Ritorna il nostro appuntamento #checlassico che in questo periodo di reclusione imposta, vorrebbe invitare chi sta a casa a leggere o a rileggere alcune opere della letteratura italiana, solleticandone l’attenzione. In quest’occasione proveremo a suscitare la curiosità dei nostri lettori su una delle opere più singolari ed originali del Novecento: La coscienza di Zeno di Aron Hector Smith conosciuto con lo pseudonimo Italo Svevo.
Si tratta di un’opera dalla sconvolgente modernità se relazionata al suo tempo (1923) e dal respiro europeo, a tal punto che i suoi contemporanei non ne compresero gli aspetti più rivoluzionari, ignorandola per decenni. È stato Montale uno dei primi intellettuali italiani ad accorgersi di lui e promuoverne la conoscenza, mentre nel resto d’Europa aveva già ampiamente attirato l’attenzione dei critici. La coscienza di Zeno appartiene al genere letterario dell’allora nascente romanzo psicologico e presenta caratteristiche ancora oggi fuori dall’ordinario. Il suo stesso autore non è il prototipo dello scrittore tradizionalmente inteso, ma un uomo prestato alla letteratura dal mondo degli affari. Ha scelto lo pseudonimo Italo Svevo in linea con la sua doppia origine italiana da parte materna ed ebrea-tedesca per parte del padre, quando Trieste era ancora sotto il controllo austro-ungarico.