Lunedì, 03 Ottobre 2022
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Lucia Sardo ci parla dello spettacolo ''La nave delle spose'' e del fenomeno delle spose per procura

Il progetto drammaturgico “La nave delle spose” di e con Lucia Sardo rivive nell’interpretazione della energica attrice catanese, accompagnata sulla scena dalla voce intensa di Sibilla Zuccarello e da Gioacchino Cappelli, cui è affidato il ruolo del cinico traghettatore Giovanni Capra. 

 

La ricostruzione del fenomeno delle spose per procura parte da molto lontano, ed è un tema cui lei sembra aver dedicato molto studio e ricerca. Come si è approcciata alla storia di queste giovani donne?

Il tema mi è stato familiare fin da bambina, nel ricordo di una giovane cugina di mio padre, Norina, che all’indomani della festa di matrimonio, insolitamente triste considerando la circostanza, partì per l’Australia per raggiungere l’uomo che l’aveva prescelta. L’Australia era la meta di queste giovani che partivano da ogni angolo della Sicilia per raggiungere i mariti sconosciuti, di cui spesso possedevano una semplice fotografia.

 

Le spose per procura, un fenomeno  strettamente siciliano?

Così è stato nella mia narrazione, ho scelto personaggi siciliani diretti in America, divenuto luogo simbolo dell’emigrazione italiana nelle immagini e nei ricordi dell’approdo a Ellis Island; volevo che il viaggio si concludesse proprio lì. Tuttavia, il “caso” delle spose per procura ha caratterizzato trasversalmente  le culture povere di tutti i paesi del mondo; più in generale la storia che ho ricostruito fa eco al copione universalmente noto -  non suffragato da censimenti e statistiche - di una vera propria tratta di donne e uomini alla ricerca dell’emancipazione, spesso una speranza disattesa.

 

Lei racconta il viaggio delle donne, ma lo fa anche attraverso storie di personaggi maschili. Qual è stata e continua ad essere la risposta del suo pubblico?

Raccontiamo il viaggio verso l’emancipazione di donne e uomini e, sebbene il tema delle spose riguardi la dimensione femminile, lo scopo di spettacoli come quello che porto in scena da  molti anni penso sia proprio restituire una coscienza universale del sacrificio di un viaggio in mare, dall’esito incerto e spesso nefasto, che sappia parlare tanto alle donne quanto agli uomini. Il viaggio che portiamo in scena  è prima di tutto metafora della trasformazione personale che ciascun individuo è chiamato ad affrontare sulla nave che diventa comunità .                                                

È necessario riscoprire una sensibilità verso tematiche che per decenni non hanno avuto grande spazio di divulgazione. Per questo motivo abbiamo già portato La nave delle spose nelle scuole, dove ci siamo confrontati con giovani studenti appassionati e curiosi. Ed è proprio attraverso il dialogo con le nuove generazioni che la memoria, unica fonte del nostro e di tanti altri racconti, esce rinvigorita e si consolida.

 

Nella comunità che si ricrea a bordo della nave incontriamo molti volti e racconti differenti; la figura di Annaluna, narratrice , sembra tenere le fila dei destini di tutti viaggiatori. Qual è la sua storia ?

Tengo molto al personaggio di Annaluna, la sua è un presenza chiave che va la di là della partecipazione fisica della donna; probabilmente lei non esiste più sulla nave, morta anni prima in circostanze fumose, ma il suoi spirito governa la nave e guida donne e uomini nel viaggio dentro se stessi. È curandera, donna che da sempre si prende cura delle donne, le ascolta e la sa comprendere al di là delle parole, forse memore delle violenze subite in prima persona. Annaluna è custode della nave, restituisce la voce alle miserie ed alle debolezze umane, alla violenza di padri e mariti, alla coercizione di tante giovani donne, così come alla solitudine che spesso si cela dietro i comportamenti vili degli uomini, e la sua narrazione ci rammenta la forza dell’empatia e della solidarietà che una donna sa ricreare intorno a sé. La sua figura è eterea ed universale perché la forza che sprigiona è linfa vitale per le anime che le si affidano.

 

La Nave delle spose va in scena per la prima volta al Teatro Stabile di Catania con un cast corale . Ci racconta la scelta di riadattarlo attraverso la messa in scena dei pupi ?

 Non una scelta casuale, ma il frutto di un percorso iniziato attraverso un progetto drammaturgico curato dalla mia Associazione teatrale ; con un gruppo di venti giovani attori abbiamo ripercorso e ricostruito le tappe più significative del cammino nel teatro di Giovanni Grasso, artista catanese, considerato uno dei più grandi attori del teatro italiano, i cui esordi si collocano proprio nel mondo dell‘Opera dei pupi, gestito dal padre e da cui eredita la grande tradizione dei pupari catanesi. A questo nostro  passato abbiamo voluto rendere omaggio attraverso l’introduzione dei pupi siciliani (dei Fratelli Napoli - ndr.), prestando loro la voce, alternando la nostra figura a quella dei pupi, il che ci ha permesso di conferire molto dinamismo allo spettacolo.

 

Il suo impegno di attrice la vede non solo interprete a teatro, ma anche guida nel percorso di formazione di  molti giovani aspiranti attori…

Dal 2008 La scuola di recitazione Lucia Sardo propone corsi di preparazione teatrale e cinematografica attraverso lo studio di diversi tecniche e linguaggi artistici. È un programma che funziona ed attrae ogni anno esperti del settore, aspiranti tali, ma non solo,  poiché il teatro deve essere considerato prima di tutto un luogo in cui l’individuo, ancora prima che l’attore, è chiamato a cimentarsi con se stesso, sbagliando, per poter acquisire percezione delle proprie qualità, così come dei propri limiti, traendone  infine la consapevolezza individuale necessaria per affrontare il grande viaggio della vita: "Solo un grande uomo può essere un grande attore e solo un grande attore può essere un grande uomo" (Ndr. Georges Ivanovič Gurdjieff)

 

 

Elena Federici

17 ottobre 2018

 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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