Mercoledì, 26 Giugno 2019
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Recensione dello spettacolo, Il più bel secolo della mia vita, in scena al Teatro della Cometa dal 10 al 29 marzo 2015

Lo spettacolo è iniziato? Sì ma gli attori dove sono? Eccoli, sono proprio qui, in platea. Così comincia lo spettacolo, con i due attori protagonisti, Francesco Montanari e Giorgio Colangeli, che interpretano le prime battute stando fra la gente.

Una scelta che non ci aspettavamo e che ci fa dimenticare della separazione pubblico - palcoscenico. L’effetto è dirompente, la gente è divertita e le battute arrivano con maggior efficacia. 

Francesco Montanari è Giovanni, un trentenne molto riflessivo, introverso e riservato che vuole far qualcosa per tutte quelle persone che hanno il suo stesso “mistero da risolvere”, ovvero tutti i figli adottivi non riconosciuti alla nascita che chiedono di poter conoscere le proprie origini.

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Recensione dello spettacolo La Patetica Tre sgangherati movimenti sulle note di Cechov in scena alle Carrozzerie_N.o.t dal 5 al 7 marzo 2015

Notte fonda.

In un piccolo teatro le luci sono ancora accese.

Un custode, che da bambino voleva diventare medico, si riscalda bevendo vodka o forse gin, ma non importa (a parte il suo nome che sembra di aver già sentito da qualche parte)... sul palco si protraggono le prove de "Il Gabbiano" di Cechov.

Fin qui nulla di particolare, però le estenuanti prove hanno fatto salire la tensione nervosa tra attori e attrici in scena e nella compagnia mette radici il seme della discordia e con l'inoltrarsi della notte vengono pian piano a galla: litigi, delusioni amorose, noia e sbornie moleste giustificate (?) dalla necessità di combattere il freddo e che non fanno altro che peggiorare ogni cosa.

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Recensione dello spettacolo Assenzio, in scena al teatro Argot Studio il 9 marzoe in replica al teatro Tor di Nona dal 10 al 15 marzo 2015

Una furtiva lagrima per il pubblico che si distribuisce in platea. Una pittrice del XVII° secolo, Artemisia Gentileschi, aspetta qualcuno mentre canta una romanza che non le è mai appartenuta, ma che forse, se avesse potuto, avrebbe amato. La donna che si appresta a raggiungerla presso il caffè in Trastevere è Marietta Tintoretto. Le due sono realmente esistite, e noi anche siamo a Trastevere, l'intersezione tra realtà e immaginazione si fa più tangibile del solito.

Due abili pittrici in un contesto storico che non lascia spazio all'emancipazione femminile, entrambe figlie d'arte in perenne conflitto, si incontrano per parlare di pittura, ma in verità scoprono d'aver bisogno di affrontare tutt'altro: il più intimo dei nodi nevralgici, il rapporto con i loro affetti, i padri in particolare, che tanto hanno donato loro e tanto si sono presi in cambio.

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Recensione de I TACCUINI DI MOSELLA FITCH, al teatro Due Roma dal 3 all'8 marzo 2015

Mosella, una simpatica signora anziana, rinuncia ad avere segreti post mortem. Attraverso Peter, un ragazzino a cui è destinata una lettera d'”istruzioni” scritta da lei stessa, dona le sue tracce a noi, poveri giovanissimi garzoni di bottega che ci troviamo tra le mani il fardello di emozioni di una donna senza filtri e diventiamo ereditieri di ciò che più sta a cuore a Madame Fitch: i suoi taccuini, che ci mettono in collegamento con un mondo fantasma. Èil mondo del passato, dell'esperienza, della fine dei giochi. Mattoncini che si depositano sulla muraglia della vita sulla Terra, ma che nella realtà dei fatti esistono solo nella memoria dei superstiti e nelle tracce visibili, che siano scolpite sulla carta, sul terreno o sulla pietra. Perciò, Mosella supera il tempo della sua vita, nonostante abbia deciso lei stessa di porvi fine, e continua ad interagire con chi resta.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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