Lunedì, 27 Giugno 2022
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Da Parigi a Siviglia; dalle struggenti note melanconiche di un lieto fine impossibile da realizzare ed infranto solo dal fato avverso alle spumeggianti e allegre arie di una storia d’amore bizzarra, divertente e coronata dall’happy ending, suggello di una delle più briose “opere buffe” mai composte; dalla Traviata, insomma, al Barbiere di Siviglia, il passo è lungo: due opere diametralmente opposte ed agli antipodi della rappresentazione, sia per quanto riguarda il genere alle quali esse appartengono – un melodramma il primo, una commedia l’altra – sia per le sinfonie che per l’interpretazione scenica, ovviamente.

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« Ah della traviata sorridi al desìo

a lei deh perdona, tu accoglila, o Dio »

(Violetta, atto III scena IV)

 

La cornice di una Parigi libertina e mondana di metà ottocento, l’atmosfera frizzante e delicata al contempo, di armonie e note immortali che furon di Verdi, i gorgheggi melodici e i virtuosismi canori dei tenori, dei soprani e dei baritoni che in tre atti accompagnano soavemente il pubblico, rapito dall’incedere delle scale melodiche e dall’eleganza sopraffina dell’interpretazione; il resto è la storia dell’opera, della lirica, del teatro, della musica classica e dello spettacolo: un melodramma, dapprima letterario, fattosi arte sublime e che dal 1853 viene rappresentato ininterrottamente sui più importanti palcoscenici mondiali.

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produzione: TSI La fabbrica dell'attore

assistente alla regia: Luca Signore

disegno luci: Valerio Geroldi

musiche: a cura di Dario Arcidiacono

costumi: Avdul Caya e Inna Danila

 

Ildegarda. La sibilla renana è una squisita rappresentazione teatrale di e con Cristina Borgogni; affiancata da Paolo Lorimer, la coppia da luogo ad un'interessantissima ed emozionante recita su questa Santa in cui si può riconoscere un faro di emancipazione culturale: scienziata, musicista e innanzitutto donna straordinaria, fu monaca e badessa benedettina del XII secolo.

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"Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.

  • Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? - chiede Kiblai Kan

  • Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, - risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano.

Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: - Perchè mi parli delle pietre? È solo dell'arco che m'importa.
Polo risponde: - Senza pietre non c'è arco."

(Le città invisibili, Italo Calvino, 1972)

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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