Lunedì, 27 Giugno 2022
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La metamorfosi di Giorgio Barberio Corsetti, al teatro Argentina: dal MONDO all’IMMONDO

Recensione dello spettacolo La metamorfosi in scena al Teatro Argentina di Roma dal 5 al 27 Febbraio 2022

 

“Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto immondo”.

 

Questo il famoso incipit del  racconto “Le metamorfosi” di Franz Kafka da cui è tratto lo spettacolo “La metamorfosi” con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, sul palco del teatro Argentina dal 5 al 27 febbraio 2022. Ed è proprio nell’ incipit che si nasconde la parola chiave “im- mondo”, fulcro su cui fa leva tutto lo spettacolo. Uno spettacolo che ha avuto un suo primo esordio nel maggio del 2021, poi costretto a fermarsi a causa della pandemia e a riprendere con la messa in scena dell’ Argentina di questi giorni.  Non è un particolare di poca rilevanza questa pausa di quasi un anno, che in qualche modo ha dato una chiave ancora più intensa al senso dell’isolamento e alla difficoltà di vivere del protagonista Gregorio Samsa. Lo stesso Corsetti ha detto più volte che “Le metamorfosi” racconta meglio di altri testi il senso della distanza imposta dalla pandemia, “un muro invisibile ed intangibile che improvvisamente si è posto tra le persone e gli ha impedito la carnalità degli abbracci con tutto quello che ne consegue”, ed il dolore della solitudine di Gregorio pare quasi rigenerato dall’esperienza pandemica. 

Per i pochi che non ne conoscono la storia, il racconto di Kafka, magistrale esempio di letteratura del grande scrittore ceco, è la storia del commesso viaggiatore Gregorio Samsa (si dice essere l’alter ego di Franz Kafka), che si sveglia  un giorno e scopre di essere un insetto. Samsa, è un giovane che vive con i genitori e una sorella, da cui l’intera famiglia trae sostegno economico. Dopo un momento di giusta perplessità generale, il giovane viene chiuso dalla famiglia nella sua camera dove vivrà la sua vita da insetto iniziando ad adattarsi anche a quel corpo informe che l’ attore Michelangelo Dalisi veste come se fosse una seconda pelle. La stanza di Gregorio diverrà lo spazio IMMONDO, mentre l’altra parte della casa sarà lo spazio MONDO, apparentemente pulito e terso, dove la vita continua la sua “normalità” nonostante le nauseanti fattezze di Gregorio. 

La scenografia, costruita da Massimo Troncanetti, si muove su una piattaforma girevole che ruota a seconda delle scene, come se fosse anch’essa personaggio, mostrando al pubblico a  turno; l’IMMONDA stanza di Gregorio, sporca, scarna, da cui un po’ alla volta la famiglia toglie il mobilio lasciando dentro tutti gli scarti che la  casa monda nasconde, ma non elimina del tutto; in altri momenti appare la parte MONDA, un soggiorno in cui si muovono padre, madre, sorella e alcuni affittuari. A dividere i due ambienti una porta che viene chiusa ripetutamente dalla famiglia per nascondere Gregorio alla vista della gente, ma anche alla loro stessa vista, per celarsi allo sguardo l’orrore del dolore, che si nasconde all’ interno di quella casa, probabilmente di ogni casa. Michelangelo Dalisi, uno straordinario Gregorio, si arrampica sulla scena, la possiede e la abita sbattendo in faccia al pubblico la linea sottile che marca spesso il raggiungimento dell’alienazione, della follia. 

L’uomo può in ogni momento essere mostro, uscire fuori da sé e tanto è fuori che, da un certo punto la narrazione viene fatta in terza persona (centrato stratagemma di Corsetti) tanto che la storia viene raccontata e inscenata allo stesso tempo, come se tutti fossero dentro e fuori nello stesso momento. Una sorta di straniamento generale, che ci riporta alla tragedia greca, così che in scena appaiono anche “i cori”, che fanno da eco ai momenti nodali del racconto e che non sono altro che i personaggi che vivevano nella vita precedente di Gregorio, costretto a essere da uomo ciò che non voleva essere. 

Se Kafka nel suo racconto è riuscito a catturare la dimensione più intima e problematica dell’individuo che soffre, dell’individuo che si chiude in se stesso fino ad arrivare al proprio autoannullamento, Corsetti a nostro parere è riuscito a mostrare in scena il medesimo intento del grande scrittore ceco. Magistralmente supportato da un gruppo di attori superbi, il già citato  Michelangelo Dialisi, che è entrato appieno nell’ animalità del personaggio, ma anche  gli altri, in particolar modo Roberto Rustioni, il padre,  Sara Putignano/ Gea Martire, la madre, Anna Chiara Colombo, la sorella Rita e ancora Giovanni Prosperi, Francesca Astrei, Dario Caccuri.

Corsetti, a nostro parere ha avuto la capacità di mantenere fede a un testo e al senso profondo del racconto di Kafka, mettendo comunque in comunione tutte le parti che compongono il fare teatro; la recitazione non toglie spazio al testo, la scenografia non sovrasta gli attori, ma li accompagna, la messa in scena è in osmosi in ogni parte, respira a pieni polmoni, regalando al pubblico l’assenza di fiato che è il filo conduttore del  racconto di Kafka.

Un ultimo spunto, malinconico e personale, di cui chi vi scrive che ha amato Kafka prepotentemente in adolescenza non riesce a fare a meno. Nella nota scena in cui il padre,  per difendere la moglie dallo scarafaggio, prende una mela e la  lancia addosso al figlio , la mela forerà la corazza sulla schiena e sarà successivamente la causa della morte di Gregorio; per più di mezz’ora Dialisi terrà attaccata la mela sulla schiena con un semplice artificio dei costumi, ma il dolore costante che egli prova per quella foratura pulsa e si sente, Gregorio non si contorce, ma lo tiene con sé. Per molti la mela conficcata  nella schiena ha avuto il senso del figlio che accetta di essere sacrificato per salvare il padre. Qui il complesso di Edipo si rovescia: non è il figlio ad uccidere il padre ma il padre ad uccidere il figlio. Chi vi scrive quella mela nella schiena durante la messa in scena de “La metamorfosi” l’ ha sentita tutta, e ancora fa male. 

Questo è quello che il teatro dovrebbe fare.

 

Barbara Chiappa

12 febbraio 2022

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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