Domenica, 15 Settembre 2019
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Il sogno di Valentina sull'East 75th

Da Mazara del Vallo a New York, passando per Roma. Si potrebbe così sintetizzare la storia di Valentina Marino, giovane cantante e compositrice jazz. Nata a Mazara del Vallo si trasferisce quasi subito a Roma dove cresce studiando canto e musica, per poi giungere a New York dopo l’università. In questi brevi passaggi così menzionati si racchiude ciò che andremo a scoprire essere la ricchezza di un’artista che coniuga, insieme a un talento naturale, una spiccata sensibilità umana.

Caratteristica quest’ultima che le consente la lettura dell’animo umano come pochi sanno fare, e ancor meno, sanno raccontare.
Per noi è una storia che inizia dalla fine, nella premessa vi è uno spirito zigano, una voglia di mettersi in gioco e la forza di prendere armi e bagagli e trasferirsi a New York. Per assecondare un sogno, per realizzare una vita. È qui che conosciamo Valentina e, attraverso il suo ultimo lavoro, scopriamo la profondità di un’artista che difficilmente lascia indifferenti.

Valentina vive a New York da quasi otto anni, esattamente sulla East 75th. È proprio il nome della strada ove vive che dà il titolo al suo ultimo lavoro, in uscita a gennaio 2019. Il motivo è presto detto, le canzoni dell’album narrano di storie che hanno preso vita in quella via e di persone lì conosciute. Narrano di esperienze proprie, che si riflettono in una umanità a volte confusa e a volte smarrita, ma mai doma.

L’album si apre con “Gotta Move on”, racconta la storia di una infatuazione non corrisposta che finisce per ingabbiare in un vortice ossessivo. Il tutto si risolve nella speranza dell’amore che non muore mai come le esperienze passate ci insegnano. In questo passaggio si coglie la sensibilità e la delicatezza di Valentina che affresca uno stato d’animo comune in cui molti sapranno riconoscersi.
Segue “Nothing”, forse il brano più caratterizzante, è la rappresentazione di uno stato di apatia e immobilità creativa. Voragine in cui rischiano di cadere gli artisti quando si palesa il vuoto. Ma la musica e il canto sapranno essere una risposta e una soluzione e quel vuoto si riempirà di nuove melodie inattese.

“Little Flower” e’ la ninna nanna dedicata ad una studentessa giovanissima di Valentina, non ancora sedicenne, vittima di abusi sessuali. Con delicatezza, senza mai percorrere la drammaticità dell’esperienza vissuta, si dona quel bagliore di speranza che sempre si scorge anche nelle vicende più fosche. Una dolce nenia a lenire le sofferenze patite.

“Chantal” è dedicata alla donna che per 25 anni ha vissuto nello stesso stabile di Valentina. Venuta a mancare prematuramente a causa di un cancro lascia un vuoto drammatico nell’animo della cantante. Eppure resta forte la sua presenza in tutto ciò che ha vissuto, la sua tenacia e grinta che la connotavano fortemente.

“Fuck you mothers” è una forte critica verso i Millenium Men, personaggi irrisolti affetti da complessi edipici. Madri incapaci di promuovere un processo di maturazione nei propri pargoli che restano così attaccati ed eternamente bambinoni.

“Meet me in Woodstock” racconta l’incontro immaginario con Joni Mitchell. Il pezzo è scritto a quattro mani con la giovanissima Lidia Colavita e vuole essere un delicato omaggio alla cantautrice che proprio quest’anno compie 75 anni, un numero che ritorna.

Questo è il mondo che Valentina ci racconta, persone e storie che si intrecciano nel brulicare dell’East 75th, un mondo fatto di passioni e fragilità, di uomini e donne con il proprio carico di umanità. Nelle sue melodie si avverte la tutta la forza delle sue radici jazz, la sua capacità di modulare il canto ci restituisce un quadro palpabile di diversi sentimenti, i suoi personaggi prendono vita e ci ritroviamo a condividere emozioni, amori, gioie come se ci appartenessero, come se fossimo noi, per ogni volta che abbiamo gioito o sofferto.

Valentina duetta con l’animo dell’ascoltatore, lo emoziona lasciandolo vibrare a una frequenza a lui sconosciuta per ritrovarsi triste o felice, ma mai solo. Vi è una profondità nella sua voce che ci riporta a suggestioni mediterranee, di tonalità calde frutto certo delle sue origini. E poi è un viaggiare, fatto di virtuosismi vocali, a volte correndo, a volte indugiando. Un lasciarsi prendere per mano e condividere con lei una storia, un’esperienza, una vita vissuta.
Valentina ci regala un filtro colorato, fatto di diversi umori, con cui guardare la realtà e, ancora non lo sai, ma il dopo e il prima saranno distanti più che mai. In mezzo resta Valentina e la sua lirica. E di questo siam felici.


Riccardo Croce

12 novembre 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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