Domenica, 21 Luglio 2019
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Donna non rieducabile in scena al teatro Brancaccino il 13 - 14 e 15 febbraio 2015

Donna non rieducabile parla della storia di una giornalista, Anna Politkovskaja, che ha pagato a caro prezzo il lavoro che ha portato avanti in Russia, e che ha molto a che vedere con la tutela dei diritti umani. Perché hai scelto di raccontare agli italiani di questo spettacolo e cosa credi possa muovere nel pensiero degli spettatori una storia come questa?

La cosa  interessante è che lei non si è occupata in maniera diretta dei diritti umani, si è limitata a raccontare i fatti, così come stavano, da vera giornalista. Questo è un modo di lavorare e stare al mondo che fa riflettere e ha valori universali. Anna Politkovskaja è diventata un’eroina inconsapevole; lei diceva sempre che se vedeva torture in pubblico o rapine a uffici postali da parte dei soldati, che mandavano poi i soldi a Mosca, non poteva chiudere gli occhi o scrivere che erano degli eroi. Più che di lotta dei diritti umani il suo è stato un riportare la realtà per quello che è, come a dire “lo vedo, devo fare il mio lavoro da giornalista e rimanere il più integra possibile nel farlo”. Si tratta di vedere le cose come stanno e di non rimanere lì e far finta di niente. Ognuno di noi può fare la differenza compiendo piccoli gesti che nel quotidiano possono cambiare le cose. La storia di Anna Politkovskaja è interessante perché ci fa riflettere in tal senso.

 

Come hai preparato, quello che è a tutti gli effetti, uno spettacolo di ricerca e allo stesso tempo di inchiesta?

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Poe Suite, racconti per voce e piano, al teatro Sala Due il 30 - 31 gennaio e 1 febbraio 2015

 

Intervista doppia a Vittoria Faro e Raffaele Pallozzi

 

Enrico F. Come è nata l’idea di Poe Suite?  

 

Vittoria F. L’idea nasce da una forte passione nei confronti dell’autore/poeta Edgar Allan Poe, sul quale sto lavorando da diversi anni. La ragione che mi fa sentire vicina a lui e alle tematiche che affronta sono di diverso tipo. La prima è legata all’ansia che, degenerata, può portare al terrore e alle paure. Tema, questo, particolarmente affine a quello che stiamo vivendo in questo secolo.

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Quest’oggi ai nostri microfoni parla Vicky Catalano, presidente della Compagnia Teatro delle Follie (da lei stessa fondata insieme alla collega Valeria Sgaramella), ed attualmente impegnata nello spettacolo, che debutterà al Teatro Sala Uno proprio questa sera, “OGM, Organismi Geneticamente Modificati”.

 

Una prima domanda molto semplice ma fondamentale, cosa rappresenta per te il teatro?

Nel teatro mi ci sono praticamente trovata in quanto fin da piccola, avevo 4 anni, seguivo mia madre che era impegnata con degli spettacoli di cabaret in Calabria. Mi portava sempre con lei e guardavo le prove e il suo modo di far spettacolo. Da quel momento, guardando lei è cresciuta in me una forte passione per questo mondo, il motivo vero e proprio sarebbe difficile da descrivere, diciamo che è stata una condizione che si è presentata che ho colto. Quello che ho per il teatro è un vero e proprio grande amore!

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Alice Spisa in una scena con Pino StrabioliAlice Spisa è in scena con “L'abito della sposa” al teatro Cometa di Roma. Interpreta il ruolo di Nunzia, una giovane sarta che nell'incontro con un altro sarto, Lucio, compirà un viaggio interiore che la porterà a vivere a pieno il suo io.

 

Alice, per prima cosa grazie di essere qui con noi de 'La Platea'. Cosa rappresenta per te il ruolo di Nunzia? È un personaggio che senti tuo?

Si, è una ragazza di altri tempi con tocchi di modernità molto forti, condizionata da un segreto che la porta a voler cambiare le cose che la circondano. È una persona che nasconde qualcosa e che sta male e che grazie al rapporto con Lucio riesce a cambiare le cose e capire se stessa.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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