Martedì, 09 Giugno 2026
$ £

“Atomica”: il teatro oltre la catastrofe. La potente ricerca visiva dei Muta Imago

Allo SPE - Spazio Performatico ed Espositivo de Lo scompiglio lo spettacolo dei Muta Imago

 

Lo SPE (Spazio Performativo ed Espositivo) della Tenuta Dello Scompiglio a Vorno figura oramai per la nostra testata un sicurezza rispetto alla proposta teatrale che presenta. Nato dal sapiente recupero di ex edifici agricoli, lo SPE è una vera e propria "scatola magica" dove i confini tra teatro, danza, musica e arti visive si annullano. Lo Scompiglio e la sua sala che si presta tecnologicamente a tante proposte di teatro sperimentale, con la sua “black box modulabile” è una zona dove il pubblico e gli attori si fondono insieme grazie anche al sostegno di un supporto tecnico (quando lo spettacolo lo richiede) che non ha nulla da invidiare ai grandi teatri di ricerca europei. L'acustica è impeccabile e la dotazione illuminotecnica e fonica permette di ospitare progetti multimediali complessi. “Atomica” dei Muta Imago è un'opera teatrale che si declina attraverso diversi canali percettivi, un viaggio visivo e sonoro che scuote lo spettatore nel profondo, confermando la compagnia romana come una delle realtà più originali e radicali della scena contemporanea, capace di trasformare il teatro in un'esperienza quasi ipnotica e rituale.

Con la regia di Claudia Sorace e la drammaturgia di Riccardo Fazi, lo spettacolo affronta il tema della bomba atomica e del senso di colpa universale. Lo spettacolo è liberamente ispirato al carteggio tra Günther Anders (filosofo e intellettuale tedesco) e Claude Eatherly (il pilota statunitense che diede il via libera meteorologico per il bombardamento di Hiroshima). Seppure il cuore di “Atomica” risiede nella sua capacità di dilatare e frammentare la percezione, non c'è una narrazione lineare nel senso classico del termine, forte è il tema del peso del senso di colpa per l’atto compiuto da Claude Eatherly (interpretato da Gabriele Portoghese), l'unico tra i partecipanti alla missione di Hiroshima ad aver mostrato un profondo e devastante rimorso negli anni successivi, tanto da finire in un ospedale psichiatrico. Günther Anders (Alessandro Berti) decide di scrivergli, riconoscendo in lui l'unica persona lucida in un mondo che ha normalizzato l'orrore.

Lo spettacolo esplora il momento esatto (il 6 agosto 1945) in cui l'umanità ha perso la sua innocenza, entrando in un'era in cui ha sviluppato il potere di autodistruggersi definitivamente. Si avverte forte in questa performance l'urgenza di una riflessione sull'era contemporanea e sulla nostra capacità di autodistruzione, dove si sente il peso di una fine imminente e, allo stesso tempo, la possibilità di una mutazione, di una rinascita della materia sotto altre forme. La regia costruisce una vera e propria partitura sensoriale; la componente sonora non è un semplice accompagnamento, ma un personaggio a tutti gli effetti: frequenze basse, vibrazioni e silenzi improvvisi creano una tensione costante. Visivamente, l'uso geometrico delle luci e dei corpi degli interpreti, evoca, una riflessione sulla vulnerabilità dell'essere umano di fronte alle forze che lui stesso ha scatenato. L'opera riflette sulla tesi filosofica di Anders: la tecnologia e la scienza hanno creato un "mostro" (la bomba) che supera la nostra stessa capacità di immaginazione e comprensione emotiva. Muta Imago è, senza mezzi termini, una delle realtà più affascinanti, rigorose e coerenti del teatro di ricerca contemporaneo italiano e internazionale. Fondata a Roma nel 2006 da Claudia Sorace e Riccardo Fazi la compagnia ha saputo costruire negli anni una cifra stilistica inconfondibile, sospesa tra arti visive, performance e installazione sonora. Se si dovesse trovare un filo conduttore nel lavoro di Muta Imago, questo sarebbe sicuramente l'indagine sul tempo. ​

I loro spettacoli funzionano spesso come dispositivi ipnotici. Lo spettatore non è chiamato a "capire" razionalmente una trama, ma a farsi attraversare da un'esperienza sensoriale ed emotiva. In questo senso “Atomica” rispetta sapientemente tutte le peculiarità della compagnia, visivamente e sonoramente lo spettacolo usa voci "fantasma", una forte componente sonora e un disegno luci suggestivo (con l'uso anche di luci stroboscopiche) per trasmettere il senso di alienazione e l'incubo della minaccia nucleare. Gli oggetti in scena sono pochissimi, isolati e fortemente simbolici, trattati quasi come reperti archeologici, o elementi di un'installazione d'arte contemporanea. I corpi dei performer si muovono con una precisione geometrica e coreografica, agendo in totale simbiosi con i tagli di luce laterali o i controluce, che ne glorificano la silhouette o ne nascondono i volti, universalizzandone l'azione.

I Muta Imago lavorano per accumulo di immagini, gesti sospesi e contrasti netti tra luce e oscurità. Lo spettatore viene proiettato in una dimensione sospesa, dove l'infinitamente piccolo si fonde con l'infinitamente grande. “Atomica” non si offre a una comprensione puramente intellettuale, ma chiede di essere vissuto a livello viscerale. È un teatro d'avanguardia rigoroso, cupo, ma dotato di una bellezza magnetica e disarmante. Altamente consigliato a chi cerca nel teatro un'esperienza totale e non una semplice storia da ascoltare. Assistere a uno spettacolo a “Lo Scompiglio” è sempre un'esperienza sensoriale a livello totalizzante, che inizia dall'arrivo nella natura silenziosa delle colline lucchesi e prosegue, come in questo caso nell’impatto con la radicalità dei linguaggi artistici proposti in sala che crea un corto circuito emotivo straordinario; ecco perché è uno dei nostri luoghi del cuore.

 

Barbara Chiappa

3 giugno 2026

 

crediti immagine

Muta Imago _ Atomica © Eleonora Mattozzi 

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori

Search