fan parte di un filone ormai classico nella sua specificità, che è diventato più conosciuto al pubblico italiano solo dopo il film di Tom Stoppard, "Rosencrantz e Guilderstern sono morti". Il tentativo di creare finali alternativi o proporre visioni dietro le quinte, segrete, nascoste ma rintracciabili da allusioni contenute nei testi shakespeariani e' una sfida ardua ma affascinante, a metà tra il desiderio di creare una ucronia salvifica per i personaggi che amiamo di più e la voglia di ricreare almeno in parte una magia di linguaggio non familiare al teatro italiano.

In questo anno di preparazione del festival molte cose sono accadute, e del progetto Sycamore/ Cantina Shakespeare e' rimasto - per circostanze professionali peraltro felici degli attori coinvolti - solo un primo studio sul monologo di Agincourt dell' "Enrico Quinto" che Solimano metterà in scena a Salauno. Siamo stati però molto fortunati ad avere trovato altre compagnie e altri artisti che, impegnati nella stessa sfida/ricerca, hanno accettato di collaborare al nostro festival con i loro personali re-loaded. A partire dai Bedlam di New York, che in "Cry Havoc" con un abile montaggio di discorsi di condottieri shakespeariani forniscono una visione spietata del dolore e della distruzione che viene causata dalla guerra, in primo luogo sugli uomini che la combattono; o come Emily Carding di Brite Theatre di Londra che, donna trasformata in uomo con incredibile verosimiglianza, ci trasmette tutto il fascino seduttivo e letale di "Riccardo III". Sempre nell'ambito di re-loaded al femminile, Ksenia Martinovic e Federica D'Angelo in "Vestimi bene e poi uccidimi" spogliano da tutti i suoi orpelli pre-raffaelliti la follia di Ofelia per ridurla all'essenziale dolore di creatura sacrificale degli egocentrismi maschili; mentre l'ensamble di Ludovica Valeri con "Whisper out loud" trasmette una visione quasi salvifica della parola shakesperiana attraverso la storia di una donna che rinasce dalla sua depressione utilizzando le apparizioni dei personaggi femminili di Shakespeare come zattera a cui aggrapparsi. Per chiudere la rassegna su Roma abbiamo poi due riscritture completamente diverse di un grande personaggio come Shylock: quella di Alberto Oliva, che lo ripropone come essere calpestato dall'insensibilità occidentale e quindi calzante metafora dei movimenti di terrorismo medio-orientale dei nostri giorni; e quella di Gareth Armstrong, interpetata da Mauro Parrinello e diretta da Francesca Montanino che prende a pretesto il personaggio per mettere in scena dinamiche di rivalità teatrale simili a quelle di "Servo di scena", in un monologo di elettrizzante brio.

 

Al di là delle messe in scena ci saranno anche quattro Masterclass, tra cui quella di Bedlam, pluripremiata realtà teatrale newyorkese per la prima volta in italia...

Donatella Codonesu: L’intento del Festival è formativo, oltre che informativo. Avere a Roma artisti che vengono da New York, da Londra e da altre città italiane ci è parsa da subito un’occasione troppo preziosa per non sfruttarla a tutto tondo, offrendo anche ai professionisti l’opportunità di approfondire metodi e approcci diversi per riscrivere un autore classico di questa portata. In particolare l’eccezionale presenza di Bedlam, che in breve tempo ha conquistato le esigenti platee newyorkesi, permetterà di sperimentare il loro metodo di comprovato successo lavorando in modo approfondito sulla parola in lingua originale. La masterclass di Solimano Pontarollo si concentrerà invece sul metodo anglosassone 'acting shakespeare', altro approccio niente affatto 'italiano' al lavoro corporeo e allo studio dei personaggi. Quella di Parrinello/Montanino punta alla scrittura e riflette sui travestimenti. Quello di Giancarlo Sepe sarà infine un laboratorio sull’Amleto, personaggio ribelle e rivoluzionario, nato proprio in occasione di questa celebrazione. Ce n’è davvero per tutte le esigenze…


Che accoglienza vi aspettate e cosa volete lasciare con questo Festival alle persone che verranno a seguire anche solo un unico spettacolo?

Laura Caparrotti: Aspettarsi, nulla. Sperare, sicuramente. Speriamo che il pubblico tutto, dagli addetti ai lavori a quello generico, capisca che incredibile e unica occasione hanno nel poter assistere a spettacoli tutti belli, ma così diversi fra loro e provenienti da varie parti del mondo. Speriamo che il pubblico riesca a vedere più di uno spettacolo e che questo lo porti ad aver voglia di riscoprire Shakespeare. Speriamo che questa avventura non finisca qui, perché è bello quando compagnie di tutto il mondo si uniscono per dare vita a qualcosa di unico e di irripetibile. Speriamo, infine, che chi verrà – anche ad un solo spettacolo – abbia la stessa reazione che ebbe il protagonista di “Cry Havoc” quando vide per la prima volta un testo di Shakespeare: andò a casa, iniziò a leggere tutte le opere e capì molte cose sulla sua stessa vita (e lui cambiò vita, ma questo sarebbe davvero chiedere troppo!).

 

Fai un invito ai nostri lettori a seguire lo Shakespeare Re-Loaded Festival dal 19 al 30 aprile tra Teatro Sala Uno e Argot Studio.

Laura Caparrotti - L’invito è quello a non perdere un’occasione veramente unica. Lo si dice spesso, di molte rassegne, ma in questo caso è proprio vero. Innanzitutto perché avrete la possibilità di vedere due spettacoli esteri: “Cry Havoc” della compagnia newyorkese Bedlam, pluripremiata e famosissima negli Stati Uniti, qui addirittura in prima europea, e l'altro dalla patria di Shakespeare, l’Inghilterra, “Richard III – a one woman show”, in prima italiana dopo grandi successi europei. In secondo luogo perché in sole due settimane verrà presentato un panorama unico di produzioni che rileggono, celebrano, mostrano il teatro di Shakespeare attraverso lenti nuove e inaspettate. Sono tutti spettacoli estremamente diversi fra di loro, ma tutti figli contemporanei di quel padre che - solo fisicamente - è scomparso 400 anni fa. Perché Shakespeare non muore. E' in tutti gli artisti che si lasciano da lui ispirare per parlare di vita, di uomini e di pensiero. Fatevi dunque ispirare dai nostri spettacoli e dagli artisti che offriranno anche masterclass sul tema. O meglio, venite a servirvi alla nostra tavola imbandita di eventi, ne abbiamo per tutti i gusti e non si rischia l’indigestione!



Fabio Montemurro
11 aprile 2016

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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