Mercoledì, 29 Giugno 2022
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La commovente follia di Don Chisciotte risplende all’Ambra Jovinelli

Recensione dello spettacolo Don Chisciotte in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 15 al 27 marzo 2022

 

“Su, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi”.

Don Chisciotte della Mancia, Miguel de Cervantes Saavedra 

 

Alessio Boni e il suo Don Chisciotte illuminano la platea dell’Ambra Jovinelli. “Suo” perché è frutto di una regia collettiva, insieme a Roberto Aldorasi e Marcello Prayer. Sul cavallo Ronzinante, una mirabolante macchina costruita in maniera sorprendente tanto da affezionarsi ai gesti del cavallo e a cui il bravissimo “ippoattore” Biagio Iacovelli dà vita, entra in scena il baldanzoso protagonista, Don Alonso Quijano, nobile della Mancia: l’hidalgo è un appassionato lettore di romanzi cavallereschi, che divora al punto da non saper più distinguere la realtà dalla finzione. La storia di Miguel de Cervantes è ampiamente conosciuta: Don Alonzo si convince di essere un cavaliere errante con il compito di proteggere gli oppressi: diventa così Don Chisciotte e, immaginando di poter ottenere, grazie alle sue imprese, la corona di Imperatore di Trebisonda, muove all’avventura con il suo malconcio cavallo, accompagnato dal fido scudiero Sancho Panza. Secondo i canoni della cavalleria, che, pur pazzo, Don Chisciotte segue meticolosamente, egli necessita di una dama da servire e del cui amore essere degno: don Chisciotte crea così la principessa Dulcinea del Toboso, a cui anela in modo romantico e che rappresenta il fil rouge dell’intera avventura in scena.

La questione aperta da sempre del Don Chisciotte, a partire proprio dalla relazione con la tradizione epico-cavalleresca, è il rapporto tra realtà e finzione, tra normalità e follia. E l’adattamento di Francesco Niccolini e la trasposizione teatrale rispondono a queste caratteristiche. Se la scena è così artigianale, così ricca di intermezzi veloci e cambi improvvisi, è perché per descrivere il mondo contro cui lotta Don Chisciotte non c’è nulla di meglio che rappresentare la realtà scadente come ontologia della realtà; il teatro ce la restituisce nella sua totale normalità.

Commuove e fa sorridere il Don Chisciotte di Boni, l’eroe dei perdenti rivive per trovare un modo di stare al mondo, rifiutando la realtà in cui è immerso. Al sorgere del sole, Don Chisciotte è libero di perseguire il suo ideale cavalleresco, con una serie di mirabolanti imprese. Risplendono le immagini oniriche dei libri bruciati, oppure dell’hidalgo quando si cala nel pozzo (sagome fluorescenti che brillano in uno scenario buio), gli immancabili mulini a vento, i contadini che parlano in dialetto e che ci fanno immaginare il gregge scambiato per dei saraceni invasori. Da qui, il contrasto comico tra le intenzioni di Don Chisciotte (combattere i giganti, sgominare eserciti nemici o salvare dolci fanciulle) e gli esiti cui giunge, tra il mondo che egli si è costruito e l’irruzione della realtà nelle sue illusioni. Bravissimo tutto il cast degli attori a caratterizzare i personaggi, soprattutto perché sono esilaranti caricature dialettali che ti strappano grasse risate.

La recitazione del protagonista Alessio Boni, appassionata e convinta, contribuisce ad evidenziare l’aspetto fanciullesco, incantato, impalpabile e profondo di don Chisciotte, sottolineando gli aspetti ironici cari a Cervantes. Il cavaliere hidalgo ha il compito di giustificare l’esistenza della letteratura e del potere del libro, ad iniziare dall’attenzione ai libri di cui esso si nutra per vivere e che vedrà incendiare da ignoranti vestiti da sapienti. 

Il Sancho Panza di Serra Yilmaz, scelta azzeccatissima, è straordinario - con il suo ciuchino impazzito che gira per la scena - così ancorato al terreno, indolente, attaccato agli elementari bisogni come il denaro e il cibo, e costituisce un controcanto perfetto alla vivacità del cavaliere. La figura di Sancho Panza funziona da perfetta controparte del primo all’interno del legame tra verità e illusione: da un lato, egli è il popolano assennato che bilancia gli slanci fantasiosi di don Chisciotte, ma che in fondo vuole proteggerlo dalle brutture del mondo, ma dall’altro lato cede anche lui alla seduzione dei sogni, come quando il padrone gli prometterà in dono addirittura un’isola. È un uomo qualunque Sancho, un contadino, che prima cerca di riconsegnare il suo padrone alla cosiddetta normalità, ma poi vorrebbe anche lui vedere il mondo con gli occhi del cavaliere. Don Chisciotte e Sancho Panza sono collocati in uno spazio indefinito, e il loro rapporto è magico, rituale nei gesti e nei modi. C’è tra di loro un’alchimia, un’intesa che li sospinge nella leggerezza della fantasia.

Ti viene voglia di rileggere Don Chisciotte, considerata un’opera fondamentale per la modernità.  Dice Alessio Boni: «È un personaggio struggente, magico e poetico. E oggi, anche dopo quattrocento anni, abbiamo tanto bisogno di lui».

Ha perfettamente ragione. Messa in scena che coglie nel segno. Andate. Ne uscirete felici.

 

 

Alessandra Perrone Fodaro

21 marzo 2022 

 

 

Informazioni

Teatro Ambra Jovinelli

Adattamento di Francesco Niccolini liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra 

Drammaturgia e regia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer  

Con Alessio Boni e Serra Yilmaz  

Biagio Iacovelli: Ronzinante

E con Francesco Niccolini, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico 

Scene Massimo Troncanetti 

Costumi Francesco Esposito - Luci Davide Scognamiglio - Musiche Francesco Forni 

In scena dal 15 al 27 marzo 2022

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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