Sabato, 04 Febbraio 2023
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Recensione de Il diario di Maria Pia, in scena al teatro dell'orologio dal 13 al 25 gennaio 2015

" <<Senti, fratello, che cancro hai, tu?>> domandò con voce roca.

Questa domanda colpì in pieno Pàvel Nikolàevič, che già era arrivato al suo letto. Alzò gli occhi sull'impudente, e sforzandosi di non uscire dai gangheri (ma le sue spalle sussultarono), disse con dignità:

<<Nessuno. Non è affatto cancro, il mio>>

Il rosso sbuffò e sentenziò per tutta la corsia:

<<Ecco un idiota! E che l'avrebbero mandato qui, se non aveva il cancro?>>"

(Divisione Cancro, Aleksandr Isaevič Solženicyn, 1963-1967 )

Un giorno a Maria Pia, che nella vita era medico, viene diagnosticato un brutto male che rivela essere, dopo gli esami di accertamento fatti, un cancro.

Lei non si perde d'animo e continua, nonostante tutto, a condurre la sua vita di tutti i giorni con la vitalità e la gioia che l'hanno sempre contraddistinta e caratterizzata, ma con il progredire della malattia il sopravvenire, privato dell'autosufficienza la costringe al ricovero permanente in ospedale. Situazione che con l'aggiungersi di forti dosi di medicinali gli farà perdere la voglia di vivere. Da qui il vivo consiglio dell'oncologa, sua collega e amica, di redigere un diario dell'esperienza che fino agli ultimi momenti della sua vita detterà al figlio che si occuperà di lei.

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Recensione di Anselmo e Greta, in scena al Teatro Vascello dal 17 al 25 gennaio 2015


                                                                            "L'immaginazione dell'uomo, in materia di mostri, è limitata."
                                                                                                                                                (Jeorge Luis Borges)



Una fiaba moderna che, come tutte le fiabe, dietro le apparenze nasconde sempre una fortissima componente inconscia e una buona quantità di realtà/verità.

Anselmo e Greta sono due bambini di oggi con due genitori come troppi ce ne sono troppi al giorno d'oggi.

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"Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo.
                             Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, con le stesse limitazioni."       

                                                 

                                                           (Il gabbiano Jonathan Livingston, 1970, Richard Bach)

                                                                                       

Prendiamo il titolo di quest'opera e ragioniamoci (o se preferite "filosofeggiamoci") un po' su'.

 

Il Gabbiano... sul consueto piano di lettura è un volatile, ma facendo pochissimi passi e spingendoci ai margini e poi oltre la linea di demarcazione del limite di un secondo (ipotetico) piano di lettura il gabbiano diventa anche un simbolo, poi a voler essere lungimiranti e a voler varcare un terzo (possibile) piano di lettura il gabbiano diventa, un parlare di qualcosa ma dire d'altro, quindi un allegoria.

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Recensione de Il grigio in scena al teatro Belli dal 22 al 25 gennaio 2015

Buio. Il suono della pioggia di sottofondo

No, non è Paul Clifford, anche se il celebre inizio "era una notte buia e tempestosa" calzerebbe a pennello. Ci troviamo al teatro Belli , un piccolo teatro a Trastevere, in cui si respira un'atmosfera molto intima. La sala quasi piena, tutti in attesa che inizi "Il Grigio", di Giorgio Gaber, interpretato da Salvatore Della Villa.

E dunque si abbassano le luci. Tuoni e scroscio d'acqua. Si ode una voce riverberata provenire dal palco. Un uomo, in penombra, seduto su una poltrona,  inizia il suo monologo con un'invocazione: "Grigio".

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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